White Oleander

Un film di Peter Kosminsky. Con Alison Lohman, Michelle Pfeiffer, Cole Hauser, Robin Wright Penn, Renée Zellweger.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 110 min. - USA 2002. MYMONETRO White Oleander * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 19 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,50/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
 dizionari * * 1/2 - -
 critican.d.
 pubblico * * * * -
Alison Lohman
Alison Lohman (37 anni) 18 Settembre 1979 Interpreta Astrid Magnussen
Michelle Pfeiffer
Michelle Pfeiffer (58 anni) 29 Aprile 1958 Interpreta Ingrid Magnussen
Cole Hauser
Cole Hauser (41 anni) 22 Marzo 1975 Interpreta Ray
Robin Wright
Robin Wright (50 anni) 8 Aprile 1966 Interpreta Starr
Renée Zellweger
Renée Zellweger (47 anni) 25 Aprile 1969 Interpreta Claire Richards
Patrick Fugit
Patrick Fugit (33 anni) 27 Ottobre 1982 Interpreta Paul Trout
   
   
   
Grandi attrici che guitteggiano, sociologia da rotocalco, dialoghi da culto. Per farla breve il peggio del cinema americano al femminile. Ma regista e confezione di lusso limitano i danni.
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primo piano
Storia di un affetto morboso tra madre e figlia
Marco Cavalleri     * * - - -

Astrid Magnusson, figlia dell'artista concettuale Ingrid, vede improvvisamente cambiare la sua vita quando la madre viene accusata dell'omicidio di un amante e condannata a 35 anni di carcere. Da lì in avanti è un susseguirsi di famiglie affidatarie, da quella precaria e proletaria dell'ex spogliarellista e cristiana rinata Starr a quella ricca e apparentemente felice dell'attrice Claire. Su tutto l'ombra della madre, per cui la ragazza nutre un'autentica venerazione. Finché, a seguito di un tragico avvenimento, Astrid non si rende conto che nel loro amore c'è qualcosa di tremendamente sbagliato...
Pur essendo stato un piccolo caso letterario negli U.S.A., il romanzo White Oleander di Janet Finch è operina di scarsa levatura. Come purtroppo accade spesso, la riduzione cinematografica è ancora peggiore. Grandi attrici che guitteggiano, sociologia da rotocalco, dialoghi da culto ("Mi guardi e so che non ti piaccio"). Per farla breve il peggio del cinema americano al femminile. Ma regista e confezione di lusso limitano i danni.

Primo Weekend Usa: $ 5.607.000
Incasso Totale* Usa: $ 5.607.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 13 ottobre 2002
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Un legame indissolubile che viene spezzato

sabato 29 luglio 2006 di Oleandro bianco

il film è indubbiamente centrato su un problema che tuttora persiste nelle famiglie sbagliate ed il regista,Peter Konsminsky,ha cercato di renderlo più vero possibile.Un cast eccezionale,cui erano presenti le più grandi stelle di Hollywood,che nel loro modo semplice e accattivante di recitare hanno permesso nella realizazzione di un film quasi capolavoro.Ho visto il film poco più di tre mesi fa e mi è piaciuto subito:ha rispecchiato una storia che ho quasi vissuto in prima persona,questo affetto continua »

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Il fiore che rovinò tutto

martedì 28 agosto 2007 di chiara

film a mio parere interessante che coinvolge diversi luoghi comuni come il rapporto "conflittuale"tra madre e figlia,in questo caso,dietro una lunga serie di adozioni,suicidi e omicidi;l'importanza e il peso di un figlio non desiderato,l'amicizia-amore di due giovani orfani,la solitudine che ogni giorno ci circonda,la forza e la pazzia di una donna che alla fine si rivela essere umana,sono altri punti fermi della pellicola.probabilmente alcuni dialoghi non sono i più naturali e credibili,in fondo continua »

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Interessante

domenica 12 agosto 2007 di Marino

Niente male come film, forse simile a Thirteen da un certo punto di vista, dove si parla di problemi di una ragazza che avendo la madre in galera (con lei non ha buoni rapporti) deve subirsi famiglie e famiglie d'affidamento. Tra tante storie, assiste al suicidio della sua tutrice, a cui era legata insolitamente moltissimo. Bellissimo il finale, quando "fugge" a new york con un suo amico e ricomincia una vita da sé, senza trascinare il peso di una galeotta di madre. continua »

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White oleander

sabato 5 giugno 2004 di helterskelter

nonostante la giovane età, la nostra astrid non ne azzecca una. a partire dalla nascita, molto poco desiderata, e dalla crescita, "subappaltata" ad una tata. poi l'adolescenza distrutta dall'omicidio commesso dalla madre e le successive devastanti adozioni.c'è molto dejavu, certo, ma le attrici, per prima la protagonista che è meno nota delle altre, sono "in palla" e regia e commento musicale sorreggono il dramma dignitosamente. le personalità dei personaggi, pur complesse, vengono messe in scena continua »

Astrid (Alison Lohman)
Al di là di quanto mi abbia danneggiata… Io so che mia madre mi ama…
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Astrid(Alison Lohman
L'amore ti umilia...l'odio ti culla,e' come un calmante
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Astrid(Alison Lohman
Mi guardi... e non ti piace quello che vedi...questo è il prezzo per appartenerti
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di Roberto Nepoti La Repubblica

Si sa che ogni melodramma è una storia d'amore impossibile. Tratto dal romanzo di Janet Fitch, White Oleander è la storia dell'amore impossibile tra una figlia e una madre (impossibile). All'adolescente Astrid Magnussen è toccata in sorte Ingrid, mamma bella e talentuosa ma fissata di essere una superdonna nietzchiana e, insieme, l'ultima erede dei vichinghi. Quando la genitrice ammazza l'amante infedele, la ragazzina è presa in custodia dalle autorità, che la danno in affidamento a tre successive famiglie (nel romanzo erano cinque). »

di Enrico Magrelli Film TV

Il libro di Janet Fitch dal quale Peter Kosminsky ha tratto il film è stato sponsorizzato dalla potente star della televisione americana Oprah Winfrey ed è diventato un best seller. Personaggi, intreccio, ferite ulcerate, psicologie “fuori controllo” sono più da soap-opera che da romanzo classico. Questo significa una storia convenzionale e non imprevedibile. Ma La pellicola è ben fatta e ben recitata. Due le traiettorie principali: la prima è il rapporto turbolento e tormentato tra una madre, Ingrid (Pfeiffer), sicura di sé, condannata a trent’anni di carcere, e una figlia quindicenne, Astrid (Lohman), vulnerabile, soggiogata dalla figura materna che idolatra; La seconda è I’impalcatura da melodramma femminile. »

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