Film di oggi e film "di domani". Film che parlano la lingua dell'attualità, spesso direttamente della cronaca, a iniziare dal racconto collettivo Ten Years (dopo Hong Kong, l'asse narrativo si sposta in Giappone e in Thailandia) e dalle 14 opere prime incluse nella line-up (concorrono per il Gelso Bianco e saranno sottoposte all'esame di tre giurati.
Film che, a volte, indagano lo stesso tema da angolazioni completamente diverse, come le tre stupende ballate senili Only The Cat Knows di Syoutarou Kobayasi, Romang di Lee Chang-Geun, Heaven's Waiting di Dan Villegas: una giapponese, una coreana, una filippina. Un affascinante "gioco delle differenze" che non si esaurisce qui e nemmeno nell'atteso remake coreano del nostro Perfetti sconosciuti (guarda la video recensione) (cioè Intimate Strangers di JQ Lee): il FEFF 21 ci ha costruito sopra un segmento speciale, "The Odd Couples", curato da mister Roger Garcia. Quattro "strane coppie" di gemelli cinematografici dove l'Oriente si misura col proprio "doppio" occidentale e viceversa (My Name Ain't Suzie di Angie Chan/Il Mondo di Suzie Wong di Richard Quine e City On Fire di Ringo Lam/Le Iene di Quentin Tarantino, omaggio del Festival al caro amico hongkonghese recentemente scomparso).
Altro segmento speciale 100 Years of Korean Cinema: "I Choose Evil - Lawbreakers Under the Military Dictatorship". Una retrospettiva (8 film) e una monografia messi a punto dal FEFF 21 con il sostegno del KOFIC (Korean Film Council) e la collaborazione del KOFA (Korean Film Archive), ragionando sui concetti di "libertà" e di "censura", per festeggiare il centenario del cinema coreano.
Se il cinema coreano contemporaneo selezionato dal Festival spazierà dall'epic action (The Great Battle di Kim Kwang-Sik) alla comedy poliziesca (l'irresistibile Extreme Job di Lee Byeong-heon), passando per gli zombie più divertenti dell'anno (The Odd Family di Lee Min-jae), anche il Giappone, pronto a entrare nella Nuova Era - Reiwa - con l'incoronazione di Naruhito, si divertirà a spaziare tra i generi: dall'imperdibile documentario Kampai! Sake Sisters di Mirai Konishi, fino al sorprendente Melancholic di Seiji Tanaka (uno dei 14 debut feature di cui abbiamo già parlato), passando per Every Day a Good Day di Tatsushi Omori che possiamo considerare l'ultimo, bellissimo, saluto di Kirin Kiki.
La Cina verrà rappresentata, come sempre, da titoli molto forti (citiamo Dying to Survive di Wen Muye e The Rib di Zhang Wei), mentre Hong Kong metterà in campo tutta l'energia creativa dei thriller "vecchia scuola" (Project Gutenberg di Felix Chong) così come tutta la forza eversiva della scena indipendente (Three Husbands di Fruit Chan), senza dimenticare il ritorno di Herman Yau (A Home With a View). Di ritorni, va detto, anche il FEFF 21 sarà molto generoso. E sul fronte del Sud-est asiatico, dove il cinema di genere spadroneggia (a Udine, tra i vari titoli, vedremo l'ottimo horror malesiano Two Sisters), ce ne saranno due particolarmente graditi agli spettatori: quello di Chito Rono e quello di Joyce Bernal, cari e affezionati amici del Festival.