Si è tenuta nella notte (ora italiana) tra il 14 e il 15 settembre la 77ª edizione dei Primetime Emmy Awards, i premi che la Television Academy assegna ogni anno ai migliori programmi e professionisti della TV statunitense nella fascia del prime time, quest’anno con la frizzante conduzione di Nate Bargatze dal Peacock Theater di Los Angeles e trasmessa su CBS (in streaming su Paramount+ e in Italia). Tra le trovate di regia e conduzione, il gioco-donazione sui tempi dei discorsi (di 1000 dollari al secondo) – un timer in sovrimpressione che associava a ogni secondo risparmiato o sforato una donazione simbolica a scopo benefico, incentivando interventi rapidi e misurati – che ha dato ritmo a una cerimonia compatta e molto “industriale” nel taglio. Ma diamo un’occhiata più da vicino a cosa è successo.
L’annata televisiva fotografata dagli Emmy conferma una forte spinta dei player generalisti/streamer verso titoli d’esordio ad alta riconoscibilità: lato commedia Apple TV+ piazza The Studio – di cui ci eravamo già occupati sottolineando la satira affettuosa sull’industria, costruita su lunghi piani sequenza, capace di far ridere con i personaggi più che di loro – che stabilisce il record storico per una comedy in una singola stagione (13 premi, superando The Bear (Hulu). Lato drama, invece, HBO Max fa il pieno con The Pitt, medical che a breve comparirà sui nostri schermi (su Sky Atlantic dal 24 settembre), capace di coniugare procedural e arco seriale. Sul fronte miniserie (limited/anthology series) fa incetta di premi quel laboratorio autoriale che è stato Adolescence (Netflix) – di cui avevamo apprezzato, anche qui, l’uso etico del piano sequenza come dispositivo che impedisce di distogliere lo sguardo e interroga le responsabilità adulte, tra radicalizzazione giovanile e potere dei social – che fa valere regia, scrittura e interpreti in un impianto molto compatto.
Infine, sul versante intrattenimento, vengono premiati l’impianto “whodunit” di The Traitors (Peacock) - un reality a eliminazione in cui un gruppo di concorrenti deve individuare e smascherare i “traditori” infiltrati (molto indicativo dei nostri tempi) – e i brand longevi, dallo speciale del Saturday Night Live per i suoi 50 anni (NBC) all’egemonia autoriale di Last Week Tonight with John Oliver (HBO) e di The Late Show with Stephen Colbert (CBS). Il quadro d’insieme è quello di filiere produttive che spingono su eventi premium, stagioni brevi e forte identità editoriale, con i broadcaster che cercano di rivendicare la loro centralità nel racconto live dell’industria.

