Aprile

Film 1998 | Commedia, +16 78 min.

Regia di Nanni Moretti. Un film con Silvio Orlando, Nanni Moretti, Silvia Nono, Pietro Moretti, Corrado Stajano, Angelo Barbagallo. Cast completo Genere Commedia, - Italia, 1998, durata 78 minuti. Uscita cinema venerdì 27 marzo 1998 distribuito da Sacher. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,11 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 28 luglio 2009

Aprile è un mese decisivo nella vita di Moretti. Le elezioni vinte dal Polo nel '94 (la vicenda per lui peggiore: si fa l'unica "canna" della sua vita); quelle vinte dall'Ulivo nel '96; soprattutto la nascita del figlio. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Aprile ha incassato 3,1 milioni di euro .

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Consigliato sì!
3,11/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,21
CONSIGLIATO SÌ
Recensione di Annarita Mazzucca
Recensione di Annarita Mazzucca

In Aprile, come nel precedente Caro diario, Nanni Moretti (esprimendosi in prima persona e sempre annullando i labili confini fra ritratto del sé e ritratto del mondo) non esita a mostrarci il suo impegno ideologico e a vivere l'evento della paternità davanti alla macchina da presa, ma in Aprile si ha l'impressione costante che il regista non riesca a stare sul pezzo col desiderio perpetuo di stare altrove. Un personaggio coraggioso che lungi dall'essere presente agli altri, risulta però perpetuamente ego sintonico, abdicando senza soluzione di continuità agli impegni presi (il documentario sui comizi elettorali) per ritrovare infine la propria dignità registica attraverso l'universo di senso del pasticciere troskista che a sua volta, riesce a ritagliarsi nel proprio habitat e lontano dai giochi di poteri l'equazione di una serenità integrata nel "collettivo" di un musical. In realtà un documentario Nanni infine lo gira, ed è quello su sé stesso.
In questa pellicola considerata dalla critica un'opera quasi minore del regista capitolino, spesso Moretti mette a nudo le sue manie pseudo ossessive, la cui fuga centripeta coincide coi ritagli di giornale (come la rassegna finale delle copertine sconce e degli articoli polemici), mantenendo sempre un'irresistibile coerenza incoerente ascrivibile alla sua filmografia per intero. Eloquente a questo proposito la scelta di porre sotto la pubblica lente del cinematografo la nascita di suo figlio (appena dopo aver annunciato che avrebbe evitato in tutti i modi che Pietro scegliesse di fare l'attore).
Il Berlusconi che scende in campo, aprendo così la propria carriera politica, e spiega al figlio che "smetterà di aggiustare le televisioni per dedicarsi ad aggiustare l'Italia", genera lo sfogo della sua frustrazione per la sconfitta politica con la prima (smisurata) canna della sua vita, inevitabile parallelo al barattolo di nutella a grandezza d'uomo di Bianca. Critica impietosa alla perdita di riferimento politico della sinistra italiana, il tutto sdrammatizzato dagli swing tanto cari al Maestro, a bordo dell'inseparabile vespa simbolo del suo cinema senza quartiere e di "redenzione" dal passato che lo lega a un intimissimo rapporto con la sua città natale.

Sei d'accordo con Annarita Mazzucca?

Aprile è un mese decisivo nella vita di Moretti. Le elezioni vinte dal Polo nel '94 (la vicenda per lui peggiore: si fa l'unica "canna" della sua vita); quelle vinte dall'Ulivo nel '96; soprattutto la nascita del figlio. In questo contesto il regista scrive un diario, molto più vero di Caro diario. È indeciso se fare un documentario sull'Italia oppure un musical ambientato in una pasticceria. Nel frattempo sua moglie è incinta e tutto viene preparato per la nascita del bambino. Vediamo Emilio Fede esultare per il successo del Polo e Berlusconi pronunciare il discorso della vittoria. Moretti, uomo di sinistra dichiarato, assesta così due colpi al cerchio (di destra) e uno (piccolo) alla botte (di sinistra): come quando vede D'Alema in TV subire Berlusconi e lo incita a reagire. Poi va sul Po per l'adunata della Lega, ma finisce per essere troppo distratto dalla nascita del figlio. Lo dice anche: "mi rimproverano di non fare film da tempo, ho fatto un figlio, è importante". Così, come il Fellini-Mastroianni di 8 e mezzo, non fa niente. Si limita a sognare un balletto col pasticciere Silvio Orlando. Aprile non vale il miglior Moretti. È comprensibile l'enorme passione per il proprio figlio (avuto dopo i quaranta e presumibilmente molto atteso) ma questa volta non è riuscito a portare gli spettatori (che infatti lo hanno tradito) al centro della sua vita. Presumeva troppo. La grande "distrazione" privata gli ha anche inibito la solita efficacia. Il profilo non si impenna mai, anche nei tratti che dovrebbero essere spettacolari, come la sequenza delle copertine dei giornali. Il punto di vista di un uomo intelligente e dotato come Nanni Moretti è diventata una rilettura conosciuta, quasi scontata, di una quantità di servizi televisivi visti qua e là negli anni in televisione. Speriamo si tratti di una distrazione momentanea. Il nostro cinema non può permettersi un Moretti in tono minore. Buona valutazione per la stima pregressa.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 2 febbraio 2010
Fabrizio Cirnigliaro

l racconto della campagna elettorale si alterna all’ansia con cui il regista romano sta vivendo la lunga attesa che porta alla paternità. La forma della pancia a punta con cui si prospetta l’arrivo di un figlio maschio, la scelta del nome, con l’esclusione di “Giovanni” perché in Italia per legge non si può chiamare il proprio un bambino con il [...] Vai alla recensione »

Frasi
Cosa ha detto precisamente la pediatra?
Di lasciarlo piangere fino a che non la smette da solo.
BÈ, casomai cambiamo la pediatra.
Una frase di Se stesso (Nanni Moretti)
dal film Aprile
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Sembra semplice, ma non lo è. Sembra un diario minimo, una confessione a bassa voce, una lettera a un amico tenuta dentro a lungo e finalmente spedita, e forse lo è. Aprile, di Nanni Moretti, sfugge alle definizioni, scivola fra le mani. Alcuni si sono irritati, molti vi si sono rispecchiati. Diavolo di un “autarchico”, sempre lì lì per realizzare il “grande” film, e poi ancora a tentare di capire [...] Vai alla recensione »

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