L'associazione tra Koji Yakusho e il miglior cinema d'autore giapponese è qualcosa di immediato. Kiyoshi Kurosawa e Shoei Imamura soprattutto, ma non solo: l'attore nato come Koji Hashimoto, il primo giorno del 1956 a Isahaya, Nagasaki, ha lavorato con moltissimi registi, anche esordienti o quasi, dimostrando una capacità di adattamento pari solo a quella di immedesimazione nei personaggi interpretati. L'abbiamo visto come romantico ballerino in Shall We Dance?, come samurai con un codice d'onore in 13 Assassini, come detective dell'anima tormentato dai propri demoni in Cure, come uxoricida in cerca di redenzione in L'anguilla, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes.
Due anni dopo viene scelto tra 800 contendenti del mumeijuku, ossia accademia per attori sconosciuti, di Tatsuya Nakadai. La fama arriva presto, grazie a un drama televisivo trasmesso nel 1983: un ruolo storico, quello del daimyo Oda Nobunaga, feudatario del periodo Sengoku. Ma nel giro di due anni si consuma l'amore che sarà più duraturo, quello con il cinema. Nel 1985 è infatti nel cast di Tampopo di Juzo Itami, piccolo cult gastro-comico che aiuta l'Occidente a conoscere meglio lo humour e la cucina giapponese. I tratti grotteschi del personaggio di Koji Yakusho ritorneranno più volte, in una carriera costellata di ruoli surreali ed estremi, spesso collocabili in una realtà paradossale. Il primo Japanese Academy Award arriva solo 11 anni dopo, con il ruolo che lo consegna alla storia del cinema. In Shall We Dance? di Masayuki Suo - poi oggetto di un remake hollywoodiano con Richard Gere e Jennifer Lopez - Yakusho è un contabile che soffre di depressione e trova una nuova vita sulla pista da ballo.