Figlio di nessuno

Un film di Vuk Ršumovic. Con Denis Muric, Milos Timotijevic, Pavle Cemerikic, Isidora Jankovic, Igor Borojevic´.
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Titolo originale Nicije dete. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 97 min. - Serbia 2014. - Cineclub Internazionale uscita giovedì 16 aprile 2015. MYMONETRO Figlio di nessuno * * * - - valutazione media: 3,32 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,32/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * 1/2 - -
 pubblico * * * 1/2 -
Siamo in Jugoslavia, prima della guerra, e un ragazzo viene trasferito a Belgrado per tentarne il recupero educativo in un istituto per orfani.
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primo piano
Un debutto cinematografico di grande maturità e purezza etica ed estetica
Paola Casella     * * * 1/2 -

Bosnia, 1988. Un gruppo di cacciatori trova nel bosco un bambino cresciuto in mezzo ai lupi, dei quali ha adottato le sembianze e lo stile di vita: non parla, non cammina, ringhia e morde chiunque lo avvicini. Il bambino, chiamato Haris, viene spedito in un orfanotrofio di Belgrado, dove inizialmente rifiuta ogni contatto e ogni forma di educazione, poi, grazie alla presenza di un assistente sociale e all'amicizia con Zika, un ragazzo più grande, esce gradualmente dallo stato animale per ricongiungersi con la propria natura umana. Ma il percorso di umanizzazione del bambino non è necessariamente evolutivo, né garantisce ad Haris una vita migliore di quella vissuta in mezzo ai lupi.
Il paragone fra No One's Child, opera prima vincitrice del Premio del pubblico alla Settimana della Critica e del premio FIPRESCI alla Mostra del cinema di Venezia, e Il ragazzo selvaggio di Francois Truffaut è immediato e inevitabile. Ma il regista serbo Vuk Ršumovic, basandosi su una storia vera, cala il piccolo protagonista nella contemporaneità, introducendo elementi sociopolitici che fanno un'enorme differenza nello sviluppo della storia, ad esempio l'insorgere dei nazionalismi che sarebbero sfociati nella guerra del 1992 (folgorante il momento in cui Haris scopre di essere bosniaco perché un gruppo di ragazzi serbi lo apostrofa come "sporco mussulmano").
In realtà il paragone necessario è con un altro film di Truffaut, I quattrocento colpi, non solo per lo sguardo desolato del piccolo protagonista, che anche fisicamente assomiglia al giovanissimo Antoine Doinel, ma soprattutto perché la storia è raccontata all'altezza di quello sguardo, inizialmente orizzontale, poiché Haris non ha ancora conquistato la posizione eretta, e via via sempre più verticale, ma di una verticalità distorta e fuorviante, perché distorto e fuorviante è il mondo che circonda il ragazzino. Un mondo fatto di gambe senza volto (l'inquadratura delle due ragazzine dal fondo di un sottoscala è un riferimento al Truffaut di Finalmente domenica!, che a sua volta citava L'uomo che amava le donne) e di voci senza corpo, come nella scena del colloquio con la psicologa de I quattrocento colpi.
Ršumovic riesce tuttavia a ritagliarsi un'originalità di stile grazie ad una fotografia nitida ed essenziale priva di qualsiasi sentimentalismo o di qualsiasi afflato romantico "alla Truffaut", e incastona il percorso di Haris in ambienti che paiono quinte teatrali: le stanze dell'orfanotrofio, i vicoli di una Belgrado sordida e allucinata, il cortile degradato e pieno di insidie. La cinepresa di Ršumovic racconta l'assurdità dell'odissea di Haris come coincidente con l'assurdità del conflitto nell'ex Jugoslavia, la cui devastazione identitaria rispecchia e amplifica quella del "ragazzo selvaggio". E tuttavia trova la bellezza anche nello squallore dell'esistenza del bambino perché ne è affamata quanto lui. Malgrado No One's Child sia il film di Haris (e dello straordinario Denis Muric che lo interpreta), ogni personaggio di contorno ha il suo momento, e la scelta degli attori è straordinaria: profondamente attraenti senza esserlo in modo "cinematografico", perfettamente "in parte" nella recitazione essenziale richiesta dalla storia.
No One's Child è un debutto cinematografico di grande maturità e purezza etica ed estetica, un racconto in tre atti quasi muto che utilizza la luce e l'ombra come potenti strumenti narrativi, una struttura perfettamente circolare che inizia e finisce con uno sparo e si articola intorno a un paio di scarpe: quelle che Haris rifiuta, accetta, scambia e di nuovo rifiuta, come maschere sempre inadeguate a definire il suo ruolo nel mondo.

