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La pecora nera |
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Un film di Ascanio Celestini.
Con Ascanio Celestini, Giorgio Tirabassi, Maya Sansa, Luisa De Santis, Nicola Rignanese.
continua»
Drammatico,
durata 93 min.
- Italia 2010.
- Bim
uscita venerdì 1 ottobre 2010.
MYMONETRO
La pecora nera
valutazione media:
3,33
su
25
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Ascanio Celestini dà voce agli internati nell'ospedale psichiatrico romano di Santa Maria della Pietà.
![]() Un viaggio lirico sull'emarginazione inespressa del malato mentale |
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Marzia Gandolfi
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Nicola ha trentacinque anni e vive rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove lo hanno dimenticato una mamma impazzita, una nonna “ovarola”, un padre prepotente e due zii inadeguati. Le sue giornate sono scandite dalla spesa e accompagnate da una suora che prega e paga il conto e da un amico immaginario che conta le puzze della sorella e sogna di riviste per uomini senza parole. Al supermercato c'è Marinella, il suo amore infantile che offre caffè in cialde a clienti svogliati e ride ascoltando le sue cronache marziane. Nicola è un “povero scemo” che la guerra non l'ha mai fatta, che mangia ragni e beve l'acqua di mare, che crede ai santi ma non in dio, che distribuisce pasticche e torna sempre indietro al novantanovesimo cancello perché è stanco, perché il mondo fuori è come dentro, soltanto più ordinato. Nicola è la pecora nera, il diverso che diventa poesia da declamare, storia da raccontare, canzone da cantare, pio pio pio. |
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premi nomination |
Nastri d'Argento 0 1 |
La diversità
mercoledì 6 ottobre 2010
di gianmarco.diroma
Esiste la Diversità di Pier Paolo Pasolini. Esiste quella di Rainer Werner Fassbinder. Esiste quella dei personaggi di Werner Herzog, quella di David Cronenberg (Spider). E tra le molte che ho dimenticato arriva quella di Ascanio Celestini: un'altra Diversità con la D maiuscola. Una Diversità in molti tratti tenera, ma allo stesso tempo capace di battute sulfuree che racchiudono un qualcosa di demoniaco. Una Diversità che prende avvio fin dall'infanzia, all'interno continua » |
Ho sognato papa woityla, sciavamo insieme
domenica 3 ottobre 2010
di angelo umana
Ascanio Celestini s’è fatto matto per mostrarci l’interno di un manicomio o l’interno dell’anima dei matti. Ne è uscito un apprezzabile film, onesto ma geniale o genialmente onesto, non di chissà quali pretese sociologiche e nella sua semplicità apprezzabilissimo. Ben costruito nella narrazione, coi frequenti flash-back che fanno capire l’origine del “ricovero” del protagonista bambino, pecca solo in qualche pedante eccesso cabarettistico. Una volta, anche nei “favolosi anni 60”, spesso citati dal continua » |
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Film lento e faticoso
martedì 5 ottobre 2010
di renato volpone
Il film affronta una tematica più volta sviluppata nella storia del cinema, racconta una storia che si svolge in un presunto manicomio a partire dagli anni '60 ai giorni nostri (oggi esistono ancora manicomi gestiti dalle suore?). Forse il regista è un po' fuori dalla realtà e vuole raccontare qualcosa che sta nella sua fantasia, oppure vuole denunciare situazioni sociali di marginalità e sofferenza, ma si perde in un ripetuto "pio pio" e il risultato è confusione e noia. Assolutamente invedibi continua » |
Un coraggio sbiadito
martedì 5 ottobre 2010
di Domenico A
Abbiamo visto “ La pecora nera “ regia di Ascanio Celestini. E’ difficile per noi “ sparare sul pianista “ e non lo facciamo certo in questo caso. Celestini e i suoi cosceneggiatori hanno senza dubbio un certo coraggio a trattare questo tipo di materiale e la regia è riuscita a trovare un certo stile. Però abbiamo visto un film dalle buone intenzioni ma che sembra – dopo uno spettacolo teatrale e un libro – giungerci stremato, come spremuto fino all’ultima goccia di sangue e forse anche per il continua » |
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| ultima scena,signore sulla poltrona | |
| voi che camminate nei verdi prati e siete scontenti.... | |
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| A. Paolini | |
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"Come è possibile, mi domando a volte, camminare sui prati verdi e avere l'animo triste? Essere immersi nel caldo del sole, mentre tutto d'intorno sorride... e avere l'angoscia nel cuore? ...Lasciate a noi le vostre tristezze! A noi che non possiamo andare nei prati e non vediamo mai il sole." |
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| Giorgio Tirabassi e Ascanio Celestini | |
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"E Dio? Ce sta Dio?" "Eh... Purtroppo non ce sta manco Dio" "E Buddha?" "...Ma che Buddha! Che Buddha, non c'è Dio, non ce sta manco Buddha; che ce stanno le sottomarche?!" |
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Altre frasi celebri del film La pecora nera
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DVD | La pecora neraUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 13 aprile 2011
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APPROFONDIMENTI | Da Ascanio Celestini un film di denuncia sulla condizione dell'internato.
