| Titolo originale | Ace in the Hole |
| Anno | 1951 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Billy Wilder |
| Attori | Kirk Douglas, Jan Sterling, Robert Arthur, Porter Hall, Frank Cady, Richard Benedict Ray Teal, Lewis Martin, John Berkes, Frances Dominguez, Gene Evans, Frank Jaquet, Harry Harvey, Bob Bumpas, Geraldine Hall. |
| Tag | Da vedere 1951 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,30 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 14 settembre 2015
Charlie Tatum, giornalista con la carriera in avaria, si ritrova in un giornaletto di provincia. La sua grinta e il suo professionismo fanno presa in quell'ambiente. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato a Venezia,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Charlie Tatum, giornalista con la carriera in avaria, si ritrova in un giornaletto di provincia. La sua grinta e il suo professionismo fanno presa in quell'ambiente. Ma Tatum sogna lo scoop. E lo trova nella figura di Leo Minosa, un pover'uomo rimasto bloccato in una caverna. Tatum organizza attorno a quell'uomo intrappolato una magistrale montatura giornalistica. Diventa amico dello sventurato e amante della moglie, moralmente degna di lui. Una grande folla si accalca attorno alla galleria. Tatum dirige le operazioni, ma Leo muore e Tatum è ucciso dalla vedova. Charlie Tatum è uno dei più spregevoli eroi dell'intera storia del cinema. Questo elemento indispensabile al film, è anche il motivo del suo insuccesso. Nessuna possibilità di consolazione è concessa allo spettatore. Con una spietata e incalzante narrazione, Wilder ci dimostra come il successo sia il tallone di Achille di una società opulenta come quella americana. Nulla viene risparmiato in questa crudele requisitoria dal talento di Wilder, in anticipo sui tempi di almeno vent'anni. Il film venne ritirato, come talvolta usa fare la Paramount, vedi il caso di Salvate la tigre, e rimesso in circolazione con un altro titolo: The Big Carnival. Quello originario era Ace in the Hole. Fu comunque un notevole "flop" dal punto di vista degli incassi. Mettere sotto accusa il pubblico stesso era una concessione che Wilder ottenne in virtù delle sue credenziali e della permissività della Paramount. Ma il devastante ritratto del protagonista era francamente troppo per il pubblico americano. Tuttavia la sceneggiatura de L'asso nella manica, a opera dello stesso Wilder e di Lesser Samuels e Walter Newman, è stimolante e cinematograficamente perfetta. Douglas implorò Wilder di ammorbidire il personaggio del cronista. Wilder tenne duro e tutto sommato pensiamo avesse ragione lui. La critica, formata per lo più da giornalisti, si sentì offesa e abbandonò il film al suo destino. Wilder racconta di avere in seguito assistito a un incidente stradale. Mentre lui cercava soccorso per un ferito, un fotografo si limitava a scattare foto mormorando: "Devo pubblicare le foto". L'episodio lo mise in pace con la sua coscienza. L'interpretazione di Douglas è scandalosamente perfetta. Infatti non ebbe l'Oscar. E cosa ancora più incredibile non lo ebbe in tutta la carriera. Una inspiegabile dimenticanza di Hollywood o una postuma vendetta? Ma l'emozione che suscita il film ogni volta che si ha la fortuna di rivederlo è il giusto compenso morale, che non è poco, concesso al più intransigente ed efferato capolavoro del cinema americano. John Ford usava dire: "Quando hai dubbi sulla tua carriera, fai un western". Il successivo film di Douglas fu un western.
Il giornalista Charlie Tatum, assunto nella redazione del quotidiano di una cittadina del New Mexico, sogna di realizzare lo scoop in grado di riportarlo sulla cresta dell'onda. L'occasione arriva all'improvviso quando un operaio, Leo Minosa, rimane intrappolato nel crollo di una miniera; immediatamente, Charlie sfrutta la situazione per creare un grande evento mediatico, rallentando di proposito i soccorsi.
Realizzato nel 1951, un anno dopo il capolavoro Viale del tramonto, L'asso nella manica è uno dei film più amari e crudeli del geniale regista e sceneggiatore Billy Wilder, da sempre impietoso smascheratore delle debolezze umane e dei falsi miti che governano la nostra società. Scritto da Wilder insieme a Walter Newman e Lesser Samuels, L'asso nella manica è ispirato a un reale fatto di cronaca verificatosi nel 1925 in Kentucky, che aveva suscitato un immenso clamore mediatico. La pellicola, però, ha ricevuto un'accoglienza piuttosto tiepida alla sua uscita nelle sale, soprattutto a causa del feroce pessimismo della storia narrata, che non scende ad alcun compromesso con lo spettatore; tuttavia, a distanza di tanto tempo L'asso nella manica è entrato negli annali del cinema come uno dei migliori film nell'intera produzione di Wilder.
Protagonista della pellicola è un memorabile Kirk Douglas alle prese con un ruolo volutamente sgradevole: quello di Charlie Tatum, cronista cinico e senza scrupoli, emblema di quella deriva morale che porterà alcuni individui a servirsi della sventura di un altro essere umano a proprio vantaggio. Disposto a tutto pur di mettere a segno il colpo che gli cambierà la carriera, Charlie conquista la fiducia e l'amicizia del povero Leo (Richard Benedict) e nel frattempo fa in modo di prolungarne la prigionia, incurante dei rischi. Allo stesso modo, altri personaggi moralmente discutibili utilizzano la vicenda per il loro tornaconto, come la moglie dell'uomo, Lorraine (Jan Sterling). Soltanto nel drammatico finale il protagonista, messo di fronte al peso delle proprie colpe, sconterà una fatale (ma tardiva) redenzione.
Ma l'aspetto forse più attuale de L'asso nella manica resta la sua sarcastica descrizione del "grande carnevale" che si sviluppa attorno alla tragedia di Leo, quando l'avidità di alcuni reporter e la morbosa curiosità della gente comune trasformeranno il crollo della miniera in un autentico "spettacolo" per le masse; un fenomeno del quale, purtroppo, ancora oggi abbiamo testimonianza diretta in occasione dei più efferati fatti di cronaca. Mai come in questo caso, dunque, è possibile riscontrare il carattere tristemente profetico dell'opera di Wilder; la quale, dopo oltre mezzo secolo, non ha perso un grammo della sua carica mordace e corrosiva.
"Tell the truth" è la frase scritta all' interno di un quadretto appeso fuori la porta dell' editore di un giornale di un piccolo paese americano. La segretaria gli ha fatto pure la cornicetta...Quando giunge in paese Charles Tatum, un giornalista di New York in cerca di un impiego ( gode di una pessima reputazione ), quella frase, che sembra tanto [...] Vai alla recensione »
In una miniera isolata, un operaio è sepolto vivo. Un giornalista decaduto e senza scrupoli sfrutta la situazione e, ritardando la liberazione del prigioniero, trasforma il luogo in un “grande carnevale”, in una mela di picnic domenicali per folle di curiosi. Finché il poveraccio muore. Un altro buon film, e forse il migliore, di Wilder sugli aspetti più ingrati della società americana, sia pure visti, [...] Vai alla recensione »