"Il cinema è sogno, evasione, riflessione, ma anche la medicina più potente contro i momenti difficili della vita". A parlare è Roberto De Feo, classe '81, regista e sceneggiatore di The Nest e A Classic Horror Story. Parteciperà al Wired Next Fest, il 28 maggio a Firenze, una manifestazione di profilo internazionale promossa da Wired Italia e dal Gruppo Condé Nast in collaborazione. L'obiettivo dichiarato è sensibilizzare l’opinione pubblica su come l’innovazione, la tecnologia e l’eccellenza siano elementi chiave per la crescita e lo sviluppo economico, culturale e sociale del nostro paese. Il tema dell'edizione di quest'anno è "Il Futuro della Democrazia" e verrà declinato tramite specifici incontri, panel e performance con personaggi di rilievo del panorama culturale, economico e politico, nazionale e internazionale.
Prima di prendervi parte, De Feo racconta a MYmovies la sua esperienza nel mondo del cinema in generale e nel genere horror in particolare.
Partiamo dai suoi modelli cinematografici: quali riferimenti e film cult disegnano la sua ispirazione cinematografica?
Sono cresciuto amando i film che raccontavano realtà immaginifiche. La prima volta in sala, a cinque anni, fu per Ritorno al Futuro, come accaduto a tanti della mia generazione. Poi, attorno ai dodici anni, mi innamorai del genere horror. Consideravo affascinante e irresistibile poter vivere situazioni terrificanti avendo il potere di controllare la paura semplicemente chiudendo gli occhi.
Lavora molto sul genere horror. Ci sono autori a cui oggi guarda con particolare attenzione?
Aster, Eggers e Peele, perchè con il loro cinema spaventano raccontando delle storie. Per troppo tempo i film horror hanno cercato di far paura abusando esclusivamente di effetti speciali e sonori (i classici jump scares, per intenderci). Credo sia tempo di tornare alla forza delle storie, soprattutto considerando i tempi terribili in cui viviamo.
Com'è fare film di genere oggi in Italia e che tipo di difficoltà si incontrano?
Per oltre trent’anni il genere horror In Italia non è praticamente esistito. I film prodotti sono stati troppo pochi, e quei pochi hanno cercato di imitare, male, ciò che arrivava dall’estero. Il risultato è stato tragico: il pubblico si è disaffezionato, inziando a percepire l’horror italiano come una brutta copia di quello americano. Di conseguenza, qualsiasi film italiano sia uscito in sala ha fatto numeri pessimi, allontanando definitivamente l’interesse di produttori e distributori.
Le cose sono cominciate a cambiare dopo il successo di un film di genere, non horror: Lo chiamavano Jeeg Robot.