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Claudia Marchiori: «Mi divertirebbe girare un horror»

Veneziana, studi all'l'Accademia di Belle Arti, ha reitato in Romulus e sarà co-protagonista de La sposa di Giacomo Campiotti.
di Ilaria Ravarino

giovedì 8 aprile 2021 - Celebrities

Il primo amore è stato per la pittura, poi sono arrivati il teatro, il cinema e la tv. Nata a Venezia, Claudia Marchiori - classe 1995, una laurea all'Accademia di Belle Arti, formazione d'attrice alla Scuola Gian Maria Volonté di Roma, uno spettacolare "volo dell'angelo" dal campanile di San Marco in curriculum - ha esordito sul grande schermo con il terzo film da regista di PifE noi rimanemmo solo a guardare, e in tv, dopo l'esperienza con Romulus di Matteo Rovere e Che Dio ci aiuti 6 di Francesco Vicario, è nell'ultima fortunata stagione dii Un passo dal cielo, tra i lupi e i misteri delle montagne venete.

La prima volta su un palco: quando?
A 8 anni. "La Tempesta" di Shakespeare, una recita scolastica. Si facevano dei provini: chi voleva portava un ruolo e veniva giudicato dagli altri. Io scelsi Trinculo, il giullare, ma nessuno mi votò. Allora, per la prima volta in vita mia, mi misi a piangere per finta. Fui talmente convincente che mi votarono tutti.
La prima volta su un palco vero?
Sempre con questa esperienza. Portammo in scena lo spettacolo all'isola del Lazzaretto Nuovo, in un cantiere dismesso di gondole. Mi ricordo che papà venne a vedermi. L'idea di recitare davanti a lui mi riempì di gioia.
La prima volta che hai recitato fuori da un palco?
Da piccola prendevo in giro mamma, per capire fin dove potessi spingermi prima di venire smascherata. Un giorno, a 10 anni, le dissi che avevo scoperto che esistevano i pannolini per le tartarughe. Mi credette. Finché non lo raccontò alle sue clienti.
Il ruolo per cui potrebbero riconoscerti per strada?
È capitato che mi riconoscessero per il ruolo in Che Dio ci aiuti, o Romulus. Ma quando faccio i provini succede ogni tanto che qualcuno si ricordi del mio "volo dell'angelo".
Il tuo cavallo di battaglia ai provini?
Non ho un cavallo di battaglia, seguo il cuore: mi piace sentirmi in evoluzione. L'ultima volta ho portato un monologo di Anesthesia (il film di Tim Blake Nelson, ndr), quello in cui Sophie parla del suo problema con l'autolesionismo.
C'è una cosa che sai fare bene, e che vorresti fare in un film?
Dipingere. Sono Maestro d'Arte. Ma è una cosa molto intima. Mi piacerebbe avere l'opportunità di metterla al servizio di un personaggio. In questo momento l'ho un po' accantonata: mi costringe a sentire delle cose, mi fa un po' paura.
Cosa non deve mancare nel tuo camerino?
Il sorriso. Quello che ti fa iniziare il set in maniera positiva anche se la parte è tosta. E la musica, qualche brano che mi connetta al personaggio.
Sul set o sul palco ti senti sicura se...
... se mi ricordo di respirare. A volte, nello stress, ce lo dimentichiamo. Pensare al respiro mi fa sentire viva, sicura.
A chi porteresti il caffè sul set pur di vederlo recitare?
Avrei voluto vedere Anna Magnani al lavoro, per la sua irripetibile capacità di gestire vita e recitazione. L'avrei spiata per capire come riuscisse a portare quella verità straziante nei personaggi.
Qual è il film che, se lo vedi iniziato in tv, non puoi smettere di guardare?
Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone. Lo guardavo sempre con mio nonno paterno, è un film che ha il sapore di casa. Nonno era un operaio, un uomo serissimo e molto silenzioso. Lo ricordo col cappello di paglia, la canottiera bianca e il pancione. Mi sorrise due volte, di nascosto dagli altri: quei gesti sono stati per me il regalo più bello del mondo.
Il film di cui cambieresti il finale?
Trovo il lieto fine noioso e poco realistico, "E tutti vissero felici e contenti" è una chiusura che non mi convince. Perciò cambierei il finale a tutti i cartoni Disney.
Serata a casa, Netflix & chill: cosa guardi? Cosa ordini?
This is Us con i miei gatti, la mia lampada al sale e la pizza. Sono un tipo da cibo sano, da verdurine: la pizza rappresenta per me l'apice del piacere.
Un personaggio del cinema con cui passeresti una serata?
Roux, il personaggio di Johnny Depp in Chocolat di Lasse Hallström. Un gitano: rappresenta quel tipo di amore libero che vorrei nella vita.
Protagonista di un film di genere: quale?
Un horror sul genere de L'esorcista. Farei la matta, la posseduta. Mi divertirebbe da morire.
Se non facessi l'attrice come ti guadagneresti da vivere?
Me lo sono chiesta spesso. L'arte e la creatività fanno parte della mia vita, quindi mi immagino comunque in quel campo. Credo che farei ceramiche.
Chi può dirti che stai sbagliando?
Nel mio lavoro il mio agente, Daniele. Mi fido anche dei miei genitori e della mia migliore amica.
Da chi vorresti sentirti dire che sei brava?
Sono io il giudice più severo. Se piace a me, può piacere anche agli altri. Quindi vorrei guardare quello che faccio ed esserne soddisfatta. È una sensazione che deve partire da me.
Gli ultimi tre brani ascoltati sul telefono?
Mil Pasos. La colonna sonora di Django. E lo ammetto, Justin Bibier.
Dopo questa intervista che farai?
Faccio una bella torta per me e mia sorella, che ha la sindrome di Down e con cui non mi vedevo da mesi. Ho molta voglia di dedicarle del tempo. Sul piano professionale sarò coprotagonista de La Sposa, una serie Rai di Giacomo Campiotti: si svolge negli anni Sessanta e io sarò Carla, una sindacalista veneta. Praticamente la fotocopia di mia madre.


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