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Roberto De Feo: «Il cinema è la medicina più potente contro i momenti difficili»

Il regista di A Classic Horror Story sarà tra i protagonisti del Wired Next Fest, l’evento del 28 maggio a Firenze che tratterà il tema del futuro della democrazia tramite incontri, panel e performance.
di Claudia Catalli

giovedì 26 maggio 2022 - Incontri

"Il cinema è sogno, evasione, riflessione, ma anche la medicina più potente contro i momenti difficili della vita". A parlare è Roberto De Feo, classe '81, regista e sceneggiatore di The Nest e A Classic Horror Story. Parteciperà al Wired Next Fest, il 28 maggio a Firenze, una manifestazione di profilo internazionale promossa da Wired Italia e dal Gruppo Condé Nast in collaborazione. L'obiettivo dichiarato è sensibilizzare l’opinione pubblica su come l’innovazione, la tecnologia e l’eccellenza siano elementi chiave per la crescita e lo sviluppo economico, culturale e sociale del nostro paese. Il tema dell'edizione di quest'anno è "Il Futuro della Democrazia" e verrà declinato tramite specifici incontri, panel e performance con personaggi di rilievo del panorama culturale, economico e politico, nazionale e internazionale.

Prima di prendervi parte, De Feo racconta a MYmovies la sua esperienza nel mondo del cinema in generale e nel genere horror in particolare.

Partiamo dai suoi modelli cinematografici: quali riferimenti e film cult disegnano la sua ispirazione cinematografica?
Sono cresciuto amando i film che raccontavano realtà immaginifiche. La prima volta in sala, a cinque anni, fu per Ritorno al Futuro, come accaduto a tanti della mia generazione. Poi, attorno ai dodici anni, mi innamorai del genere horror. Consideravo affascinante e irresistibile poter vivere situazioni terrificanti avendo il potere di controllare la paura semplicemente chiudendo gli occhi.

Lavora molto sul genere horror. Ci sono autori a cui oggi guarda con particolare attenzione?
Aster, Eggers e Peele, perchè con il loro cinema spaventano raccontando delle storie. Per troppo tempo i film horror hanno cercato di far paura abusando esclusivamente di effetti speciali e sonori (i classici jump scares, per intenderci). Credo sia tempo di tornare alla forza delle storie, soprattutto considerando i tempi terribili in cui viviamo.

Com'è fare film di genere oggi in Italia e che tipo di difficoltà si incontrano?
Per oltre trent’anni il genere horror In Italia non è praticamente esistito. I film prodotti sono stati troppo pochi, e quei pochi hanno cercato di imitare, male, ciò che arrivava dall’estero. Il risultato è stato tragico: il pubblico si è disaffezionato, inziando a percepire l’horror italiano come una brutta copia di quello americano. Di conseguenza, qualsiasi film italiano sia uscito in sala ha fatto numeri pessimi, allontanando definitivamente l’interesse di produttori e distributori.
Le cose sono cominciate a cambiare dopo il successo di un film di genere, non horror: Lo chiamavano Jeeg Robot.

Il film di Gabriele Mainetti ha riscosso un notevole successo, tanto a livello di incassi quanto di critica.
Esatto, così facendo ha restituito interesse verso il genere, improvvisamente tutti i produttori italiani cercavano di replicare quel successo, esplorando anche l’horror. È così che ho potuto girare il mio esordio The Nest, dopo sei anni di inutili tentativi, grazie ad Alessandro Usai, Colorado Film e Vision Distribution.

Quali ostacoli incontra un giovane cineasta per affermarsi nel nostro Paese?
Gli ostacoli principali, ammesso che ci sia del talento, sono legati soprattutto alla capacità che ogni cineasta ha di essere agente di se stesso. Al giorno d’oggi, in Italia, la strada migliore per farsi notare è girare un cortometraggio e partecipare ai festival di settore. Bisogna essere bravi e furbi, costruirsi un curriculum partendo da lì, avendo come obiettivo, un giorno, quello di presentarsi davanti a un produttore dicendo "Ecco che cosa ho girato, guarda quanti festival mi hanno dato credito e che premi ho vinto". Almeno, io la prima opportunità l’ho avuta esattamente così. 

Come ha lavorato con Netflix, che tipo di libertà le ha garantito?
Una libertà totale. È stata una bella collaborazione. Dal lavoro sulla sceneggiatura, al montaggio, alla promozione, ho incontrato solo persone di talento e sempre disposte al dialogo. Non è scontato.

Chiudiamo con un desiderio: un attore e un'attrice che le piacerebbe dirigere in futuro.
Mi piacerebbe lavorare con Alessandro Borghi e Matilda De Angelis, perchè oltre a far parte della new gold generation, credo abbiano del potenziale sul genere horror che neanche immaginano.


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