Uno sguardo dall'interno alle accuse di corruzione contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu attraverso i video degli interrogatori della polizia trapelati. Espandi ▽
Centinaia di ore di materiale riservato, trapelato fuori da Israele, permettono per la prima volta di osservare Netanyahu lontano dai comizi, dalle conferenze stampa e dalla comunicazione ufficiale: non il leader davanti alle telecamere, ma l'uomo interrogato dalla polizia, chiamato a rispondere delle accuse che da anni accompagnano la sua carriera politica. Sigari, champagne, regali di lusso, favori, rapporti con miliardari e pressioni sul sistema dell'informazione. Ma THE BIBI FILES va molto oltre l'inchiesta giudiziaria.
Attraverso testimonianze, materiali d'archivio e gli interrogatori segreti, il film ricostruisce il sistema di potere costruito intorno alla famiglia Netanyahu e pone una domanda molto più inquietante: fino a che punto la necessità di sopravvivere politicamente e giudiziariamente può condizionare le decisioni di un leader? Recensione ❯
Per sfuggire alla polizia, un figlio e suo padre trovano rifugio in un campo estivo per giovani adulti con disabilità, fingendosi residente e suo educatore. L'inizio dei guai e una meravigliosa esperienza umana che li cambierà per sempre. Recensione ❯
La straordinaria storia vera del giorno che cambiò il destino delle donne in islanda e nel mondo. Espandi ▽
L'Islanda dei primi anni Settanta somiglia a molti altri Paesi europei, quanto a indipendenza femminile: le donne non possono aspirare a ricoprire alcuni ruoli professionali, né avere un conto in banca o un'istruzione superiore. Insomma niente a cui dedicarsi che non sia un'occupazione subalterna, la cura della casa, dei figli e di sé stesse (per non sfigurare e perciò "deludere" compagni e mariti). Ma in questo clima conservatore si agitano, un po' ovunque nel mondo, diversi movimenti che chiedono pari opportunità. Come quello delle Redstockings, nato a New York nel 1969, e di lì a poco le istanze femministe inonderanno le piazze.
Consapevoli del fatto che le proteste contano ma non sempre sono immediatamente risolutive, molti gruppi femminili, di Reykjavík ma anche delle zone più rurali, si mobilitano. Prima per informare e portare all'attenzione pubblica questa mancanza di parità, anche con atti eclatanti e chiedendo l'aiuto di alcuni media, poi per organizzare uno sciopero con l'obiettivo di paralizzare completamente il Paese per un giorno intero, il 24 ottobre 1975. Forse con l'evidenza della "forza lavoro" mancante gli uomini capiranno. Sarà un enorme successo, con un'adesione al novanta per cento, e un campanello d'allarme che fortunatamente verrà percepito da tutta la società.
Nel 2025, a mezzo secolo da quel giorno fatidico, alcune delle protagoniste ricordano e testimoniano lo sforzo comune per arrivare a un atto dimostrativo che ha avuto solo effetti positivi: oggi in Islanda, il Paese più avanzato in termini di parità di genere, le donne sono al 48% in parlamento. Tra le interpellate dal film, anche il capo di Stato Vigdís Finnbogadóttir, eletta nel 1980. Recensione ❯
Un film che ripercorre la grande storia della casa automoblilistica. Espandi ▽
Inizio anni ‘60. Enzo Ferrari stava attraversando un periodo difficile. Aveva perso suo figlio Dino nel 1956 ad appena 24 anni a causa della distrofia di Duchenne. Il 12 maggio dell’anno successivo c’è stata invece la tragedia di Guidizzolo durante l’ultima edizione competitiva delle Mille Miglia dove la Ferrari 335 S è sbandata e ha ucciso nove persone, tra cui cinque bambini. L’ingegnere, per quell’episodio, è stato formalmente incriminato e rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo plurimo. Poi il 30 ottobre del 1961 ha fatto fuori lo staff dirigenziale e tecnico che non tollerava le ingerenze della