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Ultimo aggiornamento giovedì 22 agosto 2019
Una donna sospetta dell'esistenza degli uomini in nero e ne vuole fare a parte, a tal punto da seguire le loro tracce fino a trovarne una base. In Italia al Box Office Men in Black - International ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 2,8 milioni di euro e 1,1 milioni di euro nel primo weekend.
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domenica 15 marzo 2026 ore 21,30 su TV8
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CONSIGLIATO NÌ
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Molly è soltanto una bambina quando incontra una creatura aliena, che aiuterà a fuggire, e assiste all'intervento dei Men in Black senza farsi sparaflashare. Tutta la vita conserva il segreto dell'esistenza degli alieni, sperando un giorno di diventare un agente segreto in tailleur e cravatta neri. Irriducibile nel perseguire il proprio sogno, riesce finalmente a scovare il quartier generale dei Men in Black e a convincere l'Agente O a prenderla in prova. Abbigliata e armata, l'Agente M(olly) deve guadagnarsi sul campo il neuralizzatore e affiancare l'Agente H, indisciplinato e sbruffone. Tra Parigi e Marrakech finiranno per intendersi e salvare il mondo da mostri e talpe.
Voi li amate ma li dimenticherete, è la promessa di Men in Black: International a proposito degli agenti K (Tommy Lee Jones) