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Erge la stella della Mole. 38 TFF - Tutti i film su MYmovies

Dal 20 novembre oltre 130 film tra lungometraggi, 29 opere prime, corti e documentari. 
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di Tommaso Tocci

lunedì 16 novembre 2020 - Torino Film Festival

Le difficoltà dell’anno 2020 non oscurano la stella del Festival di Torino, che anzi rilancia e in un’edizione tutta digitale visibile sulla piattaforma di MYmovies erge la stella della Mole a simbolo di splendore e resistenza. Sotto un nuovo simbolo partirà, il 20 novembre, la trentottesima edizione del festival con i suoi oltre 130 film in offerta e la consueta copertura ampia del mondo del cinema, tra lungometraggi (tra cui 29 opere prime), corti e documentari, in aggiunta agli incontri e alle masterclass.

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CONCORSO

Andando a scoprire il programma, obbligatorio partire dal Concorso: dodici film selezionati dal panorama internazionale (e con parità di genere), tra i quali si segnala ad esempio un titolo che nelle parole del direttore incarna nel modo più puro i valori del festival. Debutto alla regia di Fernanda Valadez, Sin señas particulares è una storia “di confine” su una madre messicana il cui figlio è scomparso nel tentativo di emigrare negli Stati Uniti. Grande attualità che si fonde a una particolare rilevanza drammatica. Delizioso è poi Moving on, un altro debutto sempre al femminile stavolta dalla Corea del Sud, con la storia di una famiglia costretta a vivere in crescente prossimità all’interno della casa del nonno, comprimendo le difficoltà personali e generazionali. Dagli Stati Uniti arriva The evening hour del più esperto regista indipendente Braden King, che cattura benissimo le atmosfere sospese e vagamente crepuscolari dell’America rurale le cui prospettive sono prosciugate dal collasso dell’industria mineraria. Protagonista Philip Ettinger, volto intenso che aveva impressionato in First Reformed ed è una vera scommessa per il futuro.

Tutt’altro registro per il curioso film iraniano Botox, in cui una coppia di sorelle fa sparire il fratello e si trova poi a doverne giustificare l’assenza in modo sempre più surreale. Regia di Kaveh Mazaheri. This is my desire arriva invece dalla Nigeria, ed è un altro esordio alla regia che ha destato particolare attenzione (presentato alla Berlinale quest’anno). Arie e Chuko Esiri, fratelli gemelli, firmano la storia di una coppia che vive a Lagos tra il desiderio di scappare e la spinta a restare.

FUORI CONCORSO

Non solo Concorso ma anche Fuori concorso, per l’inevitabile menzione di un film leggendario come In the mood for love di Wong Kar-wai, di cui verrà presentata l’edizione restaurata e che continua a essere un’epopea sensuale e poetica con pochi rivali. Ma interessantissimo si preannuncia Calibro 9 di Toni D’Angelo, seguito-rivisitazione di un classico del poliziottesco come Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo. Anche il cast promette bene: Marco Bocci, Ksenia Rappoport, Michele Placido, Alessio Boni e Barbara Bouchet (a proposito di Di Leo, sarà presente al festival con una versione restaurata del controverso Avere vent’anni nella sezione Back to Life).

Sempre per il cinema nostrano, Antonio Capuano ambienta a Napoli Il buco in testa, ispirato a una storia vera, con l’incontro tra una giovane donna cresciuta senza padre e l’uomo responsabile della sua morte negli anni settanta. Una scoperta agli antipodi attende invece gli spettatori in The salt in our water, esordio alla regia di Rezwan Sumit che racconta di un artista in visita a un villaggio di pescatori del Bangladesh, realizzato grazie al contributo del Torino FilmLab.

LA STANZA DI ROL

Diverse sorprese si trovano poi nella sezione La stanza di Rol, misto ibrido di generi e forme. Menzionato dallo stesso direttore del festival durante la conferenza stampa, il corto thailandese Red aninsti di Ratchapoom Boonbunchachoke promette di essere un curioso pastiche tra spionaggio da guerra fredda e sperimentalismo queer contemporaneo (opera che vale tutto il festival, nelle parole del selezionatore Pier Maria Bocchi). Notevole anche Antidisturbios, progetto televisivo sui reparti di polizia anti-sommossa che è firmato da Rodrigo Sorogoyen, nome emergente del cinema spagnolo e già autore di Il regno, un thriller dall’incessante ritmo propulsivo.

DOCUMENTARI

Tra i documentari si potranno infine ammirare Sulle tracce di Goethe in Sicilia (regia di Peter Stein), che ripercorre il cammino del grande autore tedesco attorno all’isola, e un altro omaggio itinerante, questa volta da parte di Pablo Maqueda a Herzog in Dear Werner - Walking on cinema, che ricalca il famoso pellegrinaggio da Monaco a Parigi del regista. In più, per gli amanti degli animali, da non perdere è Gunda di Victor Kossakovsky, che ci mette nei panni degli animali da fattoria costringendoci a sovvertire le prospettive dell’empatia. Nella nutrita offerta di documentari italiani, si va a scovare anche il nome di Walter Fasano, montatore di successo per Luca Guadagnino. Il suo Pino è un omaggio all’artista Pino Pascali, scomparso nel 1968 a poco più di trent’anni, e al tempo stesso un discorso sulla memoria per l’occasione di una mostra a cinquant’anni dalla morte.


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