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Tokyo Film Festival, applausi per La foresta di ghiaccio

Il regista Claudio Noce parla del suo film.

In foto Claudio Noce, regista de La foresta di ghiaccio.
Claudio Noce (45 anni) 1 agosto 1975, Roma (Italia) - Leone. Regista del film La foresta di ghiaccio.

mercoledì 29 ottobre 2014 - Incontri

Unico film italiano in concorso al 27° Tokyo International Film Festival, La foresta di ghiaccio è stato accolto con lunghi e sentiti applausi. A margine della proiezione per il pubblico, il regista romano Claudio Noce - in Giappone con Adriano Giannini, tra i protagonisti del film insieme a Ksenia Rappoport, Domenico Diele, Emir Kusturica e a un nutrito gruppo di attori non professionisti - ha spiegato come è arrivato alla scelta del cast, partendo proprio da Giannini: "Ho scelto Adriano molto prima di definire completamente la storia di questo film. L'ho incontrato e ho capito che insieme potevamo fare un percorso che ci avrebbe condotti a un film. Oltre a pensare che fosse un bravissimo attore, ho intravisto nei suoi occhi un dolore, una scossa dietro a ogni sorriso che era perfetta per il personaggio che avevo in mente".
Stesso discorso vale per il personaggio femminile, quello interpretato da Ksenia Rappoport: "Ero certo che il suo talento incredibile, il suo modo di stare in scena fosse perfetto per il personaggio di Lana, che nasconde una sofferenza che è un po' anche la nostra; il suo personaggio incarna quello che lo spettatore cerca". "Quando ho deciso di non lavorare a una backstory - ha proseguito - è stato proprio nel momento in cui ho scelto Ksenia, perché ho capito che il suo volto parlava molto di più di un flashback per raccontare il suo passato. Il lavoro con lei, tuttavia, non è stato semplice, perché sono andato contro una sua particolare forma mentis. Le ho chiesto di fidarsi di me, lei si è fidata ed è stata un'esperienza meravigliosa".
Circa il personaggio di Pietro, Noce non nasconde di aver avuto non poche difficoltà e di aver fatto moltissimi provini, fino al giorno in cui ha incontrato Domenico Diele: "È un giovanissimo attore con un talento incredibile e a volte anche inconsapevole. Forse neppure lui sa di avere questo talento".
Infine, per quanto riguarda Secondo, il personaggio interpretato da Emir Kusturica, la scelta - afferma Noce - è arrivata quasi come una folgorazione: "Ho contattato i miei produttori e ho chiesto di incontrare Emir. L'ho incontrato dopo un suo concerto e lui mi ha detto subito di sì, perché era convinto che quel personaggio raccontasse in parte la sua storia".

In parte diversi, invece, i temi affrontati dal regista qualche ora prima, nel corso dell'incontro con i giornalisti. In quell'occasione, che ha fatto seguito alla proiezione per la stampa, Noce si è mantenuto più sul piano tecnico, illustrando vantaggi e svantaggi di girare con condizioni climatiche sfavorevoli e soffermandosi sulla preziosa collaborazione con un artista di fama internazionale quale Emir Kusturica.

"L'idea del film - ha affermato il regista - nasce dalla voglia e dall'esigenza di aprire una nuova porta nel mio percorso artistico. Volevo provare a entrare in un terreno nuovo. La gestazione del film è stata lunga e molto faticosa perché nel momento in cui ho aperto la porta del cinema di genere, dove ci sono delle regole ferree da seguire, non volevo perdere di vista il contatto con il mio percorso passato, e cioè con l'attenzione ai personaggi, ai sentimenti, al rapporto con la realtà e con tutti quegli elementi che riguardano la società e ciò che viviamo nei nostri giorni". "La fase di scrittura - ha continuato - è durata 2 anni, mentre le riprese sono durate 5 settimane. Molto poco per un film così impegnativo, fatto con un budget non elevatissimo". "Abbiamo girato in Trentino, nel Nord Italia, grazie anche alla film-commission locale. Il film è ambientato però in una zona più a Est, al confine con la Slovenia, nelle Alpi Carsiche".

