Il Cinema attraverso i Grandi Festival 2021 i film documentari
Il Cinema attraverso i Grandi Festival: Cannes, Locarno, Venezia a Roma e in Regione., il programma dei 17 film genere documentario. Roma - 16/26 settembre 2021. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Un ritratto audace di Ornella Vanoni e della sua carriera multiforme e colossale, tra metafora acquatica e cornice elegante. Documentario, Italia2022. Durata 80 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un ritratto, un omaggio ma soprattutto la ricerca del modo giusto di raccontare Ornella Vanoni. Espandi ▽
Una località termale fuori dal tempo, un hotel anni '40, un luogo che sposta il presente chissà dove. Non la
vita di Ornella Vanoni ma la rivelazione della sua intimità esibita. L'energia, il carattere, la musica, le sue
bizze da diva che costringono la troupe a fermarsi più volte. Elisa, la regista, che riprende tutto, senza
risparmiare niente, nemmeno le discussioni. Poi gli incontri. Amici, musicisti, la tromba di Paolo Fresu che
risuona negli spazi vuoti del grande albergo dove tra giornate identiche scandite da cure e trattamenti
prende spazio il racconto, la memoria, ma anche il futuro mentre Ornella si prepara a diventare creatura
fantastica, destinata all'eternità. Recensione ❯
Doc partecipativo calato in un modello di coabitazione: un manifesto indipendente di ideali libertari. Documentario, Italia2021. Durata 92 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un palazzo occupato e uno spettacolo della regole particolari. Un film inaspettato. Espandi ▽
Grazie alla libertà della produzione indipendente, a una troupe leggera, e soprattutto al rapporto di fiducia con Andrea Alzetta (entrambi sono stati tra gli imputati, infine assolti nel 2021 dopo nove anni, per l’occupazione dell’ex Cinema Palazzo), Sabina Guzzanti porta la sua macchina da presa nell’edificio simbolo romano dell’esproprio come alternativa all’assenza di decisioni politiche, realtà incandescente, ricca di spunti narrativi. Una coabitazione-mondo che si fa osservatorio d’eccezione per illuminare e far esplodere molte contraddizioni del presente: oltre all’atavico problema degli alloggi, la precarietà abitativa e lavorativa date come realtà di fatto, emergenze sociali rispetto alle quali luoghi come Spin Labs indicano una soluzione, per quanto auspicabilmente transitoria, e non vergogne da nascondere, o peggio, boicottare. Un documentario partecipativo che arriva nello stesso anno del restauro di La cosa di Nanni Moretti, 1990, analogamente dedicato alla nobiltà difficile del confronto civico, e insieme instant movie, girato in cinque settimane a ridosso della pandemia. con un chiaro riferimento al modello della forma politica ateniese. Recensione ❯
Un ritratto struggente e intenso di una comunità di amici che si ritrova insieme molti anni dopo per celebrare la vita e la morte prematura dell'amico più emblematico del gruppo. Espandi ▽
Nel 2018 Mauro Fagioli moriva a 47 anni. Da tempo era recluso all’ultimo piano di un palazzo della Roma bene dove esercitava la sua unica attività, portare a termine il film dei suoi sogni con materiali raccolti nell’arco di vent’anni: ore e ore di girato peripatetico cui avevano partecipato volontariamente tutti i suoi amici. Quegli stessi amici si ritrovano sul terrazzo condominiale del palazzo per celebrare la veglia funebre di Fagioli, ricordandone l’impresa mancata. Il documentario di Federica Di Giacomo racconta dal di dentro un mondo specificatamente romano: quello degli aspiranti cinematografari e della corte che si crea loro attorno. E pone infinite domande sull’arte e la sua necessità, sul rapporto fra ego e creazione, sulla differenza fra talento e velleità, sulla capacità di rimanere autentici e concreti di fronte alle sirene di una vocazione mai confermata, lasciando al suo racconto, che cresce nel segno dell’incompiutezza, la possibilità di dipanarsi con calma e precisione per la durata della rielaborazione del lutto. Recensione ❯
Il ritratto silenzioso dello speleologo Filippo Dobrilla, personaggio tanto complesso quanto speciale. Documentario, Italia, Svizzera2021. Durata 91 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un ritratto di Filippo Dobrilla, una figura nascosta e profonda dell'arte contemporanea. Espandi ▽
