Arrival

Film 2016 | Fantascienza, +13 116 min.

Regia di Denis Villeneuve. Un film Da vedere 2016 con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma. Cast completo Titolo originale: Arrival. Genere Fantascienza, - USA, 2016, durata 116 minuti. Uscita cinema giovedì 19 gennaio 2017 distribuito da Warner Bros Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,38 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 27 febbraio 2017

L'atterraggio di navicelle aliene sulla terra pone un quesito all'umanità intera: guerra o pace? L'esercito chiama in causa un'esperta di linguistica per capire se le intenzioni degli invasori siano pacifiche o meno. Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 2 candidature a Golden Globes, 9 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 1 candidatura a London Critics, 10 candidature e vinto 2 Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Arrival ha incassato 2,9 milioni di euro .

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Consigliato sì!
3,38/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,28
PUBBLICO 3,35
CONSIGLIATO SÌ
Villeneuve realizza un dramma fantascientifico intimo che contempla il côté umano.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 3 settembre 2016
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 3 settembre 2016

Louise Banks, linguista di fama mondiale, è madre inconsolabile di una figlia morta prematuramente. Ma quello che crede la fine è invece un inizio. L'inizio di una storia straordinaria. Nel mondo galleggiano dodici navi aliene in attesa di contatto. Eccellenza in materia, Louise è reclutata dall'esercito degli Stati Uniti insieme al fisico teorico Ian Donnelly. La missione è quella di penetrare il monumentale monolite e 'interrogare' gli extraterrestri sulle loro intenzioni. Ma l'incarico si rivela molto presto complesso e Louise dovrà trovare un alfabeto comune per costruire un dialogo con l'altro. Il mondo fuori intanto impazzisce e le potenze mondiali dichiarano guerra all'indecifrabile alieno.

Alla domanda se la Terra è il solo luogo ad ospitare la vita, il cinema ha risposto sovente grossolanamente. È difficile allontanarsi dai modelli fondatori in materia di esplorazione spaziale, più arduo eluderne i cliché. Avventurarsi nello spazio, uscire dai sentieri battuti e scrivere una storia radicalmente nuova è impresa (quasi) impossibile ma perseguita e generatrice di emuli a profusione. Ma la prima volta di Denis Villeneuve in assenza di gravità è di quelle che non si dimenticano.

Senza rivoluzionare l'immaginario della science-fiction, l'autore canadese evoca un concetto e gli dona una forma. Dalle parti di Spielberg (Incontri ravvicinati del terzo tipo) e di Zemeckis (Contact) piuttosto che dei blockbuster di Roland Emmerich, Arrival non affronta la questione della fine del mondo, niente battaglie sanguinose o confronti militari, uomini e alieni questa volta provano a comunicare e a comprendersi.
Se il tema è dato (e visto), Villeneuve aggiunge una dimensione supplementare interrogandosi sulla nostra maniera di comunicare. In attesa di ultimare il sequel di Blade Runner, debutta nel genere e realizza un dramma fantascientifico intimo che contempla il côté umano, già al cuore di Gravity e di Interstellar.

