| Titolo originale | M |
| Anno | 1931 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania |
| Durata | 117 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Fritz Lang |
| Attori | Peter Lorre, Gustaf Gründgens, Rudolf Blummer, Ellen Widman, Inge Landgut Otto Wernicke, Theodor Loos, Friedrich Gnaß, Fritz Odemar, Paul Kemp, Theo Lingen, Georg John, Franz Stein, Ernst Stahl-Nachbaur, Gerhard Bienert. |
| Uscita | lunedì 14 settembre 2026 |
| Tag | Da vedere 1931 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| MYmonetro | 4,59 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 27 agosto 2026
Un ignoto assassino violenta e uccide numerose bambine senza lasciare alcuna traccia. Nella città viene organizzata una fitta rete di ricerche a cui partecipano anche i mendicanti e i criminali. M - Il mostro di Düsseldorf è 108° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 32,00 e registrato 5.368 presenze in totale.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Berlino, 1931. Dopo la scomparsa di alcune bambine, talvolta ritrovate morte e in condizioni orribili, viene fissata una ricompensa ingente per chiunque aiuterà a catturare il "mostro". Quando tocca alla piccola Elsie, adescata dall'assassino grazie al dono di un palloncino, la città precipita in una psicosi collettiva. La polizia setaccia strade, cortili, case, stazioni; la stampa alimenta l'allarme; la popolazione guarda con sospetto ogni estraneo. Il mostro è dappertutto e proprio per questo non è da nessuna parte. Lang trasforma la caccia all'uomo in una gigantesca macchina narrativa, alternando il punto di vista degli investigatori a quello della malavita, che decide di organizzare autonomamente la ricerca del colpevole perché gli arresti e i controlli della polizia stanno danneggiando i loro affari.
C'è un momento in cui Peter Lorre, interprete del "mostro" Hans Beckert, seduto davanti ai suoi accusatori, smette quasi di essere un attore e diventa un corpo attraversato dalla paura. Gli occhi fuori dalle orbite, il volto contratto, la voce che passa dall'implorazione all'urlo fanno di Beckert una creatura insieme mostruosa e miserabile, già proiettata verso quella sterminata galleria di serial killer, pedofili e uomini disturbati che il cinema e la televisione avrebbero costruito nel secolo successivo.
Ma Fritz Lang non concede allo
spettatore la rassicurazione di trovarsi davanti a un mostro semplicemente riconoscibile: il
vero orrore di M nasce proprio dall'impossibilità di separare nettamente la mostruosità
dell'individuo da quella della società che gli dà la caccia.
Per catturare un assassino, criminali e poliziotti finiscono per utilizzare metodi
sorprendentemente simili. La città intera diventa un apparato di sorveglianza, una rete
nella quale nessuno è davvero innocente e nessuno può più considerarsi al riparo. Lang,
insieme alla sceneggiatura di Thea von Harbou, gioca su quella zona grigia e liminare che
separa la necessità di giustizia dalla legge dell'uomo, il desiderio di vendetta della
collettività e lo stato di diritto. Pur essendo totalmente calato nel clima sociopolitico della
Germania degli anni 30, alle soglie dell'ascesa del nazismo, M mantiene una modernità
inquietante anche a un secolo di distanza. Il desiderio di "fare giustizia" può trasformarsi
rapidamente nel desiderio di eliminare il problema. La ricerca del colpevole diventa allora
un'occasione per una società impaurita di regolare i propri conti, di individuare un corpo
sul quale scaricare l'angoscia collettiva.
Lang filma questa trasformazione con una
precisione quasi chirurgica, senza bisogno di mostrare la violenza del delitto: spesso basta
una palla che rotola, un palloncino che si allontana, una madre che chiama invano la
propria figlia. L'assenza dell'immagine diventa più terribile dell'immagine stessa.
È anche il film nel quale Lang dimostra quanto il suono possa essere cinematografico.
Dopo una carriera costruita nel cinema muto, il regista non tratta il sonoro come un
semplice elemento aggiuntivo, ma come una nuova grammatica. Il motivo musicale
fischiettato da Beckert diventa la sua firma, la traccia acustica che permette di riconoscerlo
prima ancora che il suo volto venga mostrato. La voce, i rumori, i silenzi e soprattutto il
celebre fischio costruiscono uno spazio invisibile: il mostro può essere fuori campo e
continuare a incombere sull'immagine.
