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Luciano De Crescenzo

Luciano De Crescenzo è un attore italiano, regista, scrittore, sceneggiatore, musicista, è nato il 18 agosto 1928 a Napoli (Italia) e muore il 18 luglio 2019 all'età di 90 anni a Roma (Italia).
Nel 1985 ha ricevuto il premio come miglior regista esordiente al Nastri d'Argento per il film Così parlò Bellavista.

Un filosofo dai tanti volti

A cura di Fabio Secchi Frau

Da scrittore ad attore. Da regista a presentatore televisivo. Tante, le forme di Luciano De Crescenzo, che però non mutarono mai ciò che ebbe nel cuore: Napoli. Appartenne alla città dal 18 agosto 1928. Una data che sembra lontanissima, oggi. E tra la guerra e il dopoguerra, e il boom economico e gli ultimi anni del Novecento, ancora le sue tante facce, i suoi differenti mestieri. Come la stessa filosofia, che tanto amava e che cambia punto di vista, natura, ragione, man mano che la clessidra del tempo si svuota inesorabilmente.

Prima scugnizzo che cercava di portare qualche soldo a casa con i molti, primi, piccoli lavoretti e poi fiero laureato in ingegneria. Prima dirigente d'azienda per la IBM e poi appassionato della più alta forma di sapere umano: la filosofia, per l'appunto. Tanto innamorato di questa disciplina da abbandonare la sicura carriera impiegatizia per evolversi in scrittore. Perché, come scriveva Aristotele nell'"Esortazione alla filosofia", "Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui".

"Così parlò Bellavista" fu il suo esordio letterario, nonché il suo libro più famoso. Pubblicato nel 1977, gli aprì più porte di quelle che credeva fosse possibile spalancare. Maurizio Costanzo e Renzo Arbore lo corteggiarono, invitandolo nelle loro seguitissime trasmissioni televisive. E così il mondo e l'essere umano, tornano improvvisamente temi di grandissima popolarità in Italia, e De Crescenzo con essi. A partire dagli Anni Ottanta, lui e i vari media divennero un tutt'uno. Fu soggettista, sceneggiatore e regista cinematografico e autore catodico. Ma senza mai posare la penna. Ben cinquanta i suoi libri, venduti in milioni di copie in molti paesi del mondo.

La rivoluzione filosofica
Il quartiere nel quale nacque prendeva il nome dalla nota chiesa omonima: San Ferdinando, in zona Santa Lucia. Pieno centro città, affacciato sul golfo. Suo padre era un guantaio, sua madre una casalinga. Mentre frequentava le scuole elementari assieme a Bud Spencer (che allora si chiamava ancora Carlo Pedersoli), imparò a intagliare le pelli nella ditta paterna. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la famiglia De Crescenzo si spostò nella più sicura Cassino, ma il paese purtroppo non fu la scelta giusta. Venne praticamente distrutto sotto i bombardamenti americani, dai quali si salvarono per miracolo. Nel miserevole Dopoguerra, dopo tanti sacrifici, riuscirà a laurearsi in ingegneria idraulica con il massimo dei voti presso l'Università degli Studi di Napoli. Purtroppo, non riuscendo a trovare un impiego, si arrangiò facendo il venditore di tappeti. Fu uno speranzoso trasferimento a Milano a salvarlo economicamente. Nel capoluogo lombardo, De Crescenzo venne assunto alla IBM, dove vi rimase per oltre vent'anni come addetto alle pubbliche relazioni e dirigente.
A metà degli Anni Settanta però, avvertì che la sua esistenza non poteva limitarsi a questo. E così, dopo un'indagine speculativa del proprio essere, comprese che la sua vita doveva assumere un'altra conduzione. Guidato dalla sua passione più grande e univoca, la filosofia, Luciano De Crescenzo prese in mano il suo destino per dissentire sull'orientamento che la sua storia aveva già intrapreso. In base a questo principio, applicherà concretamente scelte che lo porteranno a lasciare il lavoro per attraversare le strade della riflessione e del pensiero e, come i più eminenti saggi dell'antica Grecia, decise di fare uso del proprio sapere a vantaggio dell'uomo. Volle, insomma, diventare un filosofo.
Lasciato il lavoro, si dedicò a tempo pieno alla scrittura di quella che fu la sua opera prima, "Così parlò Bellavista". Un romanzo che, attraverso i dilettevoli dialoghi tra l'ingegner De Crescenzo, il professor Bellavista e altri personaggi che popolano una Napoli "di palazzo", snocciolano utili lezioni filosofiche sull'uomo. Complice il giornalista e conduttore Costanzo e il suo programma "Bontà loro", nonché altri talk show televisivi, il libro riuscì a vendere più di 600.000 copie, diventando un vero e proprio caso letterario.

