La pecora nera

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gianmarco.diroma mercoledì 6 ottobre 2010
la diversità Valutazione 4 stelle su cinque
88%
No
12%

Esiste la Diversità di Pier Paolo Pasolini. Esiste quella di Rainer Werner Fassbinder. Esiste quella dei personaggi di Werner Herzog, quella di David Cronenberg (Spider). E tra le molte che ho dimenticato arriva quella di Ascanio Celestini: un'altra Diversità con la D maiuscola. Una Diversità in molti tratti tenera, ma allo stesso tempo capace di battute sulfuree che racchiudono un qualcosa di demoniaco. Una Diversità che prende avvio fin dall'infanzia, all'interno di un quadro familiare disastrato, dove malattia, violenza, prepotenza, ignoranza fanno da padrone. Padri prepotenti e madri assenti. Maschi arroganti e violenti (per non dire assassini) e madri completamente schiacciate. [+]

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angelo umana domenica 3 ottobre 2010
ho sognato papa woityla, sciavamo insieme Valutazione 4 stelle su cinque
87%
No
13%

Ascanio Celestini s’è fatto matto per mostrarci l’interno di un manicomio o l’interno dell’anima dei matti. Ne è uscito un apprezzabile film, onesto ma geniale o genialmente onesto, non di chissà quali pretese sociologiche e nella sua semplicità apprezzabilissimo. Ben costruito nella narrazione, coi frequenti flash-back che fanno capire l’origine del “ricovero” del protagonista bambino, pecca solo in qualche pedante eccesso cabarettistico. Una volta, anche nei “favolosi anni 60”, spesso citati dal protagonista perché c’è nato, i bambini problematici o troppo fantasiosi, “deboli di cervello” come dice la maestra del film, o con la famiglia assente, avevano buone probabilità di finire in un manicomio, ma anche in seminario o in un collegio. [+]

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nino quincampoix giovedì 14 ottobre 2010
l'innoncenza della pazzia Valutazione 4 stelle su cinque
95%
No
5%

Nei "favolosi anni '60", Nicola cresce tra matti veri e immaginari, genitori inesistenti ma reali, la nonna ovarola e una suora dispensatrice di buoni consigli (e non solo...). Sogna di mangiare cento, mille cremini, di spedire il suo compagno Pancotti Maurizio nel pianeta dei deficienti e di far breccia nel cuore di Marinella. Con il suo tipico stile candido quasi infantile, molto poetico, Ascanio Celestini racconta una vicenda difficile riuscendo a muovere l'animo dello spettatore. Ci si commuove, ma allo stesso tempo si ride; ci si arrabbia e indigna di fronte all'assurdità di una pazzia che appare quasi imposta dalla barbarie inumana di un'ambiente familiare senza fondamenti (e senza scrupoli). [+]

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francesco giuliano giovedì 7 ottobre 2010
la gabbia Valutazione 4 stelle su cinque
76%
No
24%

Questo è un film che affronta un tema attualissimo e, in un certo senso, ha il carattere dell’universalità, in quanto tratta una storia molto semplice ma dai connotati significativi e allusivi che, a tutto tondo, riguardano ognuno di noi. Insegna, questa storia che sin dalla nascita ci troviamo come chiusi in una gabbia, le cui sbarre diventano tanto più spesse quanto di più sono i condizionamenti esterni che ci vengono imposti e da cui diventa difficile uscire. Anzi impossibile! Così come, del resto, avviene per un “pazzo”, chiuso in un manicomio dai “cento cancelli”, in cui riesce a superarne novantanove ma non il centesimo. Noi siamo ciò che ci insegnano ad essere sin da quando siamo in fasce: l’educazione ricevuta dalla famiglia, dalla “strada” e dalla scuola bolla irreversibilmente la vita di ognuno di noi. [+]

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sara marini lunedì 25 ottobre 2010
l'alienato mondo di nicola Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

Dopo aver transitato sui palchi teatrali, La pecora nera approda al cinema. Ascanio Celestini debutta dietro la macchina da presa in veste di sceneggiatore e regista di stesso per raccontare la storia di Nicola, bambino poco dedito allo studio e ai suoi coetanei durante i “favolosi anni Sessanta” e factotum in un manicomio gestito da suore alla soglia dei non più favolosi anni Ottanta (la legge Basaglia abolì queste strutture sanitarie nel 1978). L’anamnesi del percorso che lo ha condotto nell’istituto di cura procede ricalcando i toni e gli scarti temporali che caratterizzano i monologhi teatrali dell’autore. La vicenda di Nicola è composta da micro storie oscillanti tra dramma e assurdità che lentamente modificano il punto di vista dello spettatore fino a condurlo faccia a faccia con un’amarissima verità. [+]