Un gigante viene scolpito nel marmo. Quasi ogni giorno, un passo alla volta, Filippo Dobrilla si addentra a 640 metri di profondità nei meandri delle Alpi Apuane della Toscana per dare vita a un'enorme forma di materia preziosa. Scolpire un volto, un'espressione, delle braccia, il sesso maschile, quei dettagli che restituiscono le sembianze dell'uomo. Probabilmente le sue, a creare un autoritratto impresso nella roccia, permanente nel futuro. Una scultura imponente, proprio come quei "giganti" a cui Dobrilla si ispira, come Cellini, Leonardo e Michelangelo. Questa è stata una delle azioni più profonde e laboriose che lo speleologo ed artista toscano ha realizzato con determinazione, etica e una grande poesia. Il racconto di Tommaso Landucci, presentato alle Notti veneziane delle Giornate degli autori del Festival di Venezia, è un ritratto silenzioso di un personaggio speciale. Dobrilla è infatti una figura interiormente complessa, uno speleologo che ha intrapreso la strada rigorosa del quasi esule da una società di cui non si sentiva parte, per seguire istinti e solitudini, per realizzare le sue passioni: addentrarsi nella profondità della materia di cui è fatta la roccia, e la scultura. Recensione ❯
Il tragico destino della comunità ebraica di Nasielsk attraverso un breve filmato amatoriale in 16 mm trovato per caso in un armadio. Espandi ▽
Un filmato amatoriale di poco più di 3 minuti viene ritrovato da Glenn Kurtz in un armadio a casa dei suoi genitori in Florida. Risulta essere il frutto di riprese realizzate dal nonno David, un ebreo che aveva fatto fortuna negli Stati Uniti e che era tornato nel 1938 con la moglie in quella parte di Europa che aveva dato loro i natali. Il filmato, in condizioni non buone, viene mandato ad un laboratorio che riesce a restaurarlo. Ulteriori ricerche consentiranno di accertare che il luogo delle riprese è la cittadina polacca di Nasielsk con 7000 abitanti di cui 3000 ebrei. Solo un centinaio sopravvisse all’Olocausto. Tre Minuti è un documentario che andrebbe mostrato, con grande profitto, in tutte le scuole di cinema, perché elabora un saggio sull’immagine cinematografica affrontandone i diversi aspetti, senza didatticismi ingombranti e con grande chiarezza ed immediatezza. È, in definitiva, una vera e propria detection quella che ci viene presentata. Ci porta, minuto dopo minuto a partire dagli iniziali tre, a scoprire appunto non solo una comunità ma anche le innumerevoli potenzialità del linguaggio cinematografico. Spingendoci così a passare dal vedere al guardare. Recensione ❯
Un doc sul rapporto tra Fellini e Bernhard che ha il rigore dell'indagine e l'impalpabilità di un sogno. Documentario, Italia, Svizzera2021. Durata 64 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un ritratto inedito di Fellini attraverso il suo rapporto con i sogni e la psicanalisi. Espandi ▽
Fellini ha vissuto con un segreto, quello sul quale ha indagato Claudia, una documentarista portoghese, interessata a fare un film su di lui. Le tracce di questo segreto sono nel Libro dei Sogni e nel rapporto di Fellini con il dottor Bernhard, suo analista e pioniere della psicoanalisi junghiana in Italia, senza il quale il film capolavoro 8 1/2 non sarebbe mai stato realizzato. Altre tracce appaiono anche in alcune coincidenze, nelle testimonianze degli amici, nei luoghi cari a Fellini: Roma, Rimini, la Tower House di Jung a Bollingen. Ma quello che Claudia scopre è anche qualcosa di magico e commovente: la certezza che per Fellini il sogno è la sola vera realtà. Recensione ❯
Un film che cattura tutta l'energia di Cecilia Mangini. L'unico possibile che poteva realizzare oggi. Documentario, Italia2021. Durata 89 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un film anomalo che mostra tutta la forza dell'artista Cecilia Mangini. Espandi ▽
Il mondo a scatti cattura tutta la vitalità e l'energia di Cecilia Mangini, scomparsa nel gennaio 2021 a 93 anni. Il dettaglio sul suo occhio mostra il rapporto continuo tra la cineasta e la realtà. Attraversa le fasi della sua carriera ma non è un documentario biografico. Procede piuttosto per frammenti sparsi, dall'influenza di alcune riviste di fotografia come "Tempo" e soprattutto quella di propaganda nazista "Signal", alle immagini scattate alle Isole Eolie nel 1952 a Panarea e Lipari fino a quelle sul set di La legge, realizzato in Puglia da Jules Dassin nel 1958 che non sono state le classiche foto promozionali ma invece un backstage sugli attori e sugli abitanti del posto che vedevano per la prima volta come si faceva un film. Il mondo a scatti, malgrado qualche soluzione leggermente forzata (le foto che ha scattato in Vietnam che si muovono sul rumore dei bombardamenti, il ritocco con le mascherine) oggi è insieme una ricca testimonianza e, insieme, un prezioso testamento. Recensione ❯
Un road movie per raccontare un'altra Sicilia. Espandi ▽
Chi conosce Giovanna Taviani e ne apprezza l'opera non poteva non aspettarsi un'apertura in cui il mare fosse dominante. Questa attesa viene soddisfatta perché Giovanna prende le mosse dalle profondità marine per narrare e far narrare di donne, cavalier, arme ed amori mostrando come non si tratti di archeologia culturale ma di tesi ed azioni teatrali che mordono sul presente. Perché le vicende di Ulisse o dei Paladini di Francia hanno una presa che travalica il tempo. Così come le cantate sui morti di mafia o sulla madre di Salvatore Carnevale (prima donna a costituirsi come parte civile in un processo contro mafiosi) ci parlano di un passato prossimo che non ha smesso, purtroppo, di essere attuale. Gli interpreti che incontra nel suo viaggio mostrano con la loro voce e i loro corpi, nonché con i pupi, che non sono più personaggi ma vere e proprie persone, la passione artistica e civile che li anima. Recensione ❯
