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Storia "poconormale" del cinema: puntata 118

Una rilettura non convenzionale della storia del cinema. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson in una scena del film Catene.
Yvonne Sanson 29 agosto 1925, Salonicco (Grecia) - 23 Luglio 2003, Bologna (Italia). Interpreta Rosa nel film di Raffaello Matarazzo Catene.

venerdì 10 giugno 2011 - Focus

I grandi titoli
I grandi film che fanno la storia del cinema non è detto che siano gli stessi che fanno la storia del costume. Anzi. La pongo in una formula semplice: cultura e sentimento. Hanno momenti e percorsi diversi. Il successo popolare spesso non riguarda le grandi opere, ma fenomeni diversi. La parola chiave è, appunto "sentimento". Esemplare in assoluto, in questo senso è Raffaello Matarazzo, quello che si dice un ottimo mestierante. Ha firmato film, non opere. Ma c'è stata una stagione in cui quel regista dettava legge. Tutti andavano a vedere i suoi film. Quei titoli sono I figli di nessuno, Chi è senza peccato, Catene, Angelo bianco, Malinconico autunno, Torna!. E altri. Protagonisti erano Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. Coppia perfetta. Lui era il divo assoluto, accreditato da tanti generi e tanti ruoli: il militare, il pilota, l'amoroso, il nobile. Lei era una greca approdata a Cinecittà, costretta alla liturgica gavetta per diventare protagonista e predestinata. Yvonne era prosperosa e sensuale, occhi languidi, era nelle fantasie del popolo maschile del cinema. Totò diceva di lei "che bella donna, e quanta" e la corteggiò a lungo, invano, sembra. L'incontro con Nazzari fece della coppia qualcosa di irresistibile, con la mano del regista principe del melò, appunto. Yvonne e Amedeo fecero film che sconvolgevano tutti, le donne soprattutto. Erano i primi anni Cinquanta. Gli intrecci sembravano versare lacrime dallo schermo. Lui e lei erano coppia felice, ma dal passato tornava un fidanzato cattivo. Oppure lui la credeva infedele invece era fedele, sofferenza prima della catarsi. I due avevano un figlio, il destino crudele li separava, si ritrovavano al capezzale del bambino morente, lui disperato, lei suora. E così via. Gli italiani aspettavano i film della coppia come un premio, un nuovo amore o un'eredità. Le sale si riempivano, i fazzoletti si bagnavano. I fumetti e i fotoromanzi rilanciavano quei modelli e quelle storie. Marcello e Sophia erano grandi personaggi, ma Amedeo e Yvonne erano un investimento del cuore, come Nilla Pizzi, come Coppi e Bartali.

Felicemente
In quei film c'erano, appunto, codici e caratteri fissi e felicemente ripetitivi. Quasi mai la vicenda viveva in città. Per la città c'era il realismo, con storie sociali di scarso romanticismo. Per il melò occorrevano i paesi, le montagne e i boschi, le case di pietra e i sentimenti semplici di quella gente. Ciò non toglie che un modello sempre presente fosse il nobile di campagna, che era quasi sempre una contessa cui dava corpo e volto Françoise Rosay, anziana, canuta, inquietante e intrigante. C'era sempre un bambino inopportuno che veniva rapito nella culla da una domestica malvagia a complice della padrona. Anni dopo, quando i nodi venivano sciolti, il bambino diventato ragazzo rispuntava e tutte le giustizie venivano fatte. Erano film che potevano ospitare battute come "ci sposeremo in Canada coronando il nostro sogno d'amore", oppure "il rimorso mi soffoca!!". Erano i tempi in cui una donna poteva finire in prigione se tradiva il marito. E non solo nei film, successe, si sa, alla famosa Dama bianca denunciata dal marito perché era diventata l'amante di Fausto Coppi. Era un mondo certo diverso, lontanissimo da noi, così com'era diverso il linguaggio, il vocabolario addirittura. Eppure queste iperboli, questo melò in bianco e nero, questi sentimenti primordiali e semplici... ci danno nostalgia. Le generazioni del cinema, insomma i giovani, se incappano, in tivù, in un abbraccio fra Nazzari e la Sanson credo abbiano la percezione di essere capitati in un pianeta addirittura fuori dalla nostra galassia.

Nostalgici
E adesso, strumentale, una citazione personale. Eravamo un gruppetto, giovani (quelli che vanno al cinema) e adulti (gli inutili nostalgici). Qualcuno ha inserito il dvd de I figli di nessuno. Dopo qualche minuto di assestamento, di reset, di messa a fuoco nel tempo e nel sentimento, e dopo qualche sorriso, breve, iniziale di un paio di coloro che credono che il cinema sia iniziato con Pulp Fiction, siamo rimasti davanti a quel film fino alla fine, silenziosi, sconcertati, un po' storditi. Nazzari&Sanson, come allora, avevano svolto il loro compito. Certo in chiave diversa, avevamo visitato un paese che non esiste più (esisteva "appena" persino allora), un paese senza inquinamento.

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