Adriano Giannini, anche lui presente alla conferenza, ha sintetizzato così la sua esperienza sul set: "Claudio mi parlava di questo film già da un paio d'anni, da quando ha iniziato a scrivere la sceneggiatura, e quello che mi diceva era a mio avviso molto interessante. Era interessante per il cinema italiano questo thriller ambientato in una zona di montagna ed era interessante ciò che Claudio mi comunicava sul personaggio che avrei dovuto interpretare, e cioè quello di un malinconico cowboy delle nevi che sogna il Brasile ma è costretto a vivere sulle montagne". "L'aspetto più difficile che mi ha riguardato - ha proseguito Giannini - è relativo alla scelta, operata da Claudio insieme a tutti noi, di lavorare con attori non professionisti, persone che vivono realmente in quei luoghi. Riuscire a mescolarsi, fondersi e confondersi con gente del luogo è stato per noi molto complicato, ma anche una grande sfida". "Questo perché - conferma Noce - queste persone hanno volti segnati dal freddo di quelle zone. Mani grandi, dita spesse. C'è proprio una diversità di forme".

Interrogato poi sulle difficoltà nel girare con temperature così rigide, il regista ha rivelato: "Quando gli attori sono arrivati sulla montagna, più passavano le ore e più prendeva forma quello che avevo immaginato per anni: il luogo li ha aiutati a entrare nei personaggi: è stato per loro fondamentale, a livello sensoriale".

A proposito delle scene più pericolose, che nel film coinvolgono inevitabilmente anche Emir Kusturica, Noce ha svelato poi qualche curioso retroscena: "Avevamo una squadra di stuntmen. C'è stata una scena - che poi non ho montato - in cui Emir era stato appeso in sicurezza con 10 metri di vuoto sotto. Lui però non si è fidato, ha capito che poteva rifiutarsi, per cui in realtà è sempre uno stunt a lanciarsi da 80 metri con una corda. I primi piani su Kusturica sono sempre stretti, senza un vero strapiombo sotto l'attore".

E parlando proprio di Emir Kusturica, Noce non ha nascosto una certa emozione: "Lavorare con un regista del suo calibro e con la sua storia mi ha inizialmente molto intimorito, ma lui è stato molto rispettoso del mio modo di vedere il cinema e del mio linguaggio cinematografico. Quello che avevo in testa gliel'ho sempre comunicato in maniera molto chiara e diretta. Il primo giorno di set lui mi ha studiato, voleva sempre guardare il monitor. A metà giornata è andato dai produttori e ha detto loro che poteva fidarsi di me, dicendo che sapevo fare il mio lavoro. Da lì ha iniziato a rilassarsi, a mettere molto di suo e abbiamo lavorato spesso insieme. Per me è stato un grande insegnamento, anche perché ho avuto la sensazione di lavorare con un uomo grande, con molta esperienza, che nonostante abbia fatto la storia del cinema si è messo al servizio di questo film e del suo personaggio". "Il suo modo di mettermi a mio agio e di mettersi a suo agio - ha proseguito il regista - può essere sintetizzato con una frase. Ha guardato i miei occhi e ha detto: 'conosco quel dolore ed è proprio per quel dolore lì che io non faccio più film da 8 anni. Quando noi facciamo i nostri film la nostra vita muore. Stai sereno ragazzo, tornerà'".

Infine, un riferimento alla colonna sonora: "L'idea di utilizzare il Requiem di Mozart è arrivata nel momento in cui ho iniziato a pensare all'ultima sequenza del film come a un funerale, a un percorso verso la morte. Avevo provato anche altre direzioni musicali, perché quella del Requiem è indubbiamente una direzione rischiosa. Ma dopo aver riflettuto sono arrivato alla conclusione che il Requiem fosse la scelta giusta, perché suggella la chiusura di un cerchio, il completamento di un percorso di consapevolezza e liberazione".

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