Oggetto insolito, come la sua astronave ovale e gravida di futuro, Arrival avanza in un silenzio opaco e negli occhi liquidi di Amy Adams, riempiendo con la parola il vuoto muto di Gravity. Perché la lingua è il motore di un poema spazio-temporale che non impiega le sue straordinarie abilità tecniche per considerazioni metafisiche ma disegna (letteralmente e più dimessamente) una metafora narrativa ipnotica, spostando il significato e covandolo in un ventre materno. Una misteriosa struttura ovale che ha il colore e la vibrazione perturbante del monolite kubrickiano. Se in Gravity la protagonista è in immersione totale nello spazio e prova a ricongiungersi con la terra madre, in Arrival l'eroina di Amy Adams, sospesa tra materia nera e luce bianca, tra verticalità e orizzontalità che si invertono abolendosi mutualmente nella pancia dell'astronave, interpella l'altro da sé e 'prende contatto' con la lingua madre. La tessitura iniziale della nostra vita, dei nostri vissuti, il copione che ci portiamo dentro, il pensiero che deve trovare una rappresentazione, il nodo che deve essere sciolto e riconosciuto, lasciando la presa sul passato e aprendo un nuovo possibile percorso di esistenza. Colpite dal medesimo lutto, riducono la gravezza nell'assenza di gravità e in una storia di rinascita. Lungo linee temporali e sospesa in una cortina opalescente, la più celeste delle action woman descrive una coreografia di 'apertura', concepisce un alfabeto rotondo e trascrive ideogrammi circolari, una lingua: il suo e il loro punto di partenza nel mondo. Quello che la ritrova e ritrova la sua visione, ridisegnando il suo destino e avviandola a una nuova avventura di vita.
Portatrice terrena di un tempo futuro ancora a noi sconosciuto, Louise è amore in azione che piega gli eserciti, traduce la lallazione aliena e chiude il cerchio. Figura geometrica perfetta di un'opera che scarta la rappresentazione antropomorfica dell'extraterrestre e inventa una forma di intelligenza aliena singolare, a cui replica il volto di un essere umano capace di empatia per la differenza. La differenza fondamentale non quella 'cosmetica'. E così sul nostro cinema antropocentrico abituato a parlare inglese a umanoidi con le orecchie a punta e sul nostro pianeta piegato dai cambiamenti climatici ed estinto di specie viventi che non abbiamo nemmeno ancora censito, galleggia una vita aliena che emette inchiostro e segni sciolti su uno schermo bianco, producendo l'essenziale bicromia della scrittura. Essenziale perché non può darsi il nero della linea progressiva senza il bianco dello spazio, il campo puramente esperienziale della pagina dove Susan incontra l'altro e sancisce la convivenza.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 7 gennaio 2017
Ashtray_Bliss

Spoiler-Alert: Come spettatrice e amante del genere sci-fi premetto che sono rimasta un poco delusa dal encomiato Arrival di Villeneuve del quale mi aspettavo qualcosa di diverso, probabilmente di più magnetico e coinvolgente. Ma come linguista io stessa ho particolarmente apprezzato in questo film la tematica. Il modo in cui si approccia alla tematica del linguaggio e della comunicazione, [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
sabato 21 gennaio 2017
Roy Menarini

Viene sempre da sorridere quando i film di fantascienza vengono definiti "derivativi". Arrival non fa eccezione, poiché è stato giudicato troppo simile a Interstellar nei suoi contenuti morali e segnato profondamente da Incontri ravvicinati del terzo tipo quanto a tipologia dell'incontro - il tutto senza scomodare l'originale struttura narrativa.

È un'accusa ingenua, dal momento che la fantascienza vive di piccoli spostamenti progressivi, di imitazioni e rielaborazioni: è uno dei generi più chiusi e al tempo stesso più sperimentali che esistano. Si tratta di un codice dell'immaginario che prevede una tipologia di destinatari competenti e appassionati, per i quali vige da sempre una sorta di standard precedente, un canone che alcuni film definiscono e che, negli anni successivi, deve essere rispettato fino a che un nuovo paradigma non si afferma.

I film-chiave della fantascienza sono noti, da quello che probabilmente ha avuto più influenza su tutti gli altri (Metropolis) a quello che ha traghettato il genere nella sua età adulta (2001 - Odissea nello spazio), dall'opera che ha segnato la contemporaneità (Blade Runner) a quelle che hanno cambiato per sempre le modalità di visione popolare (E.T. - L'extraterrestre). Il fatto che una manciata di capolavori abbia modificato la percezione comune della fantascienza non significa che tutti gli altri prodotti che se ne nutrono - appunto come si fa con un modello letterario - siano da considerare di second'ordine. Del resto, nessuno lo ha pensato di fronte al caso Stranger Things di Netflix, che pur sembra non possedere nemmeno un'inquadratura totalmente "indipendente" dall'immaginario anni Ottanta che cita.

