Una selezione con il 40% di registe donne e 80 paesi diversi coinvolti. In Concorso spiccano i nomi di Markus Schleinzer, Angela Schanelec, Karim Aïnouz e Alain Gomis. In programma dal 12 al 22 febbraio.
di Tommaso Tocci
Annunciato oggi in una conferenza stampa con la direttrice Tricia Tuttle e i responsabili di selezione Jacqueline Lyanga e Michael Stütz, il programma della prossima Berlinale animerà la capitale tedesca dal 12 al 22 febbraio prossimi. L’evento rimane uno dei grandissimi appuntamenti del calendario mondiale, ma è indubbiamente tornato a soffrire negli ultimi anni, un po’ per qualche selezione in calo di attrattività, e molto per i danni d’immagine causati dalle discutibili ingerenze politiche e dal clima di intolleranza in Germania verso chiunque non si attenesse alle rigide linee guida pro-israeliane.
La selezione ufficiale, che comprenderà un 40% di registe donne e abbraccerà 80 paesi diversi, vede un concorso (al vaglio della giuria presieduta da Wim Wenders) senza nomi di primissimo piano ma ricco di ritorni e di proposte interessanti per gli amanti del cinema d’autore, con 22 titoli in totale di cui 20 prime mondiali. Severa ma giusta la chiosa della direttrice Tuttle, che del suo programma dice: “se non trovate qualcosa che vi piace, vuol dire che non vi piace il cinema.”
E allora pronti all’appello, sicuri che ci piacerà l’ungherese Kornél Mundruczó (Pieces of a woman, il sottovalutato Jupiter’s moon) con At the sea, protagonista Amy Adams che fa ritorno a casa per confrontarsi con il passato. E poi una promettente seconda regia, il thriller psicologico Josephine, da parte della statunitense Beth de Araújo che mette in scena la storia di una bambina testimone di un crimine con conseguenti effetti del trauma sulla famiglia. Nel cast anche Channing Tatum.
Buone notizie per i fan del cinema spigoloso e radicale di Angela Schanelec, i cui due ultimi film hanno vinto orsi d’argento proprio alla Berlinale (I was at home, but e Music) e che ora ci riprova con My wife cries. Un altro graditissimo ritorno è quello dell’austriaco Markus Schleinzer con Rose (protagonista un peso massimo come Sandra Hüller), che fa seguito a opere rigorose e originali come Michael e Angelo e che in un bianco e nero denso traccia una parabola sociale nella Germania del diciassettesimo secolo.
È da tenere d’occhio l’immaginario eclettico di Karim Aïnouz che presenterà Rosebush pruning, definito da Tuttle “una rivisitazione moderna de I pugni in tasca”. Sarà un thriller di segreti familiari con un cast nutrito: Riley Keough, Callum Turner, Elle Fanning, Jamie Bell e Tracy Letts. Per quanto riguarda l’animazione giapponese, tutto da scoprire è A new dawn dell’esordiente Yoshitoshi Shinomiya. Tornano anche Alain Gomis con Dao, dopo aver vinto il Grand jury prize alla Berlinale 2017 per Félicité, e il turco Ilker Çatak che proprio qui aveva trovato grande successo con La sala professori e ora presenta Yellow letters. Suo connazionale è Emin Alper, di cui vedremo la quarta regia Salvation (dopo Frenzy e Burning days).
Altrove, una diva come Juliette Binoche si prenderà la scena nei panni di una donna malata di Alzheimer in Queen at sea. E poi Warwick Thornton con Wolfram, un altro outback western dopo l’ottimo Sweet country. Da Singapore arriva Anthony Chen, già autore di Wet season e vincitore della Caméra d’or con Ilo ilo, con la sua nuova regia We are all strangers. Infine ci saranno un grande attore come Arieh Worthalter e una premessa intrigante a farci sottolineare con matita rossa Dust, thriller belga di Anke Blondé ambientato alla fine degli anni novanta, che vede due imprenditori sull’orlo della rovina affrontare la disfatta in modi molto diversi.
Ancora una volta sarà robusta la sezione Perspectives, che si concentra sugli esordi alla regia in vari formati (tredici opere con undici prime mondiali), così come decisivo sarà il contributo delle sezioni parallele: in Forum ci sarà il nuovo documentario di Rithy Panh We are the fruits of the forest, mentre in Panorama The day she returns, a firma di un altro maestro come Hong Sang-soo, che alla Berlinale non manca (quasi) mai. Gli fanno compagnia poi Danielle Arbid (Peur de rien, Passion simple) e il suo Only rebels win con protagonista Hiam Abbass, oltre all’atteso The Moment con Charli XCX e Alexander Skarsgård. In Berlinale Special la classica infornata di titoli anglosassoni di passaggio: vedremo il divertissement di Gore Verbinski Good Luck, have fun, don’t die, The only living pickpocket in New York con John Turturro, e The weight che mette assieme Ethan Hawke e Russell Crowe.