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Premi e nomination Figlio di nessuno MYmovies
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L'uomo: donatore di civiltà, creatore di barbarie

venerdì 5 settembre 2014 di Peer Gynt

Nei boschi della Bosnia, nel 1988 ancora parte della Repubblica socialista di Jugoslavia, viene trovato un ragazzo-lupo. Abbandonato da non si sa chi, cresciuto fra i lupi, mangia e si muove come i quadrupedi, non parla, è aggressivo. Portato a Belgrado, è accolto in un orfanotrofio dove, con molta fatica, un istitutore e un ragazzo ospite della struttura riescono nella difficile impresa di avvicinare il ragazzo alla civiltà e insegnargli a parlare e a convivere con gli altri continua »

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Homo homini lupus

domenica 19 aprile 2015 di FabioFeli

Nel 1988, quando il conflitto nella ex - Jugoslavia è alle prime  avvisaglie, durante una battuta di caccia ai lupi nei boschi della Bosnia viene ritrovato un bambino di circa 6 anni (Denis Muric) allevato dagli animali. Questi non capisce il linguaggio umano e non sa parlare; i suoi comportamenti sono animaleschi. Portato in un orfanotrofio di  Belgrado, gli danno un nome, Haris, ed anche un soprannome, Puc’che, L’istruttore Ilke (Milos Timotijevic) cerca di insegnargli continua »

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Occhi innocenti ci guardano

sabato 27 giugno 2015 di angelo umana

 Il film è tratto da un fatto vero: nell’88 cacciatori bosniaci trovarono nel bosco un ragazzo allevato dai lupi e cresciuto con essi. Ma è simbolico di cosa succederebbe a un essere umano cresciuto fuori dalla società, o per uno strano motivo caduto da Marte, se dovesse piombare improvvisamente in un nostro consesso sociale. Non educato alle norme degli umani, con gli occhi innocenti di uno che osserva le nostre relazioni e comportamenti: i dispetti dei compagni, continua »

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Se nei boschi della Bosnia rinasce il ragazzo selvaggio

di Francesco Alò Il Messaggero

Diceva l'etologo Konrad Lorenz: «Nessun lupo fa all'altro lupo ciò che un uomo fa ad un altro uomo». Ce lo ha ricordato bene l'interessante Jean-Jacques Annaud de L'ultimo lupo (ancora in sala). Sulla stessa traccia lavora il bravo esordiente serbo Rsumovic, vincitore dell'ultima Settimana della Critica a Venezia. Il suo bel film segue l'educazione alla disumanità del ragazzo selvaggio Puciche, trovato nei boschi della Bosnia del 1988 dopo essere stato svezzato dai lupi. Poi, purtroppo per lui, arriveranno dei veri cattivi maestri: noi esseri umani. »

di Federico Pontiggia Il Fatto Quotidiano

Primavera 1988, Bosnia. Fra le montagne viene ritrovato un bambino: è stato allevato dai lupi. Viene ribattezzato Haris e spedito all'orfanotrofio di Belgrado, dove fa amicizia con il piccolo Zika... Da una storia vera, il debutto alla regia di Vuk Rsumovic, Figlio di nessuno, è stato pluripremiato all'ultima Mostra di Venezia, dove ha vinto la Settimana della Critica: non c'è da stupirsi, perché il regista e sceneggiatore di Belgrado, classe 1975, sa infondere in una storia individuale, e così idiosincratica, i cascami sociali del conflitto nell'ex Jugoslavia. »

Il giovane Haris né bimbo, né lupo ricorda Truffaut

di Paolo D'Agostini La Repubblica

A parte il comune fondamento su vicende realmente accadute e a parte la comune presenza di una figura pedagogico-protettiva, l'opera prima del serbo Vuk Ršumovic Figlio di nessuno, presentato e premiato alla Settimana della critica della Mostra veneziana 2014 come No one's child , discende molto più direttamente dall'esempio del Ragazzo selvaggio di François Truffaut (1970) che non da L'enigma di Kaspar Hauser di Werner Herzog (1974), entrambi peraltro film circondati da un'aura speciale. Siamo alla fine degli anni 80, tra le montagne della Bosnia. »

Non emoziona il bambino lupo

di Massimo Bertarelli Il Giornale

Goffo dramma serbo, povero di emozioni, lontano parente (li Il ragazzo selvaggio di Truffaut di 44 anni prima, che raccontava la stessa storia con altra intensità. Un bambino cresciuto tra i lupi sui monti della Bosnia finisce in un orfanotrofio di Belgrado. Ringhia, non parla e striscia. Poi, con estrema lentezza, grazie a un amico e a un insegnante, diventerà (quasi) normale. L'attonito protagonista vaga dal 1988 al 1992 senza crescere, né mutare espressione. Da Il Giornale, 16 aprile 2015 »

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