Un film delicato come un fiore che sorge tra le sterpaglie di un campo abbandonato. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e ora su TIMVISION.
Il cinema italiano, nel silenzio generale, lontano dai riflettori e dal clamore dei red carpet, è ancora capace di slanci; slanci che spesso soltanto le piccole storie, periferiche per loro intrinseca natura, possono avere. Si prenda Manuel di Dario Albertini, un film delicato come un fiore che sorge tra le sterpaglie di un campo abbandonato. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2017 nella sezione Cinema nel giardino, da oggi disponibile nel catalogo di TIMVISION, racconta la vita ai margini di un diciottenne dallo sguardo duro e malinconico.
Compiuta la maggiore età, Manuel esce da un istituto per minori privi di sostegno familiare nei pressi di Civitavecchia. Il ragazzo ha passato lì i suoi ultimi cinque anni, quelli dell’adolescenza, perché la madre, Veronica, è finita in carcere. Quando la donna ha la possibilità di ottenere gli arresti domiciliari, lui deve garantire per lei. Il giovane, per dimostrare di essere affidabile, per ottenere la custodia del genitore, cerca un lavoro, tenta di inserirsi nuovamente nella sua famiglia d’origine, riordina la casa che ha conosciuto solamente da bambino.
Consapevole che rispetto ai suoi coetanei più fortunati dovrà fare il doppio della fatica, se non il triplo, per potersi ritagliare un posto nel mondo, Manuel si imbatte in varie figure, necessarie per dare una direzione ai suoi passi. Tra queste hanno un valore non indifferente il prete dell’istituto, l’assistente sociale, un suo vecchio amico della casa-famiglia, oggi diventato falegname. Hanno una notevole importanza anche alcune conoscenze fortuite. Si veda, ad esempio, una ragazza incontrata per caso che, riprendendo un celebre monologo di Baci rubati di François Truffaut, gli fa comprendere quanto siamo unici e insostituibili.
Albertini, alla sua prima prova da regista cinematografico dopo anni e anni di documentari, firma un’opera asciutta, scarna, senza grandi svolte nella trama, che regge alla distanza per la capacità di raccontare i vari volti della periferia attraverso uno sguardo onesto, mai tendente al luogo comune. Interessato più a mostrare che a rivelare, fa affidamento sulla grande prestazione di Andrea Lattanzi, interprete di Manuel. L’attore, che ha partecipato anche al recente Sulla mia pelle affiancando Alessandro Borghi e Jasmine Trinca, esprime una fisicità che ben coglie le esitazioni e le insicurezze emotive del suo personaggio.
Apprezzato in molti festival europei, lodato dalla critica specialmente in Francia, Manuel è il contraltare narrativo de La repubblica dei ragazzi (2014), documentario sempre diretto da Albertini, incentrato su una reale struttura di Civitavecchia che, dal 1945, ospita minorenni disagiati privi di sostegno familiare. Da quell’esperienza è arrivata l’idea di questo film così prezioso, prodotto con successo da Tucker Film in collaborazione con TIMVISION. Tra gli interpreti, oltre a Lattanzi, si segnalano Francesca Antonelli, Renato Scarpa, Raffaella Rea, Giulia Elettra Gorietti e Alessandro Di Carlo.