Un orsetto come pochi. Un personaggio portatore di gradi contenuti. Un simbolo universale di accoglienza. Questo e altro è Paddington, ora su TIMVISION.
Paddington è qualcosa di molto serio. Ben al di là del titolo di animazione per bambini proposto nel periodo natalizio. È un film portatore di contenuti e di simboli che lascia all’utente la possibilità di leggerli, secondo la propria attitudine e cultura: piani diversi di interpretazione. Ma come, tanta roba ispirata da un orsetto? È proprio così.
Michael Bond, cameraman della BBC londinese, nel 1958 scrisse A bear Called Paddington, il primo libro di quella che sarebbe stata una serie di quindici, che avrebbe fatto la storia della letteratura per minori, tradotta in trenta lingue e con altrettanti milioni di copie vendute. Paddington ha ispirato band musicali, giocattoli e una serie televisiva. Nel 2014, com’era destino, è approdato al cinema. La vicenda: l’orsetto viene spedito dal Perù in Inghilterra, assume il nome della stazione londinese di Paddington, dove viene trovato, e viene accolto dalla famiglia Brown. Farà parte di quel nucleo in un equilibrio di reciprocità, di educazione e di sentimenti. Dunque, primo tema l’accoglienza. E sappiamo cosa significhi quel lemma in questa epoca, soprattutto l’accoglienza di qualcuno tanto diverso.
Il regista Paul King poi ci mette del suo, ci mette il “cinema”, con quei disegni che certo si ispirano a quelli originali di Peggy Fortum ma evoluti, con attenzione, in computer grafica. E così il cinema diventa veicolo, efficace e d’impatto secondo sua natura, di significati con richiami che vogliono essere riconosciuti. Uno è Mary Poppins, che arriva in quella famiglia e tutto trasforma. E poi Harry Potter, sempre pronto all’improvvisazione inattesa. Riscontrabile anche E.T. un extraterrestre, dunque “ultradiverso” accolto dai ragazzi. E poi roba seria come Charles Dickens, nel personaggio di Oliver Twist che passa dalla Londra della scuola dei ladri a quella dell’alta società. Tutto questo, e molto altro, rappresenta l’orsetto, nel quadro di una formazione, sua personale, e di riflesso per molti, moltissimi, che l’hanno adottato nei film. Perché nel 2017 c’è stato un secondo Paddington.