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La febbre del sabato sera |
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Un film di John Badham.
Con Barry Miller, John Travolta, Karen Gorney, Joseph Cali, Fran Drescher.
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Titolo originale Saturday Night Fever.
Commedia,
durata 119' min.
- USA 1977.
- VM 14 -
MYMONETRO
La febbre del sabato sera
valutazione media:
3,48
su
36
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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New York, fine anni Settanta. Il giovane Tony Manero è un ottimo ragazzo, lavora in un colorificio, fa il suo dovere e vive in famiglia.
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Giovani semiproletari italoamericani di Brooklyn vivono in funzione del sabato sera per ballare in discoteca la disco-music. Al di là del ponte c'è Manhattan, la terra promessa. Tony Manero, uno di loro, fa coppia con un'impiegata con cui vince una gara di ballo, ma rilutta a un impegno affettivo più profondo. Amaro dramma realistico travestito da commedia musicale? Forse. In ogni modo il diffuso malessere di una gioventù senza ideali né prospettive (se non quella del ballo come trampolino di lancio e di evasione) è raccontato con una certa sincerità. All'attivo del regista c'è la sagacia con cui ha saputo esprimere l'erotismo di Travolta. Coreografia di Lester Wilson, musiche dei Bee Gees. Stallone diresse il fiacco seguito Staying Alive.
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premi nomination |
Premio Oscar 0 1 |
Golden Globes 0 6 |
L'america.
martedì 13 febbraio 2007
di Paolo Ciarpaglini
Un film a bassissimo costo che come Rocky, ha scritto la storia del cinema. Non tanto qualitativamente, ma per l'impatto avuto su di una generazione intera. La mia. Correva l'anno 1977, quando Travolta dà vita a Tony Manero, ed all'impatto indelebile nell'immaginario collettivo giovanile. Figlio di immigrati Italiani, vive in famiglia nel quatriere di Brooklin, dove ogni momento è buono, per scontrarsi con etnie diverse. Lavora tutta la settimana, con una sola cosa fissa in mente; giungere al 'sabato continua » |
La febbre degli anni settanta!
domenica 7 marzo 2010
di Alex41
Affascinante, strepitoso, scatenato, cinico, è un ribelle della sua stessa città, ha una cura maniacale in ogni dettaglio sui passi del ballo che adora più di ogni altra cosa, ha talento, carattere, è masochista, balla i Bee Gees, ama pettinarsi i capelli, vive in una onesta cittadina dove la sua vera "casa" è la discoteca Odissea 2001, dove ogni Sabato sera mostra tutto il suo fascino alle persone riuscendo sempre nell'impresa. Frequenta amici non continua » |
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Una svolta nella carriera dei bee gees
martedì 11 ottobre 2011
di Gianni Lucini
Il 12 marzo 1977 i fratelli Gibb, meglio conosciuti come i Bee Gees sono in Francia per i fatti loro. Non è un bel momento per la carriera del gruppo che cerca di sopravvivere come può alla crisi del pop melodico. Inaspettata arriva la svolta sotto forma di una telefonata. Nel corso della giornata, infatti, vengono raggiunti dal produttore Robert Stigwood che chiede loro alcuni brani fortemente ritmati per la colonna sonora di un film di cui racconta sommariamente la trama. Si tratta continua » |
Solitudine metropolitana
lunedì 10 dicembre 2007
di Dario
Probabilmente il miglior film sulla danza (e non solo) mai fatto in epoca moderna! Travolta è riuscito a creare attorno a sè un'icona con questo ruolo e a ripetere tale grandezza solo col ruolo datogli da Tarantino in "Pulp fiction" . Peccato che il doppiaggio della pellicola sia stato trascurato notevolmente, infatti la si gusta meglio nella sua versione originale. Film inevitabile, un "must" per i cinefili, che seppur poco attratti dalla cultura disco anni '70 (come me), dovrebbero capire che continua » |
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| Sam Coppola (Dan Fusco) | |
| Il futuro non si fa fottere, fotte te! | |
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DVD | La febbre del sabato seraUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 6 ottobre 2009
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SOUNDTRACK | La febbre del sabato seraLa colonna sonora del film
Disponibile on line da venerdì 20 luglio 2007
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di Irene Bignardi
L'aggettivo epocale viene usato spesso, e spesso a sproposito. Ma non c'è dubbio che La febbre del sabato sera sia stato e sia ancora un film epocale, se il senso è quello di definire un'epoca, di segnare un momento. Era il 1977, e dal nulla o quasi spuntò un bel ragazzone con un talento assoluto per muoversi con grazia e un faccino (come lo definì brillantemente all'epoca Natalia Aspesi, tanto che lo ricordo ancora adesso) «graziosamente porcino». Si chiamava John Travolta, ma per un po' fu più noto con il suo nome nel film, Tony Manero. » |
di Stephanie Zacharek The New York Times
John Badham’s “Saturday Night Fever,” a huge hit when it was released in 1977, so accurately captured the vibe of its era that it didn’t take long for the movie to become an object of ridicule, a kitsch relic. It was as if polyester shirts, platform shoes and, most of all, disco itself were silly trends just waiting to be reviled. But disco was more than just a fad, or even a mere style of music. It represented a flowering, and intermingling, of gay, black and Latino cultures. You can make fun of John Travolta’s white suit all you want, “Saturday Night Fever” gets the way disco, born in gay clubs in Manhattan and Long Island, could work transformative magic even in the macho, working-class world of Italian Bay Ridge. » |
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