Ezio Bosso. Le cose che restano

Film 2021 | Documentario, +13 104 min.

Anno2021
GenereDocumentario,
ProduzioneItalia
Durata104 minuti
Regia diGiorgio Verdelli
Uscitalunedì 4 ottobre 2021
DistribuzioneNexo Digital
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,67 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Giorgio Verdelli. Un film Genere Documentario, - Italia, 2021, durata 104 minuti. Uscita cinema lunedì 4 ottobre 2021 distribuito da Nexo Digital. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,67 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Le parole del compianto artista svelano un grande uomo dietro un talento eccezionale. In Italia al Box Office Ezio Bosso. Le cose che restano ha incassato 154 mila euro .

Consigliato nì!
2,67/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Un'opera rispettosa in cui la musica di Bosso si alterna ai racconti di voci vicine al musicista torinese.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
martedì 7 settembre 2021
Recensione di Raffaella Giancristofaro
martedì 7 settembre 2021

Nato in una famiglia di origini popolari, attratto dalla melodia dall'età di quattro anni, Ezio Bosso (1971-2020) si è imposto come interprete, direttore d'orchestra e compositore grazie a una disciplina strettissima, una curiosità da cosmopolita e una passione bruciante per la musica. Caratteristiche che, insieme a una capacità comunicativa eccezionale, lo hanno reso riconoscibile e amato dal pubblico, anche quello che abitualmente non ha dimestichezza con la classica e i concerti di sinfonica.

Allievo di Claudio Abbado e sostenitore della sua concezione della musica come bene comune, non patrimonio elitario chiuso nelle sale da concerto, nel 2011, scoprendo di soffrire di una malattia neurovegetativa, aveva lasciato il contrabbasso e si era concentrato, con determinazione se possibile ancora maggiore, sul piano, sulla composizione e sulla direzione, per portare il più possibile la sua musica nei teatri. Anche in tv, sul palco di Sanremo.

Già autore della serie di monografie musicali Unici per la RAI, per il grande schermo Giorgio Verdelli ha diretto Pino Daniele. Il tempo resterà (2017) e Paolo Conte. Via con me, Fuori concorso alla Mostra nel 2020.

Ezio Bosso - Le cose che restano, a differenza dei precedenti, racconta un artista dalla presenza scenica esorbitante, tracimante di emotività, alla quale si era aggiunta l'evidenza di una malattia che muoveva istintivamente a empatizzare con l'uomo. Forse per questo Verdelli ha sentito l'esigenza di temperare i tanti momenti di performance live e di elaborazione teorica dalla viva voce di Bosso con una corposa serie di interventi parlati, non tutti forieri di informazioni essenziali ma accomunati dal calore della condivisione, della vicinanza sentimentale con il musicista torinese.

Tra i più incisivi, quello di Gabriele Salvatores, che con Bosso ha collaborato dal 2005 al 2014, da Io non ho paura a Quo Vadis, Baby? fino a Il ragazzo invisibile, dice che "sembrava volare" mentre dirigeva i sessanta elementi della London Symphony Orchestra negli studi di Abbey Road.

Ma ancora meglio fa il regista e attore Valter Malosti, che coglie nell'amico il carattere dionisiaco, la musica che si fa corpo. E che ad esso si adatta, come lo Steinway "ricalibrato" che lo ha accompagnato in ogni concerto, abbracciato a fine esecuzione, o le sedute che lo sostenevano nella performance, fino al gesticolare e ai sorrisi larghi.

Questa trascendenza della musica nel corpo, così come il carisma scenico di Bosso, sottolineato anche da animali da palcoscenico come Silvio Orlando e Paolo Fresu, è il tema dominante, il più incisivo e memorabile, di un film rispettoso ma non immune da canonizzazione, la cui principale tensione, più che addentrarsi nelle dinamiche di creazione artistica, è quella di accumulare e concatenare i ricordi delle persone a lui vicine agli highlights di una carriera, tra i quali spicca un toccante intervento al Parlamento Europeo, da tenere molto caro.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 8 ottobre 2021
Emilia Rossetti

Ezio Bosso è stato un uomo indubbiamente eccezionale ma, cosa più importante, un uomo eccezionalmente devoto alla sua ragione di vita: la musica.Verrebbe da dirne quasi ossessionato, come solo i grandi artisti della storia sono stati, siano essi pittori, scrittori, musicisti.Il documentario mette perfettamente in luce questa assoluta devozione sin dai primi anni di vita, e ne racconta l'excursus senza [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
lunedì 4 ottobre 2021
Giancarlo Zappoli

“La mia cultura del suono non prevede abbellimenti, ma un avvolgere l’ascoltatore e fargli vivere l’esperienza che ho avuto io stando nel posto dove si sente meglio l’orchestra”. Così si esprimeva Ezio Bosso a proposito del suo modo di intendere il rapporto con la materia prima della sua esistenza: la musica. 

