| Titolo originale | Tout ce qu'il me reste de la révolution |
| Titolo internazionale | Whatever Happened To My Revolution |
| Anno | 2018 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 88 minuti |
| Regia di | Judith Davis |
| Attori | Judith Davis, Malik Zidi, Claire Dumas, Simon Bakhouche, Mélanie Bestel Nadir Legrand, Mireille Perrier, Yasin Houicha, Pat Belland, Samira Sedira, Slim El Hedli, Emilie Caen, Jean-Claude Leguay, Maxence Tual, Samir Guesmi, Mathilde Braure, Malo Konaté, Jean-Noël Cnokaert, Pauline Bélier, Thomas Mora (II), Alexandre Courties, Sophie Eng, Léon Legrand. |
| Uscita | giovedì 27 agosto 2020 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Wanted |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,05 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 1 settembre 2020
Angela aveva 8 anni quando aprì il primo McDonald's a Berlino Est. Da allora, ha lottato contro la maledizione della sua generazione: nascere "troppo tardi" in un momento di depressione politica globale In Italia al Box Office Cosa resta della rivoluzione ha incassato 32,6 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Angela è una giovane urbanista convinta, con più di una ragione, di essere nata quando gli ideali maturati nel '68 erano ormai entrati nella stagione del riflusso. In lei però si sono radicati e vorrebbe lavorare per quel 'mondo migliore' a cui aspiravano i suoi genitori che invece hanno finito con il separarsi. Sua madre, Diane, l'ha lasciata quando era ancora piccola per ritirarsi a vivere in campagna e questo abbandono l'ha marcata profondamente.
Judith Davis fa il suo esordio dietro la macchina da presa non rinunciando al suo ruolo di attrice e aderendo sia fisicamente che psicologicamente al personaggio di Angela.
Lo fa con i toni della commedia che vuole provocare un pensiero senza per questo pretendere di dare risposte a priori. Perché Angela ha soprattutto domande a cui cerca una risposta in sé e negli altri. Spesso però le riposte non aderiscono a ciò che vorrebbe sentirsi dire e la chiusura a riccio o l'aggressività verbale prendono il sopravvento.
Non si può essere entusiasti per forza come lei vorrebbe nei confronti della lotta per quelli che dovrebbero essere gli ideali etici anche solo minimi di una società che voglia definirsi civile. Chi la circonda sul piano familiare o ha abbandonato il campo (come la madre) o vive di ricordi (come il padre) o si è arresa a questo mondo 'libero' (come lo definisce ironicamente Ken Loach) come la sorella.
Il bisogno di non vivere solo alla giornata o prevaricando sugli altri (vedi la scena madre del cognato) non cessa però di essere presente in lei anche se troppo spesso, sentendosi metro e misura di ogni azione, le impedisce non il compromesso al ribasso ma la più elementare (e anche più difficile da realizzare) capacità di mettersi nei panni altrui.
In un mondo in cui il cantante dei Sex Pistols cede alle sirene del denaro che proviene da uno spot pubblicitario, tutto sembra perduto ma forse non è così. Per tornare ad amare il mondo e ad aiutare veramente l'umanità è necessario ripartire da se stessi, dai rapporti con chi forse è meno lontano di quanto possa sembrare. Solo così ciò che è rimasto di quella Rivoluzione fallita può avviare un processo veramente rivoluzionario.
Un buon film che non lascia addosso nulla. Forse l'eccesso di parole, forse perchè il tema è così lontano. Comunque sia: resta un film che ha delle ambizioni ma non riesce a tradurle in modo compiuto; onesto ma moscio. Forse ad un secondo passaggio...
Il primo lungometraggio di Judith Davis è una prodezza: una commedia popolare grintosa e impegnata che non cede alla demagogia e non rinuncia all'ambizione estetica. Prosecuzione ideale della commedia teatrale del 2008, L'avantage du doute, scritta sempre da Davis, il film esplora con umorismo e intelligenza il disordine politico di una generazione di giovani, preoccupati di non abbandonare le lotte [...] Vai alla recensione »