Sweet Sixteen

Film 2002 | Drammatico +16 106 min.

Anno2002
GenereDrammatico
ProduzioneGran Bretagna
Durata106 minuti
Regia diKen Loach
AttoriMichelle Abercrombie, Martin Compston, William Ruane, Annmarie Fulton .
TagDa vedere 2002
DistribuzioneBim Distribuzione
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,16 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ken Loach. Un film Da vedere 2002 con Michelle Abercrombie, Martin Compston, William Ruane, Annmarie Fulton. Genere Drammatico - Gran Bretagna, 2002, durata 106 minuti. distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,16 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La storia di un'adolescenza difficile, quella di Lyam, che aspetta l'uscita dal carcere della madre e spaccia eroina a Glasgow. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 1 candidatura al Festival di Giffoni,

Consigliato sì!
3,16/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,24
CONSIGLIATO SÌ
Loach sembra ritornare a Kes, suo secondo lungometraggio, però questa volta allarga lo sguardo alla società.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Scozia. Lyam vive un'adolescenza difficile. La madre è in carcere per consumo di droga e il suo compagno vuole trasformarlo in corriere quando la va a trovare di modo che la donna possa spacciare in prigione. Dato che Lyam si rifiuta viene cacciato da casa e cerca asilo presso la sorella Chantel che è una ragazza madre. Il sogno di Lyam è quello di poter acquistare una casa prefabbricata per viverci con madre, sorella e nipote. Per far ciò ruba la droga al patrigno, la taglia con l'aiuto dell'amico Flipper, e cerca di entrare nel giro dello spaccio.
"Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia" così cantava Lorenzo il Magnifico e così ancora vorrebbe una certa retorica attorno ai 'dolci' anni dell'adolescenza. Purtroppo non è per tutti così e Ken Loach dimostra di esserne consapevole nel momento in cui porta sullo schermo il quasi sedicenne Lyam e lo segue nel suo rapporto con la figura materna. Lyam vuole proteggerla anche (forse soprattutto) da se stessa oltre che da un mondo che sente ostile. La donna oppone a questo atteggiamento una sorta di anaffettività che Loach ci mostra con discrezione ma non lesinandone i dettagli. Si tratta quasi di un ritorno a Kes, suo secondo lungometraggio, in cui un adolescente di periferia aveva come unico amico un piccolo falco che gli veniva ucciso dal fratello. Ma mentre in quel caso lo sguardo del regista si concentrava all'interno del nucleo familiare ora, grazie al contributo del fedele Paul Laverty alla sceneggiatura, si allarga alla società. Lyam crede, illudendosi, di poter raggiungere una meta positiva (la casa) utilizzando un mezzo illegale senza venirne toccato nell'intimo. Il mondo dello spaccio è pronto a ricordargli che la realtà (o, almeno, una certa realtà) procede diversamente ed è pronta a calpestare qualsiasi sua pulsione positiva rendendo profondamente amari i suoi sedici anni.

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Francesco Rufo
venerdì 17 luglio 2009

Sweet Sixteen è un film sul passaggio dall’adolescenza alla maturità, che per il protagonista coincide con la caduta di speranze, sogni, utopie di fronte alla realtà. Racconta una tragedia determinata dalle scelte individuali e insieme da una situazione sociale degradata, segnata da disoccupazione, precarietà del lavoro, assenza dello Stato e della scuola, povertà, violenza. Nel cinema di Loach è basilare la dialettica tra individuo e società. Il regista «individua un contesto, isola dei personaggi, costruisce intorno a loro delle storie e fa sì che il suddetto contesto emerga da queste storie, e non viceversa» (Crespi). Sweet Sixteen è un film, come tutti quelli di Loach, dalla parte dei deboli, degli emarginati. Il titolo allude a un’età che dovrebbe essere “dolce” e che per Liam inizia invece con l’amara fine dei sogni. Liam è senza padre, privo di modelli maschili positivi. Dalla parte femminile ci sono la madre Jean e la sorella Chantelle. Jean è una donna marchiata dalla tendenza all’autodistruzione, presente anche in Liam: è figura dello squilibrio. Chantelle è una ragazza matura che si è staccata dalla madre: non ne ha più bisogno, perché è lei stessa madre, si è assunta con responsabilità il ruolo di figura materna per il figlio Calum, e per Liam: è figura dell’equilibrio. Liam è dominato dal sogno della famiglia e della casa: desidera un futuro migliore, una vita dignitosa, una famiglia da formare con la madre, la sorella, il nipote. Il film segue il percorso che questo sogno compie fino a infrangersi contro la realtà. Per la realizzazione del sogno, dinanzi a Liam si aprono due strade: da una parte, il lavoro onesto, precario, poco remunerativo; dall’altra, la criminalità. Liam sceglie la seconda strada. Si crea un circolo vizioso: per liberare la madre dalla droga e ribellarsi al male, Liam spaccia droga e si fa strumento di altro male. I suoi sogni sono puri; i mezzi per realizzarli sono malsani e lo portano a farsi carico della colpa che lo sprofonda in una tragica caduta. Alla fine, Liam giunge sulla riva di un fiume, in un luogo desolato, su un terreno melmoso dove non sarebbe possibile costruire nulla: acquisisce coscienza dell’irrealizzabilità del sogno di avere una casa, una famiglia, approda a una fatale solitudine.

