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Richard Berry

Richard Berry è un attore francese, regista, produttore, sceneggiatore, è nato il 31 luglio 1950 a Parigi (Francia). Richard Berry ha oggi 72 anni ed è del segno zodiacale Leone.

L'interprete di rue Paradis

A cura di Davide Di Finizio

Vianey ne ha fatto uno psicopatico, Chouraqui un sensibile studente, Verneuil un grande commediografo. Ma lui stesso, ad un certo punto della sua vita, ha sentito il bisogno di passare dietro la macchina da presa e raccontare personalmente storie e personaggi. È Richard Berry, attore di origine parigina che della settima arte ha sperimentato vari generi, sia attraverso la recitazione, che dietro la macchina da presa.

La formazione teatrale e l'approdo al cinema
Figlio di commercianti, rivela sin dall'adolescenza la sua vocazione per il teatro. A 16 anni riesce ad inserirsi in una compagnia amatoriale, coltivando la passione per i classici francesi. Consegue la sua vera formazione frequentando il Conservatoire national supérieur d'art dramatique, diventando allievo di Jean-Laurent Cochet e Antoine Vitez. La sua prima apparizione nel mondo del cinema è nella commedia La gifle (1974) di Claude Pinoteau, nel cui cast figura tra l'altro una giovanissima Isabelle Adjani.

La consacrazione
Nel 1977 recita in un insolito giallo scritto e diretto da Michel Vianey, L'assassino che passa, storia di un omicida braccato da un poliziotto, in una sadica ed ossessiva caccia all'uomo in cui lo sbirro si rivela più perverso dello psicopatico che insegue, contendendogli anche la donna che ama. Berry interpreta Jacques, l'impiegatuccio di banca sessualmente represso che si trasforma in assassino. È interessante cogliere la complessa evoluzione del suo personaggio, che da mite e solitario si evolve in persecutore, per poi diventare a sua volta perseguitato, quando sulle sue tracce si mette Ravic, il luciferino agente impersonato da Jean-Louise Trintignant. Nonostante la sua buona interpretazione, L'assassino che passa resta pur sempre un film di genere e Berry dovrà attendere l'anno seguente per la consacrazione definitiva. Con Mon premier amour di Elie Chouraqui, in cui interpreta uno studente di architettura che lascia tutto per andare ad assistere la madre malata di leucemia, Berry ha finalmente l'occasione di esternare compiutamente il suo talento recitativo, in un ruolo drammatico che gli consente di ottenere credibilità e di essere scelto in varie produzioni.

Il teatro nel cinema
Negli anni successivi appare in diversi film perlopiù drammatici, spesso polizieschi, ma senza disdegnare la commedia, che richiama con più immediatezza la sua solida formazione teatrale. Il teatro continua ad appartenere in modo viscerale alla sua vita, come al suo cinema, che gli propone anche ruoli fatti su misura per la sua natura che resta sostanzialmente di appassionato teatrante. In questo senso è interessante citare 588, rue Paradis (1992) di Henri Verneuil, sequel di Mayrig, che era la storia parzialmente autobiografica di una famiglia decaduta di ricchi armatori armeni trapiantati in Francia per sfuggire al genocidio, e in cui Berry appariva solo in qualità di voce narrante. In questo sequel invece Richard incarna il protagonista Azad Zakarian, che si fa conoscere con lo pseudonimo francese di Pierre Zakar. Venuto su dal nulla, Azad è un commediografo di successo che si lascia travolgere dal nuovo mondo in cui vive, arrivando quasi a vergognarsi delle sue radici, fino a portare rimorso per la morte del vecchio padre (un intenso Omar Sharif), ucciso più dalle parole del figlio che dalla vecchiaia. L'interpretazione di Berry è molto suggestiva, malinconica e "teatrale" anche nel suo gioco di luci ed ombre, che rivela senza perbenismo gli aspetti negativi del personaggio.

L'impegno da regista
In un'intervista Berry racconta che in seguito ad un incidente in moto insieme all'amico attore e regista Patrick Timsit, pensò di dirigere personalmente un film. Nasce così la commedia L'Art (délicat) de la séduction (2000), la storia di Etienne, un misogino (interpretato dallo stesso Timsit) che trova il grande amore in Laure, per il cui ruolo Berry scrittura la deliziosa Cécile de France, che rivorrà anche nel successivo Moi Cèsar, 10 ans ½, 1m39 (2003), ancora una commedia, prima di imboccare la strada del thriller. Su un soggetto di Tonino Benacquista, dirige infatti La Boîte noire (2005), giallo psicologico incentrato sulla storia di Arthur Seligman, un uomo affetto da sindrome confusionale, che tenta di venire a capo del mistero che attanaglia la sua mente. Nel 2010, sempre muovendosi sulla scia del poliziesco, traspone il romanzo di Franz-Olivier Gisbert e ne ricava L'Immortale, interpretato dal mitico Jean Reno, nei panni di Charles Mattei, un ex malavitoso che vorrebbe passare alla retta via, ma il cui cammino è intralciato dai fantasmi del suo passato.

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