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venerdì 7 agosto 2020

Irène Jacob

L'inquietudine di una musa discreta

Nome: Irene Marie Jacob
Altri nomi: Irene Jacob / Iren Zhakob
54 anni, 15 Luglio 1966 (Cancro), Suresnes (Francia)
occhiello
E se mi innamorassi di te?
Sarebbe come accendere una candela in una stanza piena di luce.

dal film Al di là delle nuvole (1995) Irène Jacob  La ragazza ("Questo corpo di fango")
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Irène Jacob
Festival di Cannes 1991
Premio miglior attrice per il film La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieslowski



Il Trieste Film Festival consegna due nuovi riconoscimenti speciali a due grandi protagonisti della 27esima edizione.

La diva e l'esercente, Trieste premia Irène Jacob e Victor Purice

mercoledì 27 gennaio 2016 - a cura della redazione cinemanews

La diva e l'esercente, Trieste premia Irène Jacob e Victor Purice Una protagonista del cinema francese, Irène Jacob, che ha lavorato con alcuni dei più grandi autori europei (da Kieslowski ad Antonioni); e un esercente, ex proiezionista e irriducibile cinefilo rumeno, Victor Purice, che con fatica lotta per tenere aperta la sua sala. Sono i protagonisti con cui il 27. Trieste Film Festival (in corso fino al 30 gennaio) ha voluto inaugurare due nuovi premi speciali.
L'Eastern Star Award vuole segnalare una personalità del mondo del cinema che con il suo lavoro ha contribuito, proprio come il Trieste Film Festival, a gettare un ponte tra l'Europa dell'est e dell'ovest: in occasione dell'omaggio per i vent'anni dalla scomparsa di Krzysztof Kieslowski, il premio è stato assegnato a Irène Jacob, una delle icone della filmografia del maestro polacco (con cui ha girato La doppia vita di Veronica e Tre colori - Film rosso), che nel corso della sua carriera ha lavorato con altri grandi nomi del cinema dell'Europa orientale, da Théo Angelopoulos (La polvere del tempo) ad Agnieszka Holland (Il giardino segreto).
Il Cinema Warrior - Cultural Resistance Award premia invece l'ostinazione, il sacrificio e la follia di quei "guerrieri" che lavorano - o meglio: combattono - dietro le quinte per il cinema: è il caso di Victor Purice, e della sua battaglia quotidiana per salvare il Dacia Panoramic Cinema a Piatra Neamt, una delle ultime vecchie sale cinematografiche sopravvissute oggi in Romania.
In un cinema dove manca il riscaldamento e che sta lentamente cadendo a pezzi, senza alcun sostegno da parte dello Stato proprietario dell'edificio, la sua è una lotta degna di Don Chisciotte, raccontata ora da un documentario, Cinema, mon amour di Alexandru Belc, in concorso a Trieste. Ma è soprattutto una storia "universale" (come dimostrano tanti casi analoghi in giro per il mondo, Italia compresa), e un modo per "risarcire" quell'esercito di addetti ai lavori che, lontani dai riflettori, ci permettono ancora di assaporare il piacere di sederci in platea a vedere un film.

Scopri lo speciale editoriale di Trieste Film Festival »

   

Esce il secondo film di Paolo Franchi: vicende critiche di figli di padri illustri e ingombranti.

Nessuna qualità agli eroi: Nel nome del padre e in assenza del padre

giovedì 27 marzo 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Nessuna qualità agli eroi: Nel nome del padre e in assenza del padre Dopo La spettatrice, storia di una giovane donna che osserva la vita degli altri dietro il vetro di una finestra, Paolo Franchi torna con un'opera nevrotica e dolorosa ma soprattutto con un'idea di cinema accostato alla psicanalisi, probabilmente per quel carattere di sogno collettivo che il cinema spesso possiede o per le dinamiche di proiezione e di identificazione che sollecita. Al centro di Nessuna qualità agli eroi ci sono due padri illustri, ingombranti e (quasi) invisibili, che hanno controllato e condizionato l'esistenza dei propri figli, incapaci di vivere e di crescere se non in un rapporto di dipendenza rabbiosa dal genitore, oggetto di amore e di odio autodistruttivo. Elio Germano interpreta Luca, il figlio disadattato di un usuraio che prende a modello della sua "realizzazione" il broker assicurativo di Bruno Todeschini, figlio integrato di un artista deceduto. In mezzo a loro c'è la grazia di Irène Jacob, moglie e "spettatrice" di quel poco che resta da guardare con affetto. La solitudine, l'incomunicabilità, la pesantezza terrena dei corpi e dei desideri, l'afasia dei personaggi che diventa afasia del vivere, sono alcuni dei temi che legano La spettatrice a Nessuna qualità agli eroi, due film che si muovono sotto il segno della follia in quanto infelicità. L'opera non riconciliata di Paolo Franchi dimostra un'infaticabilità artistica, un'inesauribile voglia di capire e l'irrequietezza di porsi nuovi interrogativi.

