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sabato 8 agosto 2020

David Coco

Il viso da mafioso

49 anni, 25 Ottobre 1970 (Scorpione), Catania (Italia)
occhiello
"Banditi, mafia, polizia, erano tutti come la santissima trinità. Io prendevo ordini dal ministro Scelba!"
dal film Segreti di Stato (2003) David Coco  Pisciotta
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David Coco

Intervista alla regista esordiente Mirca Viola e al cast del film.

L'Amore fa male, visita sul set siciliano

giovedì 19 maggio 2011 - Ornella Sgroi cinemanews

L'Amore fa male, visita sul set siciliano Esterno Notte. Catania. In una terrazza sul mare, a pochi passi dalla sabbia dorata della Plaja, sotto una splendida luna piena, un gruppo di parenti riunitisi dopo tanto tempo brinda allegro ad un’occasione speciale: l’imminente matrimonio di zio Tonino (Salvo Saitta). Al fianco del futuro sposo, un po’ attempato, i due nipoti. Saro, un simpatico ed istrionico David Coco, con un look improbabile da pantaloni di lino color salmone, camicia a righe viola e lilla, scarpe di tela bianche, e sua cugina Elisabetta, una magrissima Nicole Grimaudo in pantaloni di shantung di seta e maglia all’americana. Tra gli ospiti, anche una solare Diane Fleri con capello corto spettinato e Stefania Rocca, capelli lunghi biondi, minigonna e calze a rete, appartata ed un po’ annoiata come vuole il suo ruolo. E soprattutto come vuole la regista, Mirca Viola, al suo esordio dietro la macchina da presa, messa da parte la corona da Miss e il lavoro di attrice, circondata da una troupe che risponde ad ogni sua richiesta. Tra prove di scena e inquadrature, caffè e bicchieri di acqua o vino, mentre un vento freddo, insolito per la stagione, costringe gli attori ad avvolgersi in coperte colorate tra un ciak e l’altro.
È un lido balneare di Catania a fare da set per una scena significativa del film L'amore fa male, prima regia di Mirca Viola, autrice anche della sceneggiatura insieme a Cinzia Panzettini. Una commedia al femminile che vuole raccontare le tante sfaccettature dell’amore, attraverso la storia di tre giovani coppie che da Roma (dove è ambientata la prima parte della storia) si spostano in vacanza in Sicilia in occasione del matrimonio di un parente. E sarà proprio la Sicilia, con il suo mare e il suo sole, a fare da catalizzatore nelle relazioni – ben più complicate che in apparenza – tra Nicole Grimaudo e Stefano Dionisi, Diane Fleri e Paolo Briguglia, Stefania Rocca e l’uomo sposato che l’ha lasciata sola, rendendola una mina vagante pronta alla detonazione.

Va in onda stasera su Raiuno la fiction diretta da Alberto Simone.

In nome del figlio: una storia drammatica raccontata con delicatezza

domenica 16 novembre 2008 - Désirée Colapietro Petrini cinemanews

In nome del figlio: una storia drammatica raccontata con delicatezza È il 9 Novembre 1992. Per Gerarda e Pino Sciortino, genitori di Gianluca, un bambino nel pieno della vitalità dei suoi dieci anni, è una mattina come tutte le altre. Ma solo apparentemente. Gerarda, infatti, ha da poco lasciato il figlio a scuola quando viene sopraggiunta da un'improvvisa e inaccettabile notizia: Gianluca è in coma irreversibile. Un'emorragia cerebrale devastante provocata dalla rottura di un angioma sembra spezzare per sempre la vita del loro unico figlio. La diagnosi dei medici, scettica e scientifica, non lascia speranze. Eppure, per quanto distrutti dal dolore, i genitori del piccolo, armati di quell'immensa forza che solo l'amore è in grado di provocare, decidono di combattere quel destino beffardo che si è loro scagliato contro. Finché, quaranta giorni dopo il terribile verdetto, alla vigilia di Natale, avviene l'imprevedibile: Gianluca si sveglia dal coma ripetendo le parole di una canzone che sua madre gli sta facendo ascoltare: 'Dimmelo tu cos'è' di Antonello Venditti.

sabato 4 luglio 2020 - Sognava di realizzare un’autentica, utopica rivoluzione nella sua Sicilia: moralizzare la vita pubblica. Non ne ebbe il tempo. Ora al cinema.

Il delitto Mattarella, omaggio a un uomo d'altri tempi, un politico onesto e coraggioso

Giovanni Bogani cinemanews

Il delitto Mattarella, omaggio a un uomo d'altri tempi, un politico onesto e coraggioso Era il 6 gennaio 1980. A Palermo veniva ucciso Piersanti Mattarella: era il Presidente della Regione Sicilia, e il fratello maggiore del futuro presidente della Repubblica italiana.