Nel vedere Ezio Bosso. Le cose che restano si ha l’impressione che Giorgio Verdelli abbia fatto propria questa concezione traducendola in immagini, parole e suoni. Ha cioè costruito, grazie all’ampia documentazione preesistente e a quella realizzata da importante conoscitore del mondo musicale qual è, un’opera che punta a coinvolgere chi guarda ruotando attorno al fulcro costituito da Bosso. Coinvolgere, si badi bene, non commuovere. Che poi la commozione si faccia progressivamente strada nello scorrere dei minuti è un dato di fatto che è stato testimoniato dalla reazione del pubblico con una lunga standing ovation nella sala Grande della Mostra del Cinema di Venezia al termine della proiezione ufficiale. 

Ma Verdelli non pigia mai sul pedale della retorica che la malattia neurodegenerativa che aveva colpito il musicista avrebbe potuto suggerire di usare. Semmai quello che emerge è il ritratto di una persona e anche di un personaggio la cui fisicità, prima e durante la malattia, seppure ovviamente con modalità espressive diverse, diventava un tutt’uno con il suo fare musica. 

La gestualità di Bosso finisce così con il trovarsi al centro del suo sentire e comunicare la musica e le testimonianze di chi lo ha conosciuto o ha cooperato con lui non hanno mai lo scopo della beatificazione. 

Il primo a dichiararlo è Gabriele Salvatores che a Bosso ha chiesto la composizione delle colonne sonore di più di un film ma l’intero documentario è costellato di riferimenti al suo genio, alla sua profonda umanità ma anche al suo rigore nell’imporre alcune scelte artistiche. Così come non viene sottaciuta la diffidenza nutrita nei suoi confronti dalla parte più conservatrice del mondo della musica classica che non amava la sua passione per la divulgazione. 

Verdelli ci ricorda anche che Bosso non si è mai piegato a compromessi e lo fa dando spazio non solo al suo intervento al Parlamento Europeo nel giugno 2018 ma anche a una sua prestazione che forse altri avrebbero od omesso o ridotto nella durata. Il riferimento è alla sua presenza sul palco del Festival di Sanremo nel febbraio del 2016, una manifestazione di cui, misteriosamente, molti sanno tutto pur dichiarando di non guardarla. In quell’occasione Bosso non si era prestato a duetti più o meno compiacenti ma aveva lanciato un messaggio alla più vasta platea possibile. Il tornare ad ascoltarlo in questo documentario lo conferma come una delle cose che di lui restano come gesti realmente anticonformisti in un contesto in cui i pregiudizi non mancano e, nei suoi confronti, non sono mancati.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 5 ottobre 2021
Adriano De Grandis
Film TV

Va bene, lo si è capito. Questo film che Castellitto ha tratto con devozione quasi filiale da Un drago a forma di nuvola, una sceneggiatura di Scola (scritta con la figlia e con Furio Scarpelli), già tradotta a fumetti da Ivo Milazzo nel 2014 e qui rielaborata dalla moglie Margaret Mazzantini, si offre subito come uno spazio sospeso, non a caso aperto e chiuso da un sipario teatrale.

giovedì 30 settembre 2021
Antonello Catacchio
Il Manifesto

Ci sono persone geniali che ci sono passate accanto e molto spesso non le abbiamo riconosciute, non abbiamo colto il loro immenso valore, umano e artistico, Ezio Bosso è stato una di queste persone. E Giorgio Verdelli ha compiuto un' ottima scelta realizzando Ezio Bosso. Le cose che restano, il documentario presentato a Venezia e in uscita come evento in sala dal 4 ottobre.

lunedì 6 settembre 2021
Veronica Orciari
Sentieri Selvaggi

Giorgio Verdelli non è nuovo al racconto delle vite di artisti musicali. Portano infatti la sua firma sia Paolo Conte, via con me (presentato a Venezia lo scorso anno) che Pino Daniele - Il tempo resterà. Sempre non abbandonando il mondo della musica, il regista ha diretto anche un docufilm narrato da Sonia Bergamasco, intitolato Mia Martini: Fammi sentire bella.

NEWS
MOSTRA DI VENEZIA
martedì 7 settembre 2021
Raffaella Giancristofaro

Nel doc di Verdelli la musica si alterna ai racconti di voci amiche. Presentato a Venezia 78 e dal 4 ottobre al cinema. Vai all'articolo »

TRAILER
venerdì 27 agosto 2021
 

Il film di Giorgio Verdelli sarà presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e sarà distribuito dal 4 ottobre al cinema. Guarda il trailer »

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