moglie Laura Garello Ferrari e nominato Mauro Forghieri, che all’epoca aveva appena 26 anni, nuovo Responsabile della Scuderia. Il giovane ingegnere ha creato così la Ferrari 250 GTO, che oggi è considerata una delle vetture più belle, rare e desiderate tra i collezionisti. Ha dominato nella sua categoria nella 24 ore di Le Mans, per tre anni consecutivi, dal 1962 al 1964, Ce ne sono solo 36 esemplari e in un’asta il suo prezzo è arrivato a 70 milioni di dollari. Forghieri è rimasto alla Ferrari fino al 1987 anche se si è dimesso dal ruolo di Direttore Tecnico del Reparto Corse tre anni prima a causa di forti contrasti legati alla profonda ristrutturazione voluta dal gruppo FIAT. Ha vinto 11 titoli mondiali e 54 Gran Premi. È ricco di testimonianze, forse anche troppe. Ci sono così almeno tre documentari in uno. Sicuramente il racconto è anche appassionante ma Ferrari 250 GTO va spesso fuori tema finendo per mostrare troppe cose e non approfondire la funzione rivoluzionaria di Forghieri all’interno del team. In più l’accenno alla rivalità con la Ford e le interviste ai bambini sul tema della ricchezza provocano altri depistaggi. Serviva un montaggio più lineare ma anche più centrato. Nell’ansia di non perdere alcuni fatti storici, il documentario diventa debordante (anche negli 80 minuti circa di durata) e finisce così spesso fuori strada. Recensione ❯
Una favola distopica con qualche momento riuscito ma debole nella critica alla tecnologia e all'intelligenza artificiale. Commedia, Fantascienza - Francia2024. Durata 78 Minuti.
In un futuro sempre più prossimo, Max, un'ex insegnante restia alla tecnologia, si arrangia per sopravvivere insieme alla figlia grazie a piccoli espedienti. Espandi ▽
In un futuro non molto lontano dove i robot diventano sempre più presenti nella vita degli esseri umani Max, un ex-insegnante che è da sempre stata insofferente alla tecnologia, vive alla giornata assieme alla figlia Paula. La donna, che ha un pessimo rapporto con la sorella, cerca di risolvere i suoi problemi rapendo, con la complicità di Paula, Theo, un robot T-0 di vecchia generazione per rivenderne i componenti al mercato nero. Max gli insegna subito a infrangere le regole facendolo passare in metropolitana senza pagare il biglietto e a rubare in un supermercato. Viene però scoperta e portata in centrale dalla polizia. Ma soprattutto, dopo il furto, è costretta a separarsi dalla figlia che viene data in affido. Disperata, si mette alla sua ricerca trovandosi costretta a unire le sue forze con quelle di Theo. Un mondo meraviglioso è una satira sociale che mette in contrapposizione la disillusione di Max, interpretata da Blanche Gardin qui decisamente sottotono e l’ottimismo di Theo. È proprio sul loro contrasto iniziale e poi sull’evoluzione del loro rapporto che si costruisce essenzialmente questa favola distopica, alimentata da brevi gag. Resta ai margini la critica alla tecnologia e agli effetti dell’intelligenza artificiale e anche la prova di Blanche Gardin non dà al film quella scossa di cui avrebbe avuto bisogno. Il film non riesce a valorizzare le sue idee più riuscite anche perché avrebbe avuto bisogno di quella scossa improvvisa, come l’irriverenza del cinema di Quentin Dupieux, che invece gli è spesso mancata. Così Un mondo meraviglioso non va oltre l’iniziale e naturale simpatia per l’operazione. Un po’ poco. Recensione ❯
Un giovane poliziotto rimane ossessionato da un caso che lo ha molto coinvolto. Espandi ▽
Ispirato alla storia del serial killer Marc Dutroux, noto anche come "il mostro di Marcinelle" e ambientato nell'arco di sette anni (dal 1995 al 2002), Maldoror utilizza gli eventi realmente accaduti come sfondo per entrare invece in modo viscerale nelle zone oscure del male che è una traccia ricorrente nell'opera del cineasta belga Fabrice Du Welz.