Nel tempo il nome di Piersanti Mattarella si è come perduto. Dopo Peppino Impastato, più di dieci anni prima di Falcone e Borsellino. È finito come in un cono d’ombra. Eppure, fu il più grave delitto politico dopo il caso Moro. Lo toglie, da quel cono d’ombra, il film di Aurelio Grimaldi. E ci ricorda chi era Piersanti Mattarella. Un democristiano onesto e coraggioso: nemico di Cosa nostra, nemico della corruzione. Con il sogno di realizzare un’autentica, utopica rivoluzione nella sua Sicilia: moralizzare la vita pubblica. Inevitabile che si esponesse alle reazioni della mafia. La domenica dell’Epifania del 1980, quando entrò nella sua Fiat insieme alla moglie e ai figli per andare a messa, qualcuno si avvicinò al finestrino. Mattarella non ebbe scampo. 
 

Mattarella portò l’allora partito comunista nel governo della regione Sicilia – sia pure come appoggio esterno – e questo scatenò un odio molto marcato nei suoi confronti. E la Sicilia dalle carte in regola, a quei tempi, era forse difficile da imporre, o anche solo da immaginare. 
Giovanni Bogani, MYmovies.it
Da anni Aurelio Grimaldi raccoglie materiali sulla storia di Piersanti Mattarella: “La sua è una figura ingiustamente dimenticata”, dice. Grimaldi, per sottrarlo a questo oblio, sceglie di fare nomi e cognomi, di non nascondere niente. Se il film di Amelio Hammamet, per fare un esempio, non nomina mai Bettino Craxi, qui ci sono nomi e cognomi di ciascuno. Tra i personaggi ci sono il futuro presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il futuro presidente del Senato Pietro Grasso, che all’epoca del delitto Mattarella è il giovane sostituto procuratore di turno; ci sono Giulio Andreotti e Salvo Lima. C’è tutto un mondo che ci sembra lontano anni luce, ma che invece è solo ieri. 

Per farlo, chiama a raccolta tutti gli attori siciliani che può riunire: ci sono Leo Gullotta, Tuccio Musumeci, Donatella Finocchiaro, David Coco – che interpreta Piersanti Mattarella –, Vincenzo Crivello, Nino Frassica, Andrea Tidona, e c’è Tony Sperandeo con cui aveva lavorato dai tempi di Mery per sempre – era un secondino del carcere minorile. Con un cast tutto siciliano, l’impasto linguistico del film, la sua musica, suonano veri, pur in un contesto di ricostruzioni quasi teatrali. Verrebbe da dire, con una parola antica, “brechtiane”. 

Sono “veri” anche i luoghi: il film è stato girato a Palermo, al Calvario di Tusa, a Castellammare del Golfo, dove Mattarella era nato, e a Corleone. 

Nel film ci sono tutti i momenti salienti della parabola di Mattarella. C’è quella conferenza regionale dell’agricoltura del 1979, in cui il deputato Pio La Torre accusa l’assessore all’agricoltura della Regione come corrotto, colluso alla delinquenza. E mentre tutti si aspettano che Mattarella difenda il suo assessore, ascoltiamo Mattarella riconoscere il bisogno di legalità e correttezza nella gestione dei contributi per l’agricoltura. Era il momento, probabilmente, in cui firmava la sua condanna a morte. E c’è la scena dell’omicidio, c’ il complicato intreccio fra i Nar, terroristi neofascisti di Giusva Fioravanti, la banda della Magliana, Cosa nostra. 

Tutto, nel film, è molto dichiarato, molto “messo in scena”, quasi come se fosse una lezione di storia: è il suo pregio e insieme il suo limite. È un’opera di memoria, forse meno un’opera di cinema, di stile. 
Aurelio Grimaldi è un lone rider, un cavaliere solitario nel cinema italiano. Aveva trent’anni, faceva il maestro elementare, e il suo ingresso nel cinema lo fece con il botto. Con quel film, Mery per sempre, diretto da Marco Risi a partire da un suo romanzo. Il film era ambientato in un carcere minorile palermitano: e grondava verità, rabbia, verità da ogni immagine. Era il 1988: Aurelio Grimaldi aveva lavorato alla sceneggiatura, senza essere accreditato. Poi scrisse Ragazzi fuori, stesse atmosfere, stessi volti pasoliniani, struggenti e disperati. Poi Grimaldi proseguirà un suo percorso personalissimo, zigzagante, di regista: La discesa di Aclà a Floristella, che fu in concorso a Venezia, ma anche un film come Il macellaio con Alba Parietti, La donna lupo con Loredana Cannata

Un discorso politico e un discorso sessuale, come nei film del suo maestro ideale, Pier Paolo Pasolini. Il sesso, il desiderio, l’omosessualità, la bellezza dei corpi, la Sicilia. Tutto si mescola nei suoi film, in proporzioni sempre imprevedibili. E sempre ai margini del sistema cinema in Italia. Viene apprezzato Rosa Funzeca con Ida Di Benedetto, poi Grimaldi sparisce un po’ dai radar. Lavora per anni a una trilogia sul terrorismo italiano: fra il 1978 e il 1981, il rapimento di Moro, la reazione dello Stato, il destino dei terroristi. Un progetto mai finito. Adesso, dopo anni di ricerche – e dopo anni di silenzio artistico – il suo ritorno. Con un film che può avere una vita e un percorso nelle scuole, per far sapere che cosa significa essere una persona degna.

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