“Ragazzi, questa sera è un trend”, avvisava ieri Paola Cortellesi, salendo sul palco del Teatro 5 di Cinecittà per accogliere l’ennesimo David di Donatello. “Non ne potrete più di vedermi su questo palco”. Ma alla fine il suo C’è ancora domani ha portate a casa “solo” sei statuette, mentre il primato della serata è andato a Matteo Garrone e al suo Io capitano con sette David, compreso il riconoscimento più ambito, ovvero quello per il Miglior film dell’anno. Seguono i cinque premi per Rapito di Marco Bellocchio e i tre per la grande (e meritata) sorpresa della serata, ovvero Palazzina Laf di Michele Riondino, che ha ricevuto il David come miglior attore, mentre Elio Germano e Diodato vincevano nelle categorie Miglior attore non protagonista e Miglior canzone (La mia terra): e tutti e tre accennavano alla difficile situazione di Taranto (città di Riondino e Diodato) alle prese con l’inquinamento e l’ILVA.
Restano a bocca asciutta II sol dell’avvenire di Nanni Moretti, Comandante di Edoardo De Angelis e La chimera di Alice Rohrwacher, che tuttavia viene elogiato pubblicamente dalla regista francese Justine Triet, vincitrice per il Miglior film straniero con Anatomia di una caduta, dichiarando: “Ho una passione per lei e per i suoi film, che hanno un’anima particolare” - a dimostrazione del fatto che il cinema di Rohrwacher è più internazionale che (provincialmente) italiano.
Quella di ieri sera è stata una serata con varie ambizioni sottese: quella di Rai Cinema, che ha appoggiato con tutte le sue forze Io capitano a dispetto del successo “plenario” di C’è ancora domani (ora molto apprezzato anche in Francia e Gran Bretagna); quella di Carlo Conti, aspirante alla conduzione del prossimo Sanremo (ma i numeri musicali coreografati da Luca Tomassini erano più stile “X Factor”); quella di Fabrizio Biggio conduttore del red carpet e dei premi alle “maestranze” del cinema, purtroppo i due momenti più infelici della serata: il primo per trovate kitch come gli stacchetti con piume e paillettes dei ballerini vestiti da statuetta del David, il secondo per l’isolamento di scenografi, montatori, autori della fotografia, costumisti, truccatori, hair stylist ed esperti di effetti speciali lontani dalla sala della cerimonia, nei teatri di posa 14 e 18 bellissimi ma vuoti da sentire l’eco, e addirittura inquadrati lateralmente o lungo una scala. Sorpresa positiva invece è stata Alessia Marcuzzi, che ha mostrato un entusiasmo genuino verso il cinema (e sembra essere l’unica ad aver visto tutti i film in gara).
Alcuni discorsi di accettazione sono stati più memorabili di altri: Cortellesi che, ricevendo il David dello spettatore, ha cautelato contro la “massa di estranei in cerca di semplificazioni”, e Furio Andreotti che, ricevendo il David insieme a Cortellesi e a Giulia Calenda per la Miglior sceneggiatura originale di C’è ancora domani, ha sottolineato il “privilegio, come uomo, di aver scritto questo film con le donne sulle donne”; e quello di Emanuela Fanelli che, con in mano il David come Miglior attrice non protagonista, dice alla “sua” regista che C’è ancora domani “è diventato così grande perché l’hai fatto tu”.