La grande intuizione di Lang è dunque quella di rendere il male una presenza senza volto,
prima ancora che un personaggio connotato a livello fenotipico. Beckert non è soltanto un
assassino: è una figura che attraversa la città, che la modifica, che costringe tutti gli altri a
rivelarsi. La sua esistenza produce paura, ma la paura produce a sua volta comportamenti
altrettanto inquietanti. Polizia, giornali, cittadini, criminali: tutti partecipano alla costruzione
del mostro.
E Peter Lorre è il centro irripetibile di questo dispositivo. La sua interpretazione è
debordante, fisica, quasi indecente nella capacità di mostrare la devastazione mentale di
un uomo che non sembra possedere il controllo dei propri impulsi. Quando finalmente
viene catturato e sottoposto al tribunale improvvisato della malavita, il suo lungo monologo
non cancella l'orrore di ciò che ha fatto, ma introduce una domanda ancora più
perturbante: che cosa significa giudicare qualcuno che non è padrone di se stesso? La
risposta non arriva, e forse è proprio questa la ragione per cui la sequenza continua a
disturbare.
M è un film sulla Germania del 1931, ma sembra anche un film sul Novecento che sta per
cominciare. A pochi anni dalla presa del potere nazista, M sembra percepire qualcosa di
sinistro nell'aria, ma la sua forza non dipende dalla possibilità di leggerlo soltanto come
profezia politica. È piuttosto nella sua capacità di mostrare quanto sia sottile il confine fra
sicurezza e paranoia, ordine e violenza.
Per questo, a quasi un secolo di distanza, M non appare come un reperto della storia del
cinema ma come un film ancora pericolosamente vivo. Ha inventato immagini, suoni e
archetipi che sarebbero diventati patrimonio del thriller e del noir - il modus operandi del
killer, il suo aspetto e le sue abitudini - ma soprattutto ha compreso una cosa che il
cinema continuerà a ripetere: il mostro fa paura, certo, ma può fare ancora più paura una
società che, per catturarlo, è disposta a diventare mostruosa quanto lui.
Il restauro del 2011 del film ha consentito di recuperare sequenze mute e sonore rimosse
dalla versione da 96 minuti circolata per anni, riportando il film agli originari 117 minuti.
Nel 1931 Fritz Lang gira M - Il mostro di Dusseldorf, in cui un ignoto assassino (con il volto indimenticabile di Peter Lorre) violenta e uccide numerose bambine senza lasciare alcuna traccia. Nella città viene allora organizzata una fitta rete di ricerche a cui partecipano anche i mendicanti e i criminali. Così si scopre il primo indizio: l'assassino quando avvicina le vittime fischietta un macabro motivo, tratto dal Peer Gynt di Grieg. Presto il mostro viene individuato da un venditore di palloncini che riesce con un gesso a segnargli sulle spalle una grande M (che sta per Morder, assassino). L'uomo è braccato e si barrica in una fabbrica ma viene catturato dalla malavita che vorrebbe giustiziarlo: solo all'ultimo momento viene salvato dalla polizia che lo consegna alla giustizia ufficiale. M - Il mostro di Dusseldorf è uno dei primi film parlati di Lang in cui si fondono le tecniche altamente espressive del cinema muto con la stupefacente modernità di un sonoro capace di raggelare. Ispirato a una vicenda reale, Lang riprende i suoi temi preferiti, come il contrasto tra giustizia ufficiale e giustizia privata, ed esalta gli effetti fotografici e quelli sonori, realizzando l'antesignano dei film sui serial-killer, divenuti negli ultimi anni un vero e proprio genere.
TRAMA:il film,realizzato nell'1931 da Fritz Lang(e sceneggiato insieme alla moglie)racconta di un misterioso assassino che uccide alcune bambine in giro per la città(Peter Lorre e grandioso)fino a quando non viene catturato dai cittadini e dalla malavita con l'intenzione di "processarlo" e linciarlo... RECENSIONE:il film di Fritz Lang riesce a fondere le tecniche dell'cinema muto con quelle dell'sonoro(che [...] Vai alla recensione »
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