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Venezia 70, in attesa del Leone d'Oro

Rumors e previsioni sulla fine della Mostra.
di Annalice Furfari

In foto il regista Ettore Scola insieme alle figlie sceneggiatrici per la presentazione del film Che strano chiamarsi Federico.
Ettore Scola 10 maggio 1931, Trevico (Italia) - 19 Gennaio 2016, Roma (Italia). Regista del film Che strano chiamarsi Federico - Scola racconta Fellini.

sabato 7 settembre 2013 - News

Cala il sipario sulla 70esima Mostra del Cinema di Venezia. Grande attesa per la cerimonia di chiusura del festival, che si terrà questa sera nella Sala Grande, elegante teatro della consegna del Leone d'Oro. Venti i film in concorso, su cui la giuria presieduta da Bernardo Bertolucci dovrà trovare un accordo. Compito non semplice, considerato che questa edizione, ritenuta da molti addetti ai lavori qualitativamente inferiore alle precedenti, non ha fatto gridare al capolavoro. Diversi i film interessanti, ma nessuno in grado di brillare così tanto da oscurare gli altri. In attesa della consegna ufficiale dei premi, al Lido si rincorrono i rumours sui possibili vincitori. Il titolo che è riuscito a mettere d'accordo sia la critica che il pubblico è Philomena dell'inglese Stephen Frears. È, infatti, in testa alle classifiche di gradimento di stampa internazionale, nazionale e spettatori la commovente, ma anche ironica, storia di una donna dedicatasi per cinquant'anni alla ricerca del bambino avuto da adolescente e mai conosciuto, perché costretta all'adozione dalle suore del convento dov'era rinchiusa. Poco festivaliero, ma destinato a un grande successo commerciale - di certo il maggiore tra i titoli visti al Lido - Philomena non resterà a mani vuote: se non con il Leone d'Oro, potrebbe essere premiato per la migliore sceneggiatura e sembra pressoché certa la Coppa Volpi per la signora del cinema inglese Judi Dench, che corre a vele spiegate anche verso la nomination agli Oscar.
I bookmakers scommettono anche su quello che è stato annunciato come l'ultimo film diretto dal maestro dell'animazione giapponese Hayao Miyazaki. The Wind Rises, storia di un ragazzo che sogna di diventare un grande progettista aeronautico, è stato applauditissimo in laguna ed è considerato il lavoro più personale di Miyazaki, una sorta di degno testamento artistico di un cineasta che ha sempre colto nel segno con i suoi lavori intrisi di poetica fantasia. Mentre i bookmakers non puntano molto sui tre registi italiani in concorso - Emma Dante, Gianni Amelio e Gianfranco Rosi - si rincorrono i rumours sul film che maggiormente ha scioccato e diviso le platee al festival. Pare che Miss Violence del greco Alexandros Avranas abbia impressionato molto positivamente il presidente della giuria Bertolucci. Pareri discordanti, invece, dalla critica, su questo crudo e disturbante dramma familiare con al centro il tema dell'incesto.
Un film che ha riscosso consensi unanimi al Lido è Tom à la ferme del giovane regista canadese Xavier Dolan, toccante storia che tratta di omosessualità negata e omofobia. È, invece, un peccato che Locke di Steven Knight sia stato presentato fuori concorso: molto apprezzata questa storia di un uomo in crisi esistenziale, interpretata da un ottimo Tom Hardy e ambientata interamente in un'automobile in corsa. Neppure in questa edizione sono mancati i classici titoli da festival, contrassegnati da storie forti ma volutamente anti-narrativi, caratterizzati da un'estetica ricercata ma respingente per il pubblico non cinefilo. I film in questione sono due e potrebbero avere qualche chance di vittoria: il tedesco Die Frau des Polizisten di Philip Gröning, dura e logorante cronaca di un amore coniugale brutalizzato dalla violenza, e Jiaoyou (Stray Dogs) del malese Tsai Ming-liang, toccante storia di un uomo abbandonato dalla moglie, che vive per strada con i due figli, alla stregua di cani randagi.
Infine, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile potrebbe andare all'attore texano Scott Haze, intenso e scioccante serial killer necrofilo per Child of God di James Franco, dal romanzo cult di Cormac McCarthy. Ma hanno chance di vittoria anche Nicolas Cage, ombroso padre mancato in Joe di David Gordon Green, e Christoph Waltz, sempre grande in ogni ruolo, stavolta protagonista in cerca del senso dell'esistenza in The Zero Theorem di Terry Gilliam.
Subito dopo la cerimonia di premiazione, questa sera vedremo l'ultimo titolo fuori concorso, Amazonia di Thierry Ragobert e Luc Marescot, docu-fiction in 3D interpretata da soli animali. È la curiosa storia di una scimmia ammaestrata di un circo che, trasportata su un aereo, sopravvive a un incidente e precipita nel cuore della meravigliosa e insidiosa foresta amazzonica, in cui dovrà vedersela con gli altri animali e imparare a fronteggiare un ambiente selvaggio sconosciuto. Una storia basata su una vera e propria sceneggiatura, ma con i protagonisti liberi di improvvisare e di usare un linguaggio diverso da quello degli umani.
Ieri sera grande emozione per la presentazione fuori concorso, a cui ha assistito anche l'applaudito presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del documentario Che strano chiamarsi Federico - Scola racconta Fellini, con cui Ettore Scola ha omaggiato l'amico cineasta scomparso, aprendo il cassetto dei suoi ricordi personali. Apprezzato, ma senza grandi entusiasmi, l'ultimo film in concorso, Es-stouh (Les Terrasses) del regista Merzak Allouache, peculiare indagine sulla complessa e tormentata situazione attuale della società algerina.

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