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La storia di un'adolescenza difficile. Film presentato a Cannes 2002..
Recensione di Pino Farinotti

Presentato a Cannes 2002. Glasgow si addice a Loach. Siamo già al terzo film che vede la città scozzese teatro della vicenda. Il giovane Liam vive di piccola criminalità, del resto non ha molte scelte. Sua madre Michelle è in prigione per spaccio, mancano settanta giorni poi uscirà. Liam conta le ore. E Loach fa se stesso e mostra ciò che più gli preme, il degrado della città, dove la crisi dei cantieri ha portato povertà e disoccupazione. Dunque a Liam non resta che inserirsi nel giro più grande, lo spaccio dell'eroina. Un minimo di serenità gli arriva dalla sorella e da un suo amico, ma la madre, una volta uscita, preferisce dedicarsi al suo amante, un vero delinquente. Tutto è predisposto per il finale, tragico. Loach non farà mai film insignificanti, ma un po' ripetitivi, come questo, sì.

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Nella città costiera di Greenock, in una delle zone più depresse della Scozia (specialmente dopo il decennio neoliberista di Mrs. Thatcher), il quindicenne Liam passa dal commercio delle sigarette allo spaccio di eroina per procurarsi la somma necessaria a trovare una casa confortevole per sua madre tossicodipendente, che di lì a poche settimane uscirà dal carcere in coincidenza col suo sedicesimo compleanno. Titolo sarcastico per il 4° film di Loach scritto da Paul Laverty e il 2° di ambiente scozzese dopo My Name Is Joe . Pur condizionando vicenda e personaggi, la dimensione sociopolitica rimane sullo sfondo. Lascia in primo piano quella tragica del rapporto edipico di Liam con sua madre Jean, indegna del suo amore forsennato al quale sacrifica l'amicizia del coetaneo Pinball e l'affetto della sorella Chantelle, dedita a fermare la sua carica autodistruttiva. C'è una sorta di determinismo che può frenare l'adesione a questo film ammirevole per forza ellittica di racconto, scavo psicologico e sapiente direzione degli interpreti, tutti non professionisti tranne McCormack che fa Stan, il boy-friend della madre. Spicca il Liam del 17enne Compston, calciatore in una squadra scozzese di seconda divisione, di straordinaria intensità. Edizione originale nella parlata locale con sottotitoli inglesi. Il divieto ai minori di 18 anni ha suscitato in Gran Bretagna dure polemiche. Premiato a Cannes per la sceneggiatura.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 2 novembre 2017
Great Steven

SWEET SIXTEEN (UK/GERM/SP, 2002) diretto da KEN LOACH. Interpretato da MARTIN COMPSTON, MICHELLE COULTER, ANNAMARIE FULTON, WILLIAM RUANE, GARY MCCORMACK, TOM MCKEEK Liam vive nella città costiera di Greenock, una delle zone meno favorevoli della Scozia, in specie dopo il decennio severissimo che ha visto al governo Margaret Thatcher. Il ragazzo ha quindici anni e ne compirà sedici [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 settembre 2015
Luca Scialo

In un quartiere degradato della Scozia vive Lyam, quindici anni. La madre è in carcere, il padre chissà dove. La sorella vive da sola con un figlio piccolo. Intorno, un contesto fatto di cattive strade. Quelle che in quella tenera età è facile imboccare. Di fatti, sognando un futuro diverso per la madre che a breve uscirà dal carcere e per la sorella che cerca un [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 giugno 2010
fidi88

Loach qui al suo quarto film non rinuncia mai a denunciare le condizioni di vita delle sottoclassi britanniche. Questa volta il protagonista è Liam un ragazzino di 15 anni che vive nei sobborghi di Glasgow con il patrigno e il nonno, con i quali ha un pessimo rapporto ed aspetta che la madre esca di galera per poter finalmente ricominciare una nuova vita.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Prima o poi, i registi migliori raccontano storie d'amore. Con Sweet Sixteen Loach, che altrove ( La canzone di Carla, My Name Is Joe) aveva narrato la love-story tra un uomo e una donna, mette in scena l'amore di Liam, sedicenne scozzese, per la madre. La sceneggiatura - premiata a Cannes - s'incentra sugli sforzi compiuti dal ragazzo nella speranza di salvare l'amatissima e autodistruttiva mamma [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Sweet Sixteen (il titolo, Dolci sedici anni, suona amaramente sarcastico) è uno dei film belli di Ken Loach, realisticamente esatto e sentimentalmente struggente, su un problema europeo irrisolto, anzi sempre più grave: i giovani No-Future, i ragazzi senza speranza nè vie d'uscita. A Greenock in Scozia, piccola città socialmente devastata dalla chiusura dei cantieri navali e dalla conseguente disoccupazione [...] Vai alla recensione »

Mauro Gervasini
Film TV

Dopo due prove opache ( Bread and Roses e Paul, Mick e gli altri un bel film. Ken Loach riscopre la sua classicità perduta, che ovviamente non è relativa alle storie o alle modalità produttive ma allo sguardo. è forse l'unico regista europeo che permette di tornare sul dibattito "teorico" per eccellenza: realismo o finzione? Più Francesco Rosi che Roberto Rossellini, il cineasta britannico, che cita [...] Vai alla recensione »

Paolo Boschi
Scanner

Il solito caro vecchio Ken Loach con il suo realismo di taglio sociale è tornato: Sweet Sixteen è l'ennesima storia di emarginazione diretta dal grande regista inglese, classe 1936, un film nudo e crudo, raccontato in gran parte con un taglio impietosamente descrittivo, quasi documentaristico, volto a fotografare uno scorcio di ingiustizia proletaria più che a dimostrare una tesi o suggerire facili [...] Vai alla recensione »

winner
miglior scenegg.ra
Festival di Cannes
2002
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