Il senso della bellezza

Film 2017 | Documentario +13 75 min.

Anno2017
GenereDocumentario
ProduzioneSvizzera, Italia
Durata75 minuti
Regia diValerio Jalongo
AttoriJohn Heffernan .
Uscitamartedì 21 novembre 2017
DistribuzioneOfficine Ubu
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Valerio Jalongo. Un film con John Heffernan. Genere Documentario - Svizzera, Italia, 2017, durata 75 minuti. Uscita cinema martedì 21 novembre 2017 distribuito da Officine Ubu. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Un'esplorazione del legame tra scienza e bellezza attraverso il lavoro di scienziati del CERN, a Ginevra.

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Trailer
Un'indagine sul segreto della bellezza tra scienza e arte, sotto forma di documentario.
Recensione di Emanuele Sacchi
lunedì 9 ottobre 2017
Recensione di Emanuele Sacchi
lunedì 9 ottobre 2017

Scegliere qualcosa di non filmabile per definizione, come la bellezza, e costruirci su un film è operazione rischiosa e ambiziosa allo stesso tempo. Per aiutarsi nell’impresa e ancorarsi a qualcosa di concreto, Valerio Jalongo sceglie di filmare al CERN di Ginevra, mettendo davanti alla macchina da presa gli studenti e ricercatori universitari, oltre all’oggetto dei loro esperimenti.

La strada scelta dal regista è quella degli occhi aperti, sbarrati di fronte alla meraviglia del cosmo e ai segreti da essa celati. La prospettiva è quella di chi questa meraviglia prova a indagarla e sviscerarla nelle sue particelle elementari.

Suggestivo in questo senso l’approccio iniziale, che parte dallo squallore architetturale del quartiere di Ginevra in cui ha sede il CERN per scoprire quanto la bellezza ami nascondersi nei luoghi più inaspettati, preferendo restare invisibile all’occhio nudo. E risiedere nelle parole, nelle idee, nella passione che questi scienziati, talora giovanissimi, sembrano trasmettere di fronte a una macchina da presa. Attraverso macchinari che assomigliano a opere d’arte e installazioni artistiche che invece assomigliano ad esperimenti, emerge un ritratto di attività scientifiche e artistiche come indagine, come immaginazione, come autentico esercizio di libertà.

La suddivisione in segmenti del film conduce inevitabilmente verso un epilogo, sempre più carico di aspettative e di risposte risolutive. Ed è qui che emergono i problemi di Il senso della bellezza: quando Jalongo si allontana dal particulare dell’universo inframicroscopico per provare a sistematizzare, ed elevarsi. Il corredo visivo di questa astrazione, infatti, che accosta le architetture di Borromini e le simmetrie di Roma, o le pitture rupestri nel sud della Francia, sembra troppo ovvio per bastare a spiegare l’inesprimibile. Il passaggio dall’indagine lucreziana sulla natura delle cose alla banalizzazione di testo e immagini è rapido quanto doloroso, sintomatico di un’occasione sprecata.

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