FOCUS
giovedì 19 gennaio 2017
Andreina Di Sanzo

Denis Villeneuve ci riporta al cinema in un viaggio celestiale e drammatico avvicinandosi per la prima volta alla fantascienza (mentre si attende impazienti il suo Blade Runner 2049) con Arrival, il film presentato alla 73. Mostra del Cinema di Venezia. Quante volte il cinema ha tentato di esplorare l'universo e i suoi quesiti più profondi, cercando afflati e risposte in galassie o pianeti proibiti, attraverso cunicoli spazio-temporali, da soli persi nello spazio profondo o rivolgendosi a imperscrutabili oceani dalla natura ignota. L'indagine di natura filosofica attraverso lo "schermo d'argento" utilizza il genere fantascientifico ma ben poche volte ha saputo essere denso e profondo. Non bastano soltanto gli eccessivi e pirotecnici effetti speciali o le teorie astronomiche sciorinate in dialoghi estenuanti e pretenziosi, Arrival sa bilanciare bene tutti gli ingredienti: la spettacolarità con il rimando alla riflessione. Villeneuve aggiunge così un altro piccolo tassello a un universo più grande, quello di un cinema che si pone certi interrogativi.

Sul pianeta Terra compaiono 12 astronavi misteriose, l'esperta di linguaggio Louise Banks (Amy Adams) viene chiamata insieme al fisico teorico Ian Donnelly (Jeremy Renner) ad analizzare questi alieni e cercare un contatto cercando di tradurre il loro linguaggio. Per la donna inizierà un viaggio senza precedenti in cui la questione della maternità e soprattutto dell'amore materno si estende come una sostanza avvolgente ed enigmatica, visioni di immagini passate e future compariranno come lampi nella sua mente facendole prendere coscienza di ciò cui già conosceva la risposta.

Quest'ultimo lavoro di Denis Villeneuve rimanda a diversi capolavori del genere fantascientifico, partendo da Arrival, attraverso delle parole-chiave o elementi tratti dal film, ripercorreremo una piccola lista di capisaldi di questo genere intramontabile.

Frasi
...Prima dobbiamo essere sicuri che capiscano che cos'è una domanda, quindi la natura di una richiesta, informazioni insieme a una risposta. Poi dobbiamo chiarire la differenza tra 'Vostro' riferito a loro due e 'Vostro' più in generale, perchè noi non vogliamo sapere perchè 'Mister' alieno è qui; vogliamo sapere prchè sono atterrati tutti; e 'scopo' richiede la comprensione di un'intenzione, dobbiamo scoprire se fanno scelte consapevoli o se la loro motivazione è così istntiva che non capiscono affatto una domanda con un "perchè"; e il punto più importante è che dobbiamo avere un vocabolario sufficente per poterne capire le risposte."
Una frase di La dottoressa Louise Banks (Amy Adams)
dal film Arrival - a cura di Alessio
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 20 gennaio 2017
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Dodici immense astronavi atterrano in altrettanti punti del nostro pianeta. Potrebbe essere l'inizio di uno di quegli innumerevoli film di invasione (tutti figli della Guerra dei mondi) a cui ci ha abituato il cinema di fantascienza. Invece è l'avvio, sottotraccia, di un'impresa tanto concettuale quanto spettacolare. Che intreccia segnali di sicuro richiamo come navi spaziali e intelligenze aliene [...] Vai alla recensione »

NEWS
TIMVISION
lunedì 2 settembre 2019
Giorgio Crico

Dopo decenni di battaglie sul grande schermo tra esseri umani e alieni, Arrival risponde alla domanda che lo spettatore si fa da sempre: e se stavolta, al posto di sparare, provassimo a parlare con gli extraterrestri? Diretto nel 2016 da Denis Villeneuve [...]

TROVASTREAMING
giovedì 12 ottobre 2017
 

Dal pluripremiato Arrival di Denis Villeneuve al blockbuster Inferno con Tom Hanks e Felicity Jones, da Passengers con Jennifer Lawrence al film d'animazione Hotel Transylvania 2. Alcuni tra i titoli più interessanti degli ultimi anni sono disponibili [...]

HOMEVIDEO
martedì 16 maggio 2017
Andreina Di Sanzo

Louise Banks è un'esperta e studiosa di linguaggio chiamata a decifrare i messaggi di esseri enigmatici provenienti forse da altri mondi e di cui non si conoscono ancora le intenzioni. Chi abita le dodici astronavi a forma di guscio apparse improvvisamente [...]

winner
miglior suono
Premio Oscar
2017
winner
miglior suono
BAFTA
2017
winner
miglior film di fantascienza/horror
Critics Choice Award
2017
winner
miglior scenegg.ra non origin.
Critics Choice Award
2017
winner
film dell'anno
AFI Awards
2017
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