Donpasta racconta la sua quotidianità intrecciata a quella di una scenografa disoccupata, un musicista senza spettacoli, un contadino poeta. Espandi ▽
Artisti disperati, squattrinati, fragili e con un evidente senso di inutilità, che provavano a farcela. Quando nell'agosto del 2020 tutto riaprì, dopo mesi di confinamento in casa, gli artisti furono gli unici a non riprendere normalmente il loro lavoro. Nel tempo di un anno e mezzo, dentro e fuori il lockdown, Donpasta racconta la sua quotidianità intrecciata a quella di una scenografa disoccupata, un musicista senza spettacoli, un contadino poeta, documentando il modo in cui sono sopravvissuti a un conflitto esterno e interno, mentre sapevano che nella tempesta le cose fragili rischiano di scomparire... Avevano bisogno di un'idea per uscire dalle acque torbide e fu così che divennero i Naviganti. Recensione ❯
Una confessione intima e audace, la conversazione a due tra il regista e il suo amante. Espandi ▽
Bernard è appena andato in pensione. Ha 63 anni, vive solo con le sue due gatte e decide di traslocare in una nuova casa, quella in cui vivrà l'ultimo capitolo del romanzo della sua vita. Preparando gli scatoloni, inizia a fare una selezione: cosa lascio qui, cosa porto? Bernard è il mio master e io sono il suo slave. Il suo ultimo amante. Lo aiuto a mettere a posto la frusta in uno scatolone, tra le briciole della sua memoria, i ricordi degli amori che l'AIDS gli ha strappato dalle braccia, le tracce di una famiglia adottiva che l'ha respinto, dell'educazione rigida che l'ha forgiato, di una madre e di un padre che non ha mai conosciuto. I nostri giochi sessuali sono le occasioni di incontro di due generazioni: tra un colpo di frusta e un harness di cuoio discutiamo di amore, di morte, dell'epidemia di AIDS negli anni Ottanta, del suo nuovo progetto di vita, di noi. Le ferite e il corredo funerario di un sopravvissuto, un grido di vita alla luce delle pulsioni sessuali. Recensione ❯
La storia del fumettista italiano Hugo Pratt nei suoi anni in Argentina. Espandi ▽
Figlio di un militare di carriera, il disegnatore Ugo Eugenio Prat (1927-1995), più noto come Hugo Pratt, cresce tra Venezia e l’Etiopia. Esordisce nel disegno alla fine della Seconda guerra e dopo il ritorno in Italia, su invito dell’editore Cesare Civita, approda nel 1949 a Buenos Aires, in pieno peronismo.
Sceneggiato dal regista Stefano Knuckel e dallo scrittore Marco Steiner, collaboratore di Pratt nell’ultima fase produttiva, Hugo in Argentina è la seconda parte di un’ideale trilogia aperta da Hugo en Afrique. Affascinato fin da ragazzino dalla figura di Corto Maltese, marinaio apolide e disincantato, il personaggio prattiano più conosciuto e sorta di alter ego di Pratt, Knuckel indaga il suo oggetto d’amore con un film lirico, amoroso e documentatissimo, immersione multiforme nella sensibilità di un anarchico puro, affidandosi ad archivi storici e a testimonianze dirette e indirette. Un ritratto parziale e raffinato, non convenzionale, di un vero anarchico. Un irrequieto, affabulatore, seduttore, assetato di vita. Recensione ❯
La storia di una donna africana arrivata in Italia che teme di essere sotto l'influenza di una maledizione. Espandi ▽
Verso il mare si dirigono e attraverso il mare s’incontrano culture e riti diversi, a volte sovrapponibili nel tempo, pur nelle loro apparenti differenze. In Sardegna, dal mare, è arrivata una principessa, che è il nome di una piccola barca di legno ma anche della misteriosa, silente, donna nigeriana protagonista di questo evocativo saggio basato sul riuso di pellicola affiancato a riprese recenti. Una miscela di tempi, sguardi e generi il cui senso è parzialmente esplicitato dall’arrivo in campo di una suora italiana, che accompagna chi guarda sui luoghi della prostituzione di strada. Così l’enigma del film progressivamente si scioglie: un luogo di culto dedicato a Santa Giuseppina Bakhita proclamata santa nel 2000 fa da connessione tra schiavitù antiche e attualissime, mentre rituali di superstizione contadina si rinnovano nei riti juju di condizionamento dei corpi da parte degli sfruttatori del terzo millennio. Saggio antropologico dall’accessibilità non immediata il film a riflettere, tra ellissi e richiami che scaturiscono da materiali a tratti oltremodo eterogenei, su un’oppressione psicologica ed economica inaccettabile eppure attuale. Recensione ❯
Un documentario che non assume mai i toni della protesta ma si pone l'obiettivo di far conoscere le conseguenze delle discriminazioni in Israele. Documentario, Francia, Israele2021. Durata 93 Minuti.
