Una luna chiamata Europa

Film 2017 | Drammatico +13 100 min.

Titolo originaleJupiter holdja
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneUngheria, Germania
Durata100 minuti
Al cinema24 sale cinematografiche
Regia diKornél Mundruczó
AttoriMerab Ninidze, Zsombor Jéger, György Cserhalmi, Mónika Balsai, Andras Balint Farid Larbi, Szabolcs Bede Fazekas.
Uscitagiovedì 12 luglio 2018
DistribuzioneMovies Inspired
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,07 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Kornél Mundruczó. Un film con Merab Ninidze, Zsombor Jéger, György Cserhalmi, Mónika Balsai, Andras Balint. Cast completo Titolo originale: Jupiter holdja. Genere Drammatico - Ungheria, Germania, 2017, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 12 luglio 2018 distribuito da Movies Inspired. Oggi tra i film al cinema in 24 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,07 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un giovane immigrato viene ferito e da quel momento acquisisce il dono della levitazione.

Consigliato no!
2,07/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 2,13
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Un'opera di denuncia della corruzione che a Budapest tocca indistintamente tutte le classi sociali.
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 19 maggio 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 19 maggio 2017

Il giovane immigrato Aryan viene ferito mentre attraversa illegalmente il confine ungherese. Terrorizzato e in stato di shock, capisce di aver acquisito il potere di levitare a comando. Costretto ad entrare in un campo di profughi, verrà notato dal dottor Stern, un medico che vorrebbe cercare un modo per sfruttare il suo straordinario segreto.
Kornél Mundruczó decide di occuparsi di un tema particolarmente scottante in Europa (a cui fa riferimento nel titolo in quanto una delle lune di Giove ha avuto il nome del nostro continente) e ancor di più nel suo Paese, l'Ungheria che ha alzato barriere ai propri confini e rifiuta qualsiasi politica di accoglienza.

Questo deporrebbe a favore di un film che mostra come la corruzione domini a Budapest e dintorni e tocchi tutte le classi sociali (il denaro compare a ripetizione e si rivela necessario anche per trovare una stanza in un hotel prestigioso altrimenti 'completo').

Il problema nasce con la volontà del regista di voler consolidare la propria narrazione con una trovata che vorrebbe essere efficace e 'poetica' ma si rivela invece come un boomerang. Per evitare che il 'migrante levitante' non si limitasse ad essere un drone umano capace di atletici capovolgimenti aerei sarebbe stata necessaria una regia visionaria alla Van Dormael, dote che a Mundruczó manca in toto.

Rivela di esserne in fondo consapevole anche lui stesso nel momento in cui si sente in dovere di far declinare da un personaggio la morale della favola ricordandoci che viviamo in un mondo in cui abbiamo rinunciato a guardare verso l'alto accontentandoci di una dimensione orizzontale. Il film finisce così per mostrare due anime.

C'è la denuncia di una società insensibile nei confronti di qualsiasi valore (non a caso il protagonista è un medico con un episodio su cui far luce alle spalle) pronta solo a chiudersi a riccio per difendere la propria sicurezza. C'è però anche l'ambiguità della scena dell'attentato nonché il ripetuto compiacimento che si coglie nelle scene di levitazione e in un inseguimento tanto lungo quanto inutilmente virtuosistico.

Resta il dubbio se si debba rispolverare l'adagio popolare che vuole che la strada per l'inferno sia lastricata di buone intenzioni oppure se si debbano avere perplessità anche sulle medesime e si possa invece pensare a un cavalcare un tema di attualità per trovare spazio nella competizione del Festival di Cannes. In tal caso l'obiettivo è stato raggiunto.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 14 luglio 2018
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Per fortuna non andrà in sala". Lo avevamo scritto dal Festival di Cannes 2017, a commento delle stelline che su Screen International davano il film come possibile Palma d'oro (la ebbe invece "The Square" di Ruben Ostlund, antipatico a chi pensava fosse un attacco all'arte moderna - era invece uno sfottò a chi cade nelle trappole degli artisti e dei registi sperimentali).

giovedì 12 luglio 2018
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Si ha l'impressione di vivere nuove esperienze visive con i film di Kornel Mundruczo: così era stato per White Dog (2014), vincitore a Cannes al Certain Regard, una possente parabola metropolitana su dolore e reazione con la presenza minacciosa di 250 cani, in risposta alla legge che voleva eliminarli. Si prova la stessa sensazione con Una luna chiamata Europa (Jupiter' s Moon, in concorso a Cannes [...] Vai alla recensione »

giovedì 12 luglio 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Un bambino piange. È in un camion di profughi, al confine tra Ungheria e Serbia. La polizia li bracca, addirittura spara a vista. Un giovane, in viaggio assieme al padre, cerca di fuggire, ma viene abbattuto. È a questo punto, dopo pochi minuti di film, che il realismo immersivo del film di Mundruczó (autore del discutibile White God) cerca una nuova chiave.

giovedì 12 luglio 2018
Stefano Giani
Il Giornale

Profugo siriano viene ferito mentre passa di frodo il confine fra Ungheria e Serbia. Si salva e scopre di avere il potere miracoloso di levitare. A sfruttarne l'abilità è però un medico espulso dall'ospedale che cerca di trarne guadagno, mentre il solito poliziotto - inflessibile solo al cinema -cerca di acciuffare l'arabo, credendolo un terrorista.

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