giovedì 2 settembre 2010 - Luca Volpe
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LIBRI | Le memorie dell’Italia dei manicomi e degli elettroshock raccontata da Ascanio Celestini.Il libro
lunedì 25 ottobre 2010 - Fabio Secchi Frau
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GALLERY | Una standing ovation in Sala Grande per il film di Celestini.Il red carpet
venerdì 3 settembre 2010 - Marlen Vazzoler
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GALLERY | Arriva sul Lido la prima pellicola italiana in gara.Il photocall del
giovedì 2 settembre 2010 - Marlen Vazzoler
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Nel manicomio elettrico di Ascanio Celestini
di Mariuccia Ciotta Il Manifesto
La figurina incantata di Ascanio Celestini, corpo multisensoriale, spettacolo per una voce sola, off, ci accompagna ipnotizzante attraverso l'infanzia perenne di Nicola. Il bambino bellissimo ma già fuori dal mondo, in fuga dalla gang familiare oppressiva come lo sarà un padiglione dismesso di Santa Maria della pietà, il «condominio dei santi». La pecora nera (presentato in concorso alla Mostra di Venezia) non è un film sui matti, è una ballata elettrica, doppio sogno (come l'Inception di Christopher Nolan), spazio dove Nicola da grande cerca di ritagliarsi il luogo della felicità. » |
Elogio funebre di un manicomio
di Paola Casella Europa
Fra i quattro film presenti in concorso all'ultima Mostra del cinema di Venezia, La pecora nera di Ascanio Celestini è l'unico veramente coerente per stile, tono e forma filmica. Se infatti La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo resta un'opera di genere realizzato solo a metà e La passione di Carlo Mazzacurati (vedi recensione qui sotto) non sa decidersi se essere commedia buonista, satira sociale o dramma etico, Noi credevamo di Mario Martone è una miniserie televisiva girata secondo le scansioni spaziotemporali del piccolo schermo che non c'entra nulla con un concorso di arte cinematografica. » |
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Questo non è cinema ma una poesia su di noi
di Curzio Maltese
I vecchi manicomi prima della legge Basaglia erano luoghi molto italiani, come le fabbriche degli anni Sessanta, «i favolosi anni Sessanta» direbbe il Nicola di Celestini, o le carceri dei giorni nostri. Per tante ragioni. Una di queste è che l' unica differenza fra custodi e custoditi risiede nell' uniforme. «Se si leva il camice diventa matto pure lui» dice un personaggio di La pecora nera di un infermiere. Ascanio Celestini da annia teatro racconta la storia d' Italia dalla parte dei vinti. E' una cosa proibita. » |
Il manicomio elettrico e il suo cantastorie
di Alberto Crespi L'Unità
A conferma che i festival fanno male alla salute, siamo rimasti sorpresi dalle reazioni veneziane a La pecora nera, esordio nella regia cinematografica di Ascanio Celestini. Diversi recensori hanno rimarcato la natura «teatrale» del film (e qui ha sbagliato Ascanio: non doveva dirlo in giro, che La pecora nera è anche uno spettacolo teatrale, e nessuno se ne sarebbe accorto...). Dal canto suo, si dice che la giuria abbia per qualche istante pensato di premiarlo come attore, che sarebbe stata una scelta buffa: Celestini è un incredibile performer, una forte presenza scenica, ma è difficile pensarlo come «attore» in film altrui, alla fine fa sempre. » |
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