I concetti di esilio ed eredità storica vengono affrontati in questo road movie. Espandi ▽
Con il vocabolo “mizrahim” in Israele si identificano gli ebrei che, a partire dagli anni '60, sono giunti sul territorio provenendo dal Marocco, dall'Algeria, dall'Iraq e dallo Yemen. Il secondo vocabolo con cui si è poi preso a definirli è “arsim” che significa la feccia. È di loro, a partire da suo padre, che la regista tratta in questo documentario in forma di narrazione alla propria figlia. Il documentario di Michale Boganim nasce e si sviluppa totalmente all'interno della cultura ebraica ma non per questo si astiene dal criticarne le pratiche discriminatorie nei confronti di coloro che speravano di giungere nella terra promessa e vedevano spegnersi in breve tempo il sogno che li aveva spinti a lasciare i Paesi in cui vivevano.
La regista ci conduce di città in città per mostrare come, anche a differenti latitudini del Paese, la discriminazione non abbia mancato di lasciare segni nella vita delle persone. Un documentario che non assume mai i toni della protesta fine a se stessa ma si pone l'obiettivo di far conoscere delle condizioni di vita che ancora oggi, seppure in modo meno evidente ma non per questo meno oltraggioso, sussistono. Recensione ❯
Un flusso di parole che investe lo sceneggiatore nle viaggio in barca verso Roma. Espandi ▽
È tutto vero: tutto è accaduto veramente ed è stato filmato mentre accadeva. Uno sceneggiatore all'apice della carriera, stanco del suo lavoro e oppresso da scelte di vita inevitabili, decide di partire in barca con un conoscente dall'isola nella quale ha trascorso l'anno del lockdown, per fare ritorno a Roma. Durante il viaggio eventi inattesi si sovrappongono a sfoghi verbali sulla sua vita complicata. Ne viene fuori un flusso di parole, una confessione sincera e impudente sul cinema, sui registi con i quali ha lavorato, sulla famiglia, l'amore, il dolore e il suo passato. Inarrestabile e senza regole, come un assolo di jazz. Recensione ❯
Un film sospeso tra realtà e sogno in cui le immagini provano a generare una vita diversa. Documentario, Francia, Albania, Italia2021. Durata 68 Minuti.
In un piccolo paese dell'Albania un gruppo di bambini discutono della storia di Caino e Abele. Espandi ▽
In alcuni villaggi dell'Albania rurale vige ancora il Kanun, antico codice tribale che impone alla famiglia di una persona assassinata il diritto di vendicare la morte del proprio caro uccidendo a sua volta un membro maschio della famiglia dell’assassino, costretta per questo a chiudersi in casa per anni fino all’ottenimento dell’eventuale perdono. In un contesto estremamente chiuso e arretrato, un gruppo di volontari ha creato un gruppo di aiuto per i bambini delle famiglie colpite dal Kanun, spingendoli a confrontarsi l’un con l’altro e a riflettere sulla loro condizione attraverso fiabe e storie bibliche.
Un documentario di creazione, sospeso tra realtà e sogno, disperazione e speranza, in cui le immagini servono da tramite verso un mondo alternativo.
La regista Keti Stamo, albanese di nascita, cresciuta in Italia e in Svizzera si è recata in una di queste zone e seguendo il lavoro di un gruppo di volontari ha registrato i sogni e i racconti dei bambini e delle bambine vittime del Kanun e dato loro la possibilità di influenzare la struttura stessa del film. Il film è elementare nella sovrapposizione dei duplici registri espressivi, quello realistico e quello onirico, ma ha la semplicità, e dunque la forza, di uno sguardo diverso su un mondo poco conosciuto o addirittura mai visto. Recensione ❯