Parliamo delle mie donne

Parliamo delle mie donne

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,73)
Un film di Claude Lelouch. Con Johnny Hallyday, Sandrine Bonnaire, Eddy Mitchell, Irène Jacob, Pauline Lefèvre.
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Genere Commedia, - Francia 2014. Uscita 22/06/2017.
Il nemico invisibile

Il nemico invisibile

* * - - -
(mymonetro: 2,00)
Un film di Paul Schrader. Con Nicolas Cage, Anton Yelchin, Alexander Karim, Irène Jacob, Aymen Hamdouchi.
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Genere Drammatico, - USA 2014. Uscita 09/07/2015.
Amore carne

Amore carne

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Pippo Delbono. Con Irène Jacob, Marie-Agnès Gillot, Sophie Calle, Pippo Delbono, Margherita Delbono.
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Genere Documentario, - Italia, Svizzera 2011. Uscita 27/06/2013.
Il primo bacio

Il primo bacio

* * - - -
(mymonetro: 2,38)
Un film di Riad Sattouf. Con Vincent Lacoste, Anthony Sonigo, Alice Trémolière, Noémie Lvovsky, Emmanuelle Devos.
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Genere Commedia, - Francia 2009. Uscita 23/09/2011. 14
La polvere del tempo

La polvere del tempo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,75)
Un film di Theodoros Angelopoulos. Con Willem Dafoe, Bruno Ganz, Michel Piccoli, Irène Jacob, Christiane Paul.
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Genere Drammatico, - Grecia, Italia, Germania, Francia, Russia 2008. Uscita 01/06/2011.
Filmografia di Irène Jacob »

venerdì 24 luglio 2020 - Una selezione che quest’anno non si risparmia in coraggio ed empatia. Dal 2 al 12 settembre a Venezia.

Giornate degli Autori 2020: un viaggio all’insegna della sperimentazione

Paola Casella cinemanews

Giornate degli Autori 2020: un viaggio all’insegna della sperimentazione Sarà all’insegna della sperimentazione dei nuovo linguaggi la 17esima edizione delle Giornate degli Autori, al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre, sotto la responsabilità artistica di Gaia Furrer. “I titoli in concorso seguono tre tematiche precise”, dice Furrer. “Il viaggio, anche solo mentale, l’empatia e il coraggio: fattori importanti anche nel periodo del confinamento”.

EST EUROPA
Quattro i film in gara provenienti dall’Est Europa: l’ungherese con un titolo “da installazione di arte contemporanea”, Preparations to Be Together for an Unknown Period of Time, firmato da Lili Horvat, che Furrer racconta come “un viaggio sofisticato e ipnotico nella psiche femminile ambientato in una misteriosa Budapest”; il serbo Oasis di Ivan Ikic, “melodramma shakespeariano con al centro un triangolo amoroso che si svolge all’interno di in un istituto per giovani affetti da malattie mentali”; i russi The Whaler Boy di Philipp Yuryev, “protagonista un giovane cacciatore di balene che si imbarca in un viaggio alla scoperta di sé”, e Conference di Ivan Tverdovski, coprodotto dall’Italia, “dramma morale sulla colpa e il peccato” ambientato nel teatro moscovita Dubrovka, quello in cui furono tenuti prigionieri gli ostaggi nel 2002.
 
FRANCIA E PALESTINA
Il film di apertura è Honey Cigar della giovane esordiente franco-algerina Kamir Ainouz, racconto di formazione con protagonista un’adolescente “nata e cresciuta a Parigi ma di origini berbere, combattuta fra modernità e tradizione”. La protagonista è Zoé Adjani, nipote di Isabelle, e accanto a lei recitano due nomi noti del cinema francese: Amira Casar e l’algerino Lyès Salem. Nel cast anche una giovane italiana: Blu Yoshimi. Uno dei più celebri attori palestinesi, Ali Suliman, è invece protagonista di 200 meters di Ameen Nayfeh, storia di due coniugi divisi dal muro che attraversa i territori occupati: una storia di gusto neorealista che narra la battaglia quotidiana di un padre per provvedere alla propria famiglia in condizioni punitive.

GLI ESORDI
Due esordi, uno cinese e l’altro statunitense, raccontano mondi distanti: Mama di Dongmei, “ricordo dell’estate di un dodicenne la cui la morte della madre viene vissuta come un evento naturale, di impeccabile maturità formale”, e Residue di Merawi Gerima, “resoconto autobiografico del ritorno di uno studente di cinema nel suo quartiere di Washington D.C., un ghetto ormai gentrificato: niente Black Lives Matter, ma tanti temi attuali sotto la cenere”. Infine il regista cileno Rodrigo Sepulveda adatta per il grande schermo “il romanzo iconico della cultura queer” di Pedro Lemebel Tengo miedo torero, protagonista l’attore feticcio di Pablo Larrain, Alfredo Castro, qui nei panni di una trans innamorata di un guerrigliero all’epoca della dittatura di Pinochet.