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zozner venerdì 8 ottobre 2010
un infinito buio oltre il cancello. Valutazione 4 stelle su cinque
61%
No
39%

Un infinito buio oltre il cancello. E' la storia di un disagio familiare, sociale che si risolve, o per lo meno tenta di risolversi, come sosteneva Basaglia e poi tutta la terapia sistemica, nella costruzione di un punto debole da eliminare: la pecora nera. E' la teoria che i gruppi per rimanere adesi hanno bisogno di individuare un capro espiatorio. Celestini dimostra di conoscere bene queste dinamiche e le descrive, direi le disegna con un tratto leggero, senza dare giudizi e in fondo, senza proporre soluzioni. C'é una cosa che non mi convince nel film, o nell'analisi dell'autore: il disegnare, il raccontare il disagio oltre i cancelli, la dove inizia la follia. Egli tenta di raccontare come una situazione limite, borderline senza un supporto di amore vero arrivi alla spaccatura, alla separazione, sociale, al fallimento totale. [+]

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silvianovelli lunedì 1 novembre 2010
io che t'ho fatto ti disfo... Valutazione 3 stelle su cinque
60%
No
40%

Se - come dice Jake Moore nel secondo Wall Street - "follia è ripetere la stessa azione ed aspettarsi un risultato diverso", il film di Ascanio Celestini rende questa definizione quanto mai calzante: "La pecora nera" è tutto una ripetizione di parole, suoni onomatopeici, codici comportamentali e situazioni, fino al limite dell'esasperazione. Se volete passare un'ora e mezzo di sana angoscia, andatelo a vedere!

A parte tutto, non è che non lo consigli. Il film, in concorso a Venezia, è stato molto apprezzato e anch'io mi sento di dire: se vi ispira guardatelo e traete le vostre conclusioni. [+]

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ipno74 venerdì 13 maggio 2011
un simpatico pazzo Valutazione 3 stelle su cinque
67%
No
33%


Il film ha un impatto iniziale veramente buono, originale e trasmette la vera pazzia di un uomo che vive la sua vita, sin da bambino, in un manicomio.
Interpretato e diretto benissimo da Celestini, ma per me rimane, per ora, solo un grande monologhista.
Anche se alcune scene sono per,eate da una descrizione stupenda della pazzia, altre rallentano il ritmo del film, portandolo ad un'altro dei prodotti italiani non capiti.
Tuttavia, si hanno dei buoni colpi di scena, la storia è dura ma descritta con ironia e leggerezza.


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astromelia lunedì 31 gennaio 2011
film da osservare Valutazione 3 stelle su cinque
50%
No
50%

sebbene il tema sia delicato,questo film va osservato nel vero senso della parola,senza commenti ne opinioni,è una reale realtà nel contesto di normalità/anormalità sociale,buon ritmo

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francesco2 lunedì 8 luglio 2013
un cinema sperimentale Valutazione 2 stelle su cinque
0%
No
100%

Come anche "La solitudine dei numeri primi", questo film è stato presentato in concorso a Venezia tre anni fa. A differenza della "Solitudine", credo abbia ricevuto non pochi elogi, forse per l'intelligenza con cui dipingerebbe il mondo dei malati.
Bisogna però intendersi: se Costanzo jr. ha trasposto il romanzo di Giordano, qualunque giudizio se ne dia, mischiando delle venature horror alla parabola sui "Diversi" ed alle attinenze/differenze tra teatro e realtà (Una sorta di teatr(in)o del cinema, che ricorda lontanamente "Dolls" di Kitano), Celestini porta sullo schermo una sua opera teatrale, scegliendo di fondere la voce fuori campo (Che nulla ha ache fare, per fortuna, con quella del brutto "Ovosodo"), con un'impostazione in cui l'aneddoto, che poi è più che altro una riproposizione del suo passato, si fonde con un mondo agreste come quello delle uova che hanno in meno le suore. [+]

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