| Anno | 2000 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | USA |
| Durata | 134 minuti |
| Regia di | Danny Boyle |
| Attori | Leonardo DiCaprio, Virginie Ledoyen, Tilda Swinton, Guillaume Canet, Hélène De Fougerolles Robert Carlyle, Daniel York, Patcharawan Patarakijjanon, Somboon Phutaroth, Weeratham 'Norman' Wichairaksakui, Sahajak Boonthanakit, Peter Youngblood Hills, Jerry Swindall, Krongthong Thampradith, Abhijati Jusakul¹, Sanya 'Gai' Cheunjit, Kaneung 'Nueng' Kenia. |
| MYmonetro | 2,52 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 28 giugno 2016
Un turista americano si ritrova in un'isola incontaminata dove vive una comunità di moderni hippies apparentemente ospitali. In Italia al Box Office The Beach ha incassato 210 .
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CONSIGLIATO NÌ
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Richard è un turista americano in cerca di avventure nell'esotica Thailandia. In un alberghetto di Bankok fa la conoscenza di un mezzo folle che gli parla di un'isola segreta e paradisiaca e gli fa dono di una mappa del posto. In compagnia di una coppia di giovani francesi, Etienne e Francoise, Richard si spinge a nuoto fino alla terra promessa e la prima impressione che lo travolge è quella di aver realmente incontrato il luogo più bello ed incontaminato del mondo. Qui vive una comunità di moderni hippies, capitanata da una donna, Sal (Tilda Swinton); un gruppo apparentemente coeso e molto ospitale.
Il punto del terzo film di Danny Boyle, alle prese con la difficile gestione del dopo-Trainspotting, è proprio questo: un'apparenza da sfatare. La comunità di sessantottini cresciuti, lungi dall'essere un tempio di pace e armonia, ben rappresenta il cuore di tenebra dell'essere umano, il luogo in cui -spogliato dei beni materiali- l'uomo è preda delle passioni più basse e meschine, dalla cupidigia alla gelosia, dall'indifferenza all'abitudine alla menzogna. In nome di un segreto da perpetuare (l'esistenza dell'isola non deve divenire fatto noto, pena la perdita della sua bellezza), gli abitanti si crogiolano nell'egoismo, scioccando l'ingenuo Di Caprio che si rifugia allora in un paradiso del tutto artificiale, scollandosi completamente dalla realtà fino a divenire il personaggio di un videogioco in stile "Rambo".
Zeppo di citazioni, da Conrad (e annesso Coppola) al "Signore delle mosche", The Beach si perde strada facendo esattamente come accade al suo protagonista, finendo alla deriva nel moralismo e nello smarrimento narrativo. Il gioco, specie quello duro che sconfina nella crudeltà e nel cinismo, continua ad essere uno dei temi più cari a Danny Boyle, ma questa volta il regista si isola con la sua playstation, peccando dello stesso individualismo di cui peccano i suoi poco amati personaggi. Resta - impossibile da negare - la straordinaria forza delle immagini.
Gestire un'icona dell'immaginario adolescenziale mondiale come Leonardo Di Caprio, dopo il successo di Titanic poteva riuscire solo a Woody Allen. Che infatti in Celebrity ha saputo gestire il divo. Non altrettanto sa fare Danny Boyle reduce a sua volta dal successo 'maledetto' di Trainspotting e che qui si trova a proporre l'immersione in una comunità alla ricerca delle radici dell'esistenza da parte di un 'turista per caso' che scoprirà invece come i paradisi non esistono. A meno che siano 'artificiali' come Internet e la droga. Il problema di Boyle è quello di voler fare di tutto e di più. Riuscendo a far partorire dalla classica montagna carica di simboli e di citazioni spesso troppo facili (da Il cacciatore a Il signore delle mosche) un film troppo tirato a lucido. Un esempio: per tutti: osservate le signore e signorine che affollano la comunità. Possibile che nessuna di loro abbia un grammo di cellulite? Per cercare se stessi è necessario passare prima dalla Weight Watchers?
Un giovane turista americano raggiunge un'isola che sembra il paradiso terrestre, con l'aiuto di altri due turisti francesi e di una mappa donatagli da un vecchio pazzo. Su quest'isola vivono di nascosto una iccola comunità capitanata da una donna. Dopo una prima ospitalità, il gruppo dimostra di essere molto diffidente nei confronti dei nuovi arrivati.
Nei paesaggi bellissimi di Thailandia, la storia di un ragazzo che cerca su un'isola la spiaggia d'assoluta bellezza, che la trova insieme con l'amore, che assiste alla degradazione del sogno e della raffinata comunità isolana, che è costretto alla fuga, può essere intesa come una metafora di ogni gruppo sociale privilegiato capace del peggio pur di salvaguardare il proprio piccolo paradiso.