Louis Lumière è un attore francese, regista, è nato il 5 ottobre 1864 a Besançon (Francia) ed è morto il 6 giugno 1948 all'età di 83 anni a Bandol (Francia).
Con il fratello Auguste, pioniere del cinema. Il 15 febbraio 1895 i due fratelli ottennero il brevetto per il Cinématographe Lumière, appareil servant à l'obtention et à la vision des épreuves cronophotographiques. Il 22 marzo dello stesso anno presentarono a una ristretta cerchia di invitati la loro invenzione, che il 28 dicembre affrontò per la prima volta il giudizio di un pubblico entusiasta nel Salon Indien del Grand Café - oggi trasformato in drugstore - in Boulevard des Capucines 14, a Parigi, presentatore l'impresario Clément Maurice. I due Lumière, con il padre Antoine avevano fondato nel 1882 a Lione una fabbrica di prodotti fotografici. Auguste ebbe nell'invenzione del cinema una parte di secondo piano, e si dedicò in seguito a ricerche mediche. Inventeur fu quindi, propriamente, Louis "fotografo specialista dell'istantanea, con un senso spiecatissimo della composizione e dell'in-quadratura dei soggetti" (Sadoul). Il primo film di Louis Lumière fu La sortie des ouvriers de l'usine Lumière, una sfilata di operaie in gonna a campana e cappellini guarniti di piume e di operai con la bicicletta a mano... dopo il personale venivano i padroni in una 'vittoria' con un bel tiro a due. E il custode richiudeva i cancelli" (Sadoul). Dopo altri quadri della vita nel suo stabilimento (Charpentier, Le Forgeron, La démolition d'un mur) Lumière passò, secondo un itinerario tipicamente da amatore, a ritrarre scene e quadretti di vita familiare (da Le déjeuner du bébé a La partie de tric-trac) e finalmente a due brevi film (la durata di ogni produzione Lumière non superava i pochi minuti, talvolta era inferiore) di notevole importanza storica: L'arrivée d'un train en gare de la Ciotat, in cui si vede una locomotiva apparire in lontananza e poi avvicinarsi gradatamente allo spettatore, fino a giungere in primo piano (la scena, a quanto pare, determinò notevole impressione e perfino panico) e L'arroseur arrosé, in cui un giardiniere riceve in pieno viso il getto d'acqua di una pompa ch'egli ritiene bloccata e che in effetti lo era, ma per opera di un monello che vi aveva messo un piede sopra e ve lo toglie al momento opportuno. Se il primo dei due film esemplificò i vari campi di ripresa cinematografica, dal campo lungo al primo piano, il secondo fu ed è considerato l'atto di nascita del comico cinematografico.
Come tutti gli inventori destinati a durevolmente affermarsi, anche i fratelli Lumière riassunsero nella loro opera una non breve serie di precedenti tentativi, dal «revolver astronomico» del Jansen (1874) allo Zoopraxoscopio del Muybridge (1878), dal «fucile fotografico» del Marey (1883) al Praxinoscopio del Reynaud (1888). Miravano tutti alla «registrazione dell'immagine in movimento», formula comunque sufficiente a giustificare la concessione di un ennesimo brevetto; ma al vero traguardo dovevano giungere i Lumière. La sera del 28 dicembre 1895, in un sotterraneo del Grand Café, nel Boulevard des Capucines, il primo spettacolo cinematografico fu offerto a un pubblico sorpreso e divertito:per un franco d'ingresso dieci film lunghi dai quindici ai diciassette metri, per ciascuno circa un minuto di proiezione (L'arrivée du train en gare de La Ciotat, Sortie des ouvriers, Le gouter de Bébé, ecc.). La prima sera furono molti i «portoghesi» l'incasso.
mezzo espressivo. Non riprodurre per riprodurre, secondo i primi stupori («l'acqua che sembra vera»); ma riprodurre per esprimere in tutt'altra sintesi un'emozione, un brivido d'umanità, forse, di poesia. Grazie al cinema è infatti al servizio dell'artista che sappia usarla una gamma inesauribile di notazioni in una fulminea rapidità d'accostamenti, per la «rappresentazione» più complessa, evidente e duratura che mente di regista abbia potuto intuire. Il linguaggio delle immagini articolate in un ritmo è ormai giunto a tutto esprimere, dai più delicati e schivi istanti di una triste infanzia alle impennate di una giovinezza ardente, alle sincopate cadenze della morte; e un lembo di cielo, uno sguardo, un fremito di fronde, una lacrima, un lieve gesto di rinuncia o d'abbandono, possono, nei loro susseguirsi, comporre ed,esprimere tutto un dramma.
Questo e altro, ciò che è e potrebbe essere cinema, l'arte del cinema, hanno accompagnato la serena maturità e il sereno tramonto di Luigi Lumière, con rivelazioni quasi di ogni giorno. E quel vecchio dovette sovente esserne come incredulo, forse un po' sbigottito. Tutto un mondo, tutta un'arte, da un suo «brevetto» del 13 febbraio 1895; e quel mondo e quell'arte, originariamente dovuti a un esatto alternarsi di luci e di ombre, erano nati da chi aveva la parola luce nel suo cognome.
(1948)
Da Film visti. Dai Lumière al Cinerama, Edizioni di Bianco e Nero, Roma, 1957