L'isolamento, la follia, il crimine, la morte erano tra i temi riconoscibili della 'trilogia delle Ardenne' realizzata dal regista e composta da Calvaire, Alleluia e Adorazione. E forse proprio da quest'ultimo film, Maldoror riprende questo soggettivo ideale di purezza incontaminata del mondo che invece si scontra con la realtà. È lo stesso spirito che contagia il gendarme Paul Chartier dove la prova al limite, fisico/mentale, di Anthony Bajon è esemplare per mostrare l'ossessione per l'indagine del suo personaggio che finisce per travolgerlo e mettere in crisi anche la sua vita familiare. L'agente si fa guidare spesso dall'istinto e il suo senso di giustizia è così grande che spesso si mette contro anche i suoi superiori, compreso il suo superiore Charles Hinkel interpretato da Laurent Lucas, qui al quarto film con De Welz. Recensione ❯
Il caso Valensole è considerato il più enigmatico incontro del terzo tipo mai avvenuto in Francia. Espandi ▽
1965. A Valensole, piccolo villaggio della Provenza, la vita del coltivatore di lavanda Maurice Masse e di sua moglie Jeannette è sconvolta dall'incredibile visione che l'uomo ha di un'astronave aliena atterrata nei suoi campi. Sconvolto dall'incontro, Maurice racconta ad amici e autorità la sua esperienza, ma in questo modo attira sul suo paesino l'attenzione dei media e degli ufologi. Poco alla volta, mentre nella comunità si comincia a dubitare della sua storia, Maurice mette in crisi la sua stessa esistenza e il sistema di valori su cui l'ha costruita, coinvolgendo inevitabilmente anche la moglie e i figli.
Ispirato al cosiddetto "incidente di Valensole", in cui un contadino provenzale disse di aver vissuto un incontro ravvicinato con misteriose creature aliene, il film è soprattutto l'indagine psicologica del suo protagonista.
Il film è didascalico ed evidente nella sua forma e cede soprattutto a una banalità calligrafica quando mostra i paesaggi provenzali come potrebbe farlo uno spot dell'ente turismo. Recensione ❯
Il Bhutan, l'unico Paese al mondo ad aver fatto della Felicità Interna Lorda un principio di governo. Espandi ▽
È possibile misurare la felicità? Per il governo del Bhutan, Paese incastonato tra la Cina e l'India settentrionale, evidentemente sì. I suoi funzionari hanno infatti inventato un indicatore chiamato Felicità Nazionale Lorda, in base al quale è possibile calcolare il livello di soddisfazione personale di ogni cittadino. Il quarantenne Amber è uno degli agenti incaricati di visitare porta a porta le persone per valutare quanto siano felici e parte in compagnia del collega Guna verso le zone rurali. Straniero in attesa della cittadinanza, figlio devoto che vive con la madre anziana, anche Amber, però, aspira alla felicità.
Un documentario ironico e pieno di grazia, che senza mettere in discussione la politica della monarchia ne mostra dal basso l'inconsistenza e si sofferma sulla condizione esistenziale di uomini e donne comuni. Chi, del resto, nel Bhutan come nel resto del mondo, saprebbe dire quanto sia felice da uno a dieci? Recensione ❯
La storia di Ben, un adolescente che, nel momento più fragile della sua vita, trova il coraggio di dire finalmente chi è. Espandi ▽
L'istante in cui il 16enne Ben annuncia ai genitori di essere non binario viene cacciato da casa. Ad ospitarlo è la sorella maggiore Hannah, che a sua volta se ne è andata da casa dieci anni prima dopo un violento litigio con quegli stessi genitori bigotti e conservatori. Ben si iscrive al liceo locale. Il suo compagno di liceo, Nathan, è apertamente gay e chiede a Ben di aiutarlo con i compiti. L'amicizia si trasformerà presto in amore e anche grazie a Nathan Ben comincerà una transizione che lo avvicinerà alla sua natura più profonda.
Ti auguro ogni bene è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo young adult di Mason Deaver e segna il debutto alla regia dell'attrice trans Tommy Dorfman, che firma anche la sceneggiatura e la coproduzione.
Corey Fogelmanis, che incarna Ben, è un bellissimo fauno aggraziato che nella vita si identifica come queer, così come Miles Gutierrez-Riley è apertamente gay anche nella realtà: una precisa scelta, da parte della regista e produttrice, per dare visibilità e spazio ai giovani talenti della comunità LGBTQIA+. Recensione ❯
Una biofiction libera e coraggiosa dedicata a Miguel de Cervantes. E al potere delle storie di sottrarci alla sottomissione. Drammatico, Spagna, Italia2024. Durata 134 Minuti.
