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Storia 'poconormale' del cinema: puntata 125

Una rilettura non convenzionale della storia del cinema. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

In foto Roberto Benigni in una scena del film La vita è bella.
Roberto Benigni (68 anni) 27 ottobre 1952, Castiglion Fiorentino (Italia) - Scorpione. Interpreta Guido Orefice nel film di Roberto Benigni La vita è bella.

venerdì 29 luglio 2011 - Focus

I grandi titoli
Gli anni Novanta seguono una parabola, un destino, naturali. La qualità del cinema italiano si contrae. Nelle epoche precedenti, finiti i miracoli del realismo e della commedia, il grande volano aveva continuato a girare, naturalmente rallentando, decennio dopo decennio. E anche gli spunti individuali rallentavano, insieme all'ispirazione e in virtù delle anagrafi.

Artista
Il nostro maggiore artista di cinema, Fellini, firma la sua ultima opera proprio l'anno d'inizio del decennio, La voce della luna. L'energia, l'ispirazione, non sono più quelli di Amarcord, tuttavia non è possibile che l'uomo di Rimini rallenti al punto da non essere più lui. I contenuti sono forse più fragili, magari anche ragionevolmente sorpassati, ma certi spunti si accreditano comunque, come quando Ivo-Benigni, alla fine, guarda la luna e supplica un po' di silenzio, per poter continuare ad ascoltare e riprendere a capire ciò che accade intorno.
Ho spesso indicato i tre grandi Premi internazionali, L'Oscar, Cannes e Venezia, come misura della qualità del nostro cinema. Premi che sono, nelle epoche che trascorrevano, esponenzialmente caduti. Ma il decennio ha un buon abbrivio in questo senso, addirittura con un Oscar, attribuito a Mediterraneo, di Gabriele Salvatores. Trattasi di buon film, nel segno dei precedenti Marrakech Express e Turné, che però sono più freschi e innovativi. L'Oscar a Mediterraneo fu un riconoscimento decisamente troppo largo. Come ammise lo stesso regista. Anche perché in concorso c'era un film come Lanterne Rosse, di Zhang Yimou, un titolo da storia del cinema. Ma l'anomalia fu inferiore al danno che quell'attribuzione causò al regista. Per molte stagioni, convinto di quella legittimazione, Salvatores ha percorso strade improprie, affrontando generi e vicende astruse o demagogiche. La "sbornia da Oscar" è finita con alcuni titoli recenti, e di qualità, come Io non ho paura, e Happy Family. Divisi, nel tempo, dal suo film peggiore, Quo vadis, Baby. Ma qui siamo... agli anni duemila.

Leone
Nel '98 Venezia premia Gianni Amelio col Leone d'oro per Così ridevano.
Il riconoscimento va oltre i meriti del film. È sproporzionato. Amelio ha sempre firmato dei buoni film, è , come si dice, un ottimo professionista, con una traiettoria omogenea e dignitosa. Ma nella quale non spicca il capolavoro. E comunque la sua opera migliore, da tre stelle e mezzo, è Le chiavi di casa, ignorato dalla strana giuria del festival di Venezia. Ma eravamo, anche qui, nei "2000".
Ma nel 1998 il capolavoro arriva. Lo si deve a Roberto Benigni che con La vita è bella vince l'Oscar. Il titolo è all'altezza di quelli delle grandi epoche. L'argomento innescò inutili polemiche e imbarazzi. L'olocausto, la strumentalizzazione, una certa furbizia sentimentale. Trattasi di grande film con tutte le licenze e le franchigie possibili. Quel titolo è comunque un classico, italiano. E nell'era recente, lo ribadisco, i nostri classici ... mancano, quasi non esistono.

Importante
Il decennio non può prescindere da quello che è forse il nostro autore più importante dell'era recente del cinema, Nanni Moretti. Nel '93 firma Caro diario e nel '98 Aprile. Sono film di normale qualità morettiana, cioè alta, ma non altissima. Il grande titolo, il classico arriverà un po' più avanti, legittimato dalla Palma d'oro di Cannes. Così, ancora una volta un grande premio uno dei tre major, cadeva opportunamente. Il film è La stanza del figlio. Anche qui siamo nei 2000, proprio all'inizio.

Predestinato
Ma un altro nome va fatto, rispetto ai Novanta, quello di Vincenzo Cerami. Scrittore, e sceneggiatore. Ma con una partenza importante, da predestinato, come aiuto alla regia di Pier Paolo Pasolini. Cerami firma la sceneggiature di Johnny Stecchino e La vita è bella, di Benigni, e precedentemente aveva collaborato a Porte Aperte diretto da Amelio, anche questo un titolo più meritevole di Così ridevano, quello del Leone.
Il talento assoluto del cinema di quel decennio è lui. Vincenzo Cerami.

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