GLI ITALIANI
L’unico italiano in concorso è Spaccapietre, ritorno alla regia di finzione dei gemelli De Serio con protagonista Salvatore Esposito, “ritratto di amore padre-figlio nella Puglia del caporalato”. Esposito è Giuseppe, un vedovo disoccupato costretto ad accamparsi in  una tendopoli insieme ai lavoratori stagionali. Ma suo figlio Antò, che sogna di fare l’archeologo, lo vede ancora come un supereroe con tanto di “occhio magico”. Molti invece gli italiani fuori concorso, a cominciare da Guida romantica a posti perduti di Giorgia Farina, “road movie sentimentale alla ricerca del proprio posto nel mondo” con protagonista la coppia formata da un cinquantenne inglese, interpretato da Clive Owen, e una blogger molto più giovane che ha il volto di Jasmine Trinca. Intrappolati in una quotidianità fatta di segreti e bugie, la coppia dovrà riscoprirsi attraverso un confronto per la prima volta sincero. Nel cast anche l’attrice feticcio di Krzysztof Kie?lowski, Irene Jacob.
Samp segna il ritorno a Venezia di Flavia Mastrella e Antonio Rezza dopo il Leone d’oro alla carriera della Biennale Teatro, e nelle parole di Gaia Furrer è “una ballata bizzarra e grottesca su un killer matricida che si innamora di donne inesistenti”. Ambientato in Puglia fra personaggi dalle identità fluide è un viaggio alla ricerca della propria e altrui umanità. Elisabetta Sgarbi firma il ritratto della band romagnola di punk da balera Extraliscio, “con testimonianze che vanno da Orietta Berti a Jovanotti e la narrazione di Ermanno Cavazzoni, mentre Milo Rau in The New Gospel, dirige una rivisitazione del Vangelo pasoliniano girato a Matera ponendo le domande: “Cosa predicherebbe Gesù nel Ventunesimo secolo? E come lo accoglierebbe la società di oggi?”

NOTTI VENEZIANE
Le Notti veneziane su Isola Edipo vedranno dialogare fra loro cinema, arte, musica e teatro con titoli come Venice Concert 1989, rievocazione del mitico concerto dell’89 sul palco galleggiante in Laguna, e Agalma, “un viaggio alla scoperta del Museo Archeologico di Napoli che ricorderà Bella di notte di Luciano Emmer, narrato da Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco”. Il film di apertura è Est di Antonio Pisu che, sempre secondo Furrer, “contiene alcuni leit motif di questa edizione delle Giornate: il viaggio, ma anche la musica e l’Est europeo”. Road movie con protagonisti tre ragazzi alla scoperta dell’Ungheria e della Romania dopo la caduta del muro di Berlino, vede fra gli interpreti Lodo Guenzi, il cantante de Lo stato sociale. Infine 50 – Santarcangelo Festival di Michele Mellara e Alessandro Rossi racconta l’evoluzine del teatro attraverso spettacoli, incontri ed esperienze diverse nel tempo: dal teatro politico/popolare anni Settanta al Terzo Teatro anni Ottanta al Festival senza teatro. 

Due profili d’artista sono iSola, “ritratto coraggioso e fragile di Elisa Fuksas”, anche regista con il prezioso contributo del montaggio esperto di Esmeralda Calabria, che ripercorre la scoperta di una malattia, alla viglia della pandemia, sua e di un’amica che sembrava perduta.  James di Andrea Della Monica fotografa la vita e carriera cinquantennale di James Senese, costantemente alla ricerca della propria identità etnica e musicale.

Peter Marcias invece in Nilde Iotti, il tempo delle donne ritrae un personaggio-chiave della politica italiana e dell’affermazione femminile attraverso le sue stesse parole, intrepretate da Paola Cortellesi, le numerose testimonianze di chi l’ha conosciuta e i materiali d’archivio.
In En ce moment, Serena Vittorini narra la storia d’amore fra due donne, una delle quali interpretata dalla stessa regista, che si incontrano proprio nel corso della quarantena, mostrando come i limiti della situazione abbiano acuito l’intensità dell’innamoramento. Infine l’attore e regista Edoardo Natoli, dopo il delizioso Secchi, torna all’animazione stop motion con il brevissimo Solitaire che racconta in cinque minuti l’inizio di una storia d’amore fra due anziani vicini di casa.




 

   

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