Le avventure del giovane Miguel de Cervantes. Espandi ▽
Algeri, 1575. Islam e il Cristianesimo sono in lotta per il dominio del Mediterraneo, e i corsari arabi catturano le navi cristiane, vendendo i passeggeri come schiavi o ostaggi. I prigionieri d'alto rango vengono trattenuti dal temuto Hasan Bajà, il Signore d'Algeri detto il Veneziano, in quanto nato a Venezia e convertito in Turchia dopo la cattura da parte dei mori. Fra i suoi prigionieri c'è Miguel de Cervantes, che diventerà l'autore del Don Chisciotte, ma al momento è solo un giovane in fuga dal sospetto di aver intrattenuto una relazione omosessuale con il suo maestro di lettere Juan López de Hoyos. Miguel si fa benvolere dai compagni di sventura e dal Bajà raccontando storie che attinge dalla biblioteca di Padre Antonio de Sosa.
Il regista, sceneggiatore e compositore musicale spagnolo-cileno Alejandro Amenábar fa leva sulle scarse informazioni storiche della vita di Miguel de Cervantes per creare una biofiction libera e coraggiosa e per approfondire un aspetto non confermato, ma spesso sottolineato dalla comunità LGTBQ+, ovvero la possibile omosessualità dell'autore.
Il rapporto fra lui e il Bajà, interpretato con un'alternanza di minaccia e seduzione da un ottimo Alessandro Borghi (la produzione del film è italo-spagnola), cammina sempre sul filo del rasoio. Recensione ❯
Una parabola sull'amicizia che valica i confini dell'età e delle nazionalità. Espandi ▽
La famiglia dell'adolescente Michael ha lasciato la vita sulla terra e si è imbarcata su un veliero per fare il giro del mondo, dopo che i genitori hanno perso il lavoro. Diversamente dalla sorella, però, Michael non è entusiasta della decisione e soffre per la mancanza dell'amata cagnona Stella.
In realtà, Michael nasconde l'animale nella stiva e proprio il tentativo di salvarlo durante una tempesta nell'Atlantico fa cadere entrambi in acqua. I due si salveranno e approderanno su un'isola sperduta abitata da un solo uomo: l'ex soldato giapponese Kensuke, che dopo la guerra ha trasformato l'isola in un regno di pace.
Tratto dal celebre romanzo per ragazzi di Michael Morpurgo, un film d'animazione di produzione inglese che racconta una storia di formazione immersa in un'atmosfera onirica. Non c'è dramma nel film: solo una dolce malinconia che ne rende emozionante la lezione un po' didascalica, perfetta in ogni caso per un pubblico di adolescenti. Recensione ❯
La storia di due adolescenti della Francia orientale. Espandi ▽
Da qualche parte nell'est della Francia, tra laghi balneabili e altiforni ormai spenti, il quattordicenne Anthony trascorre l'estate del 1992 in compagnia del cugino, del richiamo della trasgressione e di una noia fagocitante. Poi l'incontro con Steph, più grande, bellissima, per rivedere la quale Anthony porta di nascosto fuori dal garage la moto che suo padre conserva come una reliquia. A fine serata scopre con terrore che la moto non c'è più. La sua vita, da questo momento, s'intreccia, per anni, con quelle di Steph e di Hacine, in un ricorrere di desideri frustati e crescente violenza.
I fratelli gemelli Ludovic e Zoran Boukherma, appassionati di genere, dopo un horror licantropico e una shark-comedy, si cimentano con l'adattamento del romanzo di Nicolas Mathieu, "E i figli dopo di loro", vincitore del premio Goncourt nel 2018, e con il registro del realismo, nella sua accezione più cruda.
