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Cristoph Waltz, tra Polanski e Tarantino

L'attore, ospite di Ischia Global Film Fest, parla dei suoi prossimi film.
di Giovanni Bogani

Christoph Waltz (63 anni) 4 ottobre 1956, Vienna (Austria) - Bilancia. Interpreta Alan Cowen nel film di Roman Polanski Carnage.

martedì 12 luglio 2011 - Incontri

Christoph Waltz non è un attore qualunque. E non ha vinto l’Oscar per caso. Te ne rendi conto mentre ci parli. È a Ischia, ospite dell’Ischia Global film fest, con le ciabattine da mare, una camicia a maniche corte, una barba da profeta biblico. Ma, anche se è rilassato e il sole di Ischia gli sta disegnando l’abbronzatura, non dimentica che la grandezza è questione di dettagli.
Christoph Waltz non ama le domande generiche, quelle a cui puoi rispondere delle banalità. Preferisce domande precise. Preferisce l’esattezza. È con un lavoro di cesello che questo attore austriaco cinquantacinquenne, praticamente sconosciuto fino ad allora, ha disegnato il personaggio dell’ufficiale nazista nel film di Tarantino Bastardi senza gloria, che lo ha portato a vincere l’Oscar.
È con il lavoro preciso sul dettaglio, su un tono della voce, su ogni gesto, che Waltz ha affrontato il nuovo film di Roman Polanski, Carnage, di cui è protagonista insieme a Kate Winslet, Jodie Foster e John C. Reilly. Una storia tutta chiusa tra quattro mura: dove si incontrano, e si affrontano, due coppie. I genitori di due bambini, protagonisti di una innocua rissa di scuola. Poi, tutto cambia, raggiungendo picchi drammatici inattesi. Il film nasce da una pièce di Yasmina Reza, “Il dio della carneficina”, portata a teatro in tutto il mondo. Anche in Italia, con Silvio Orlando, Anna Bonaiuto, Alessio Boni, Michela Cescon. La versione cinematografica, leggermente diversa, sarà l’evento di apertura della prossima Mostra del cinema di Venezia.

Ma non è sicuro: si parlava di voci…
Sì, è sicuro: glielo dico io! E le confermo anche che ci sarò, a Venezia.

Ma come era l’atmosfera, sul set? Polanski era scosso da questa vicenda?
Purtroppo questa situazione non è nuova per Polanski. Sono anni che si porta indietro questo problema, questa croce. Ma sul set non c’era tensione, non c’era mai una atmosfera pesante. Certo, immagino che sotto la facciata dovesse soffrire.

Che cosa si impara, lavorando con Polanski?
A non permettersi mai di imboccare scorciatoie. Io non credo che i grandi musicisti, come Verdi o Wagner, dicessero mai ‘ma sì, va bene anche così, non ci preoccupiamo’. Erano persone precise, puntigliose, esigenti. Nessuno, tra gli artisti, è abituato a tirare via.

Come avete preparato il film?
Come se fosse stato un dramma da recitare a teatro. Molte prove, e poi abbiamo girato in ordine cronologico.

Polanski fa molti ciak?
No, non direi. Orson Welles faceva fino a ottanta ciak: quelli sono molti ciak! Noi, proprio perché avevamo preparato tutto prima, non superavamo i cinque o sei.

Con Quentin Tarantino, che la ha rivelata in “Bastardi senza gloria”, lavorerà ancora?
Sì, il prossimo novembre. È il suo prossimo film: si chiama Django scatenato, e si ispira a un vecchio film di Sergio Corbucci, Django, del 1966, con Franco Nero. Io sarò un cacciatore di taglie, e nel cast ci sarà anche Jamie Foxx. Si girerà in Louisiana e in Messico.

Cosa è cambiato nella sua vita dopo Tarantino?
Tutto. Dopo la proiezione di Cannes, la mia produttrice mi disse: ‘guardati intorno. Questo è l’ultimo momento della tua vita, così come l’hai sempre conosciuta’. Aveva ragione.

Ha anche girato un film in 3D…
Sì, ‘I tre moschettieri’ di Paul W.S. Anderson. Una D per moschettiere! Ma io non credo che il 3D sia il futuro del cinema. La novità può durare un po’, poi occorre raccontare le storie.

Le manca il teatro, allora?
No. Ho già fatto, per vent’anni, il mio ‘servizio militare’ a teatro. Adesso mi sono congedato.

Che cosa le dà energia per i suoi personaggi, per il suo lavoro?
La musica. La musica classica. Comprendere come è strutturata una sonata, o una sinfonia. Non dico abbandonarsi alla musica: quella è un’altra cosa. Dico proprio cercare di comprendere le strutture logiche di certe composizioni musicali. Avvicina molto alla comprensione dell’animo umano. A me, almeno, dà questa sensazione.

Le piacerebbe fare l’ultimo passo che le manca, e debuttare nella regia?
Sì. Ma non per dirigere me stesso. Non capisco come abbiano fatto quelli come Orson Welles o Clint Eastwood che stanno sia davanti, sia dietro la macchina da presa.

Che cosa è, per lei, il lavoro dell’attore?
Un mestiere artigiano, nel quale non c’entra il bacio della Musa, il lampo dell’ispirazione. Ma a cui devi dedicare un’enorme dedizione.

Ha altri hobbies?
No. Penso che se vuoi spingerti oltre un certo limite, nel tuo lavoro, occorre una certa esclusività. Io ammiro quegli attori che fanno anche, che so, i musicisti rock. Ma penso che non mi viene voglia di ascoltare la loro musica.

Che cosa ama fare nel tempo libero?
Quale tempo libero?

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