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Il processo di Verona
Un film di Carlo Lizzani.
Con Giorgio De Lullo, Frank Wolff, Vivi Gioi, Silvana Mangano, Salvo Randone.
continua»
Storico,
Ratings: Kids+16,
b/n
durata 120 (95) min.
- Italia 1963.
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Dal 25 luglio 1943 al processo di Verona nel 1944 durante la Repubblica Sociale Italiana: i gerarchi fascisti che votarono l'ordine del giorno Grandi nella seduta del Gran Consiglio vengono processati. Imputato n. 1 è Galeazzo Ciano, genero di B. Mussolini, che, nonostante l'intervento di sua moglie Edda, viene condannato a morte e fucilato con gli altri. Su sceneggiatura di Ugo Pirro, Lizzani rievoca i foschi avvenimenti in chiave di dramma di corte, cercando di analizzare in profondità l'agonia feroce del regime fascista. Ottima la sequenza della fucilazione senza colonna sonora. Mangano e Wolff sono OK. |
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premi nomination |
Nastri d'Argento 1 0 |
David di Donatello 1 0 |
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di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
Fra i molti motivi di interesse suscitati da Il processo di Verona ci sembra che sia da mettere al primo posto, lasciando da parte le inevitabili polemiche che susciterà la scelta dell’argomento, il tentativo compiuto dal regista Carlo Lizzani di inaugurare un nuovo genere di cinema spettacolare. Siamo di fronte a un film che, sulla base di una larga documentazione e soprattutto di un pressoché unanime giudizio sullo spirito dei fatti, offre un’interpretazione storico-psicologica di un’allucinante pagina della vita italiana. » |
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
“Il processo di Verona conteneva in sé tutti gli elementi di una tragedia del Rinascimento”, scrisse Winston Churchill. L’osservazione appartiene a un inglese che conserva ancora molte illusioni romantiche sulla nostra penisola. Più che a un episodio di crudeltà rinascimentale, la fucilazione di Ciano e compagni fa pensare a una resa di conti fra bande rivali, a un fattaccio di sangue intinto di meschinità e di vendetta. Nessuno dei protagonisti e dei comprimari della macabra vicenda potrebbe oggi menare vanto del proprio atteggiamento. » |
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Fino a ieri i lugubri protagonisti del fascismo li abbiamo ritrovati sugli schermi dell’Italia democratica con le loro facce vere, unicamente nelle sequenze dei cinegiornali dedicati alle loro gesta e adoperati, con particolari montaggi polemici, dai registi di film cosiddetti di repertorio. Oggi con Il processo di Verona, li ritroviamo sotto le maschere di attori noti, che hanno prestato loro gesti e fisionomie. È passato del tempo e le persone vive della cronaca di ieri sono già personaggi, personaggi di una finzione scenica che ci ripropone i loro drammi passati. » |
di Adelio Ferrero Cinema Nuovo
Nella "carriera" di Carlo Lizzani - attraverso le opere e gli scritti - l'ambizione del film storico, del film storico-formativo che si ripa a episodi e figure del recente passato per ricuperarne attivamente un significato utile per il presente, così che la memoria critica di certi nodi drammatici della vita nazionale divenga coscienza delle sue linee direttrici e della necessità di forzarle e trasformarle, è tra le più riconoscibili e feconde di esiti importanti, almeno sul piano intenzionale. Oggi, con Il processo di Verona, egli affronta una delle prospettive più difficili e rischiose di quella ricerca: l'accostamento, come ha ricordato su «Cinema Nuovo», a «certi personaggi della storia contemporanea, identificati con nome e cognome, visti in momenti reali della loro vita. » |
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