Resta valida la descrizione di un mondo paesaggisticamente rigoglioso e socialmente riarso, di cui si percepiscono con vividezza gli umori e gli odori; una certa tendenza del cinema francese a raccontare luci e ombre dell'integrazione attraverso l'evento nazionalpopolare per eccellenza, e cioè la finale di una partita di calcio; e quel determinismo sociale senza scampo che è la cifra più netta del racconto. Recensione ❯
Nel sud della Romania un diciassettenne scopre che il diritto a manifestare la propria sessualità non è affatto garantito. Espandi ▽
Adi ha diciassette anni ed è tornato nel suo villaggio in prossimità del Delta del Danubio per trascorrere le vacanze estive. Il semplice sospetto che sia omosessuale lo rende vittima di un duro pestaggio. Le reazioni di chi lo circonda saranno le più diverse. Emanuel Pàrvu ferma la sua macchina presa un tempo molto mobile proprio quasi per fotografare lo stato delle cose. Il suo non è un j’accuse manicheo che separa i buoni dai cattivi. È, molto più produttivamente, uno sguardo che è sempre più attonito di fronte a sacche di ignoranza inconsapevole che hanno trovato una loro collocazione a partire dal nucleo familiare. Recensione ❯
Un documentario in cui i ragazzi riscrivono lo spazio urbano attraverso il parkour e le loro storie di vita ed emigrazione. Espandi ▽
La regista Areeb, nata a Nablus, in Cisgiordania, e residente a Washington, ha ancora ricordi dell'infanzia e della sua visita a Gaza a quattro anni, quando insieme alla madre vide per la prima volta il mare. Scoperti su internet i video di alcuni ragazzi palestinesi che praticano parkour sulla spiaggia della Striscia, Areeb si mette in contatto con Ahmed, il regista dei video amatoriali, e comincia una conversazione a distanza.
Impegnata a documentare la situazione storico-politica del Medio Oriente, la regista esordisce nel lungo affidandosi soprattutto alle immagini del suo interlocutore per ridurre la distanza tra passato e presente, tra una personalità divisa e un'identità fortissima.
In Yalla Parkour lo sguardo della regista, che osserva i video sul suo computer, si riverbera in quello di noi spettatori, che osserviamo una realtà a sua volta osservata. La mise en abîme è vertiginosa e raffigura la distanza che ci separa da Gaza e dalla sua realtà, di cui, il pericolosissimo parkour si fa sinistra metafora. Recensione ❯
Un notevole esordio alla regia, che racconta il Male ma restituisce anche la bellezza dei luoghi e delle persone. Drammatico, Brasile2024. Durata 101 Minuti.
Una tredicenne è decisa a dare una svolta al suo futuro. Espandi ▽
Marcielle detta Tielle ha 13 anni e vive in una capanna a Marajó, nella foresta amazzonica a Nord del Brasile, insieme ai genitori, una sorella più piccola e due fratelli. La sorella maggiore Claudia se ne è andata e le manca, ma la madre, incinta del sesto figlio, dice a Tielle che Claudia che ha avuto fortuna perché ha sposato un brav’uomo e ora abita lontano. La quotidianità sembra serena pur nell’assoluta povertà, dato che la famiglia vive della vendita di gamberetti pescati nel fiume e succo di bacche di açaí colte arrampicandosi sugli alberi. Ma un brutto giorno il padre di Tielle decide che lei debba dormire accanto a lui: è la fine dell’innocenza, e rientra nel quadro desolante di abuso da parte degli adulti sulle ragazzine del luogo, che comprende anche un commercio di favori sessuali per pochi spiccioli con gli estranei a bordo delle chiatte che attraversano il fiume.
Manas – sorelle segna il debutto alla regia della documentarista brasiliana Marianna Brennand, che per questo film ha vinto il premio per la Miglior regia alle Giornate degli Autori. In effetti la direzione del cast e la fotografia degli ambienti sono eccezionali e descrivono senza romanticismi o voyeurismi la vita in una parte del mondo dove l’abuso sessuale è sistemico e ha spesso luogo nell’ambito famigliare. Lo stile della regista è a metà fra il documentaristico e il finzionale, racconta il Male ma restituisce anche la bellezza dei luoghi e delle persone, dedicando grande cura ad ogni inquadratura Recensione ❯
Il riesame e il controllo editoriale dei contenuti del presente sito sono affidati al team di MYmovies e al direttore responsabile.
Per contatti, scrivere al seguente indirizzo email: live@mymovies.it