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Waterloo
Un film di Sergei Fyodorovich Bondarchuk.
Con Rod Steiger, Andrea Checchi, Ivo Garrani, Christopher Plummer, Jack Hawkins.
continua»
Storico,
Ratings: Kids+13,
durata 135 min.
- Italia, URSS 1970.
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Di ritorno dall'Elba, nel febbraio 1815, Napoleone ringalluzzito ricompatta l'esercito e marcia verso Bruxelles. Lì vicino c'è la piana di Waterloo con l'esercito inglese che aspetta. Quello tedesco sta arrivando. La 2ª metà del film è tutta dedicata alla battaglia, forse la più lunga nella storia del cinema: grande spettacolo, puntiglio di ricostruzione e qua e là un momento epico. Più inamidata e convenzionale senza remissione la 1ª ora dove l'accademico pompierismo di Bondar?uk si svela con tutto il suo peso. Steiger come Napoleone è perfettamente bondar?ukiano. Produce Dino De Laurentiis con l'americana Columbia e la Mosfilm. Fotografia di Armando Nannuzzi e musiche di Nino Rota. L'edizione sovietica dura 4 ore. Quella italiana è stata in seguito ridotta a 123 minuti. |
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premi nomination |
David di Donatello 1 0 |
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di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Nella vasta filmografia napoleonica l’episodio dell’ultima battaglia era stato finora soltanto sfiorato, anche se proprio Waterloo è il titolo francese di un film girato da Lupu-Pick nel 28 e intitolato da noi Sant’EIena: interpreti Charles Vanel nella parte dell’imperatore e Warren Krauss in quella del maresciallo Bluecher. Con dispiego di forze infinitamente maggiore torna sui campi dei Brabante, trasferiti per ragioni produttive in Ucraina, lo stratega Dino de Laurentiis, che dopo aver liquidato John Huston si appoggia al più autorevole pittore di battaglie del cinema contemporaneo, il sovietico Sergei Bondarciuk, reduce dagli scontri di Guerra e pace. » |
di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
Nell’ordine dei mammut cinematografici, bestioni in via d’estinzione ma ancora aggressivi, v’è una specie di film su cui ormai poco o nulla di nuovo s’ha da dire, perché l’unico elemento che distingue l’uno dall’altro non è di natura ideologica o stilistica, bensì è dato dalle proporzioni dello sforzo produttivo: sicché la ragione vorrebbe che la critica passasse la mano alla cronaca, per trarre da un confronto fra i miliardi spesi e quelli incassati un’indicazione sulla simpatia ancora nutrita dal grande pubblico nei confronti dei colossi ispirati alle più popolari figure della storia universale. » |
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