Critico in patria, il regista non smise di esserlo in America. Basti pensare al suo film più importante Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) dove il protagonista Nicholson si finge pazzo e viene internato in un manicomio. Cerca di cambiare le cose dando maggiore libertà agli altri pazienti, ma viene neutralizzato e reso un vegetale dalla terapeuta tetragona e implacabile. Il segnale era quello che l'autore ben conosceva: un ordine inesorabile, politico, che divide la società in schiavi e dittatori. Il titolo ottenne ben cinque Oscar, compreso quello alla regia.
Il pronunciamento, nei due film, era squisitamente formaniano: un'analogia, magari parziale, fra la Cecoslovacchia comunista e gli Stati Uniti che si accreditano come patria della libertà e della democrazia. Il regista dimostra di saper assumere velocemente tutti i registri della cultura e dello spettacolo statunitensi come quando firma Hair (1979) un musical. L'incontro fra un giovane che sta per partire per il Vietnam e un gruppo di figli dei fiori è l'occasione per confrontare due momenti e due modi di intendere la vita. Il tutto cantando e ballando. Altri titoli da ricordare sono Ragtime, Valmont, Man on the Moon, L'ultimo inquisitore, generi sempre diversi. Ma assolutamente ricordabile, è Amadeus (1984) titolo beatificato, giustamente, da critica e pubblico, e non accade quasi mai: è la vita romanzata intima, dolorosa ma con spettacolare cifra credibile, del genio Mozart. Otto Oscar, e secondo per l'autore, alla regia.