Sotto il nume tutelare di Arbore
Intanto, già nel 1978, Luciano De Crescenzo adattò sul grande schermo l'omonimo romanzo di Attilio Veraldi "La mazzetta", storia di un napoletano che si guadagna da vivere come "avvocato" abusivo e che deve risolvere un intricatissimo doppio caso di scomparsa e di insabbiamento di un crimine. Il ritratto del protagonista, in questo suo "inventarsi la vita di tutti i giorni", fu puro De Crescenzo al 100%. La regia era di Serbio Corbucci, ma i risultati non piacquero a critica e pubblico.
Tornò al cinema nel 1980, firmando e interpretando Dio in Il pap'occhio. Con lui ci furono gli amici Renzo Arbore e Roberto Benigni, inguaiati in una storia quantomeno surreale che vede il Papa preoccupatissimo per l'aumento dei buddisti e che, per promuovere la sua religione, decide di trasmettere nell'emittente vaticana degli innovativi programmi televisivi in mondovisione. Da lì in poi, è un guazzabuglio pasticciato fra tradimenti, i vangelici trenta denari, Martin Scorsese e il Cardinale Richelieu! La critica sarà chiaramente spietata e etichetterà la pellicola come "un filmetto dalla struttura televisiva". L'intenzione era quella di creare una commedia parodistica, ma De Crescenzo e Arbore non furono all'altezza del compito. Così i risultati furono un'opera che replicava alcune gag già trasmesse nel piccolo schermo e uno sterile e assolutamente inesistente scandalo per una presunta accusa di vilipendio. I più affilati scrissero che l'esistenza e il rispetto del copione erano praticamente nulli e il filosofo incassò il biasimo artistico.
Quattro anni più tardi, dopo aver recitato in Quasi quasi mi sposo (1982), ritornò in coppia con Arbore per 'F.F.S.S.', cioè:... che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?. Stavolta, il duo di sceneggiatori diventò anche duo di protagonisti, per di più interpretando loro stessi. Lo scrittore e l'autore televisivo, nel film, sono infatti alla ricerca di un nuovo soggetto cinematografico e, passeggiando sotto le finestre della casa di Federico Fellini, raccolgono un copione caduto: "Federico Fellini Sud Story" (da qui la sigla F.F.S.S.). Lo prendono come un provvidenziale segno e decidono di realizzare la pellicola.
Quello che doveva essere un film nel film, quindi il più alto concetto metacinematografico di sempre, fallirà ancora una volta. L'humour usato dai due fu criptico e rimandava continuamente a situazioni e personaggi che popolavano la televisione arboriana già da due decenni (Pietra Montecorvino, nuovamente Benigni, Nino Frassica, Gianni Boncompagni, Andy Luotto, Claudio Villa, Massimo Troisi, Mario Marenco, Gianni Minà e tanti altri ancora).

Il David di Donatello come regista esordiente
Curiosamente, solo uscendo dalla caverna del noto presentatore, riuscirà a dirigere una delle opere cinematografiche italiane più interessanti di quegli anni. E lo fece adattando il suo best seller "Così parlò Bellavista". Un'operazione che gli rese possibile lo stringere tra le mani il David di Donatello come miglior regista esordiente, battendo Francesca Comencini con Pianoforte e Francesco Nuti con Casablanca, Casablanca.
Il successo della pellicola lo spinse di nuovo dietro la macchina da presa con Il mistero di Bellavista, dove il leggendario professore filosofo si ritroverà a indagare su un misterioso delitto. Ogni paragone con l'opera precedente è destinato a fallire. La stiracchiata commedia risultò scarna e instabile. Seguirà 32 dicembre, un film a episodi sulla relatività del tempo. Stavolta, l'originalità premierà garbatamente De Crescenzo. Non tanto negli incassi, quanto nella buona fattura di questa ennesima incursione del filosofo nella settima arte.

Il ritiro dalle scene
Negli Anni Novanta, De Crescenzo si allontanò pochissimo dall'obiettivo. Recitò con Sophia Loren e Luca De Filippo in Sabato, domenica e lunedì di Lina Wertmüller (che lo volle anche nella miniserie Francesca e Nunziata) e poi dirisse Teo Teocoli, la superba Marina Confalone e Isabella Rossellini in Croce e delizia (1995), che prese spunto da "La Traviata" di Verdi per imbastire una drammatica storia d'amore. Furono in molti a definirlo la sua opera migliore, soprattutto alla luce di un'inaspettata tristezza che diventa canone di coerenza nei sentieri del melodramma. Ma altri ne indicarono comunque le lacune in una certa approssimazione narrativa. Negli anni successivi, affiancò il suo lavoro di scrittore a quello di conduttore e autore televisivo, principalmente nei canali di Mediaset.
Infine, si ritirò dalle scene a causa di una particolare malattia neurologica, la prosopagnosia, che non gli permetteva di riconoscere i volti delle persone conosciute. Nel 2016, Antonio Napoli firmò un documentario a lui dedicato, Così parlò De Crescenzo, che sottolineò l'umorismo del filosofo, vincitore di numerosi premi letterari e autore di punta della casa editrice Mondadori, che pubblicò per anni tutti i suoi romanzi e le sue opere divulgative.

La morte
Luciano De Crescenzo morì a Roma il 18 luglio 2019, per le conseguenze di una polmonite, circondato da familiari e amici. Da alcuni giorni, era ricoverato presso il Policlinico Universitario A. Gemelli. A dare la notizia fu la sua casa editrice che, assieme al sindaco di Napoli De Magistris, decantarono l'uomo di immensa cultura che seppe interpretare al meglio l'anima del popolo partenopeo.

Vita privata
Il matrimonio di Luciano De Crescenzo con sua moglie Gilda, durò solo quattro anni, cui seguirono la separazione, il divorzio e l'annullamento della Sacra Rota. Dall'unione, nacque la sua unica figlia, Paola.

Ultimi film

Commedia, (Italia - 1995), 99 min.
Commedia, (Italia - 1993), 110 min.
Commedia, (Italia - 1988), 101 min.

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