Nel film Sfida all'O.K. Corral (Sturges 1957), Kirk Douglas è Doc Hollyday, il medico pistolero alcolizzato amico dello sceriffo Wyatt Earp - Burt Lancaster. Douglas ha un accesso di tosse, Lancaster gli dice: "se smettessi di bere camperesti cent'anni". Ebbene, Douglas, compie cento anni. Augurio propizio, quasi un sortilegio. Kirk Douglas ha attraversato sette decenni di cinema, da Lo strano amore di Marta Ivers (1946) a Illusion (2004). La stagione che più lo identifica sono gli Anni Cinquanta, che è il decennio d'oro del cinema del mondo. Se devo dare una dimensione ai grandi, eroici vecchi penso a Connery, Eastwood (86) e penso all'ottantenne Redford. Magari, per appeal ed esempi, possono anche cercare di competere, ma l'assenza nel decennio d'oro non è recuperabile. In quelle stagioni Kirk era nei western superclassici, come Il grande cielo (Hawks 1952) e Sfida all'O.K. Corral, è stato il giornalista cinico ne L'asso nella manica (Wilder 1951), il produttore senza scrupoli ne Il bruto e la bella (Minnelli 1952),Ulisse (Camerini 1954), Van Gogh, performance strepitosa, in Brama di vivere (Minnelli 1956), l'ufficiale eroe in Orizzonti di gloria (Kubrick 1957). Voglio considerare il 1960 l'ultimo anno dei cinquanta e ricordo Noi due sconosciuti (Richard Quine), rapinosa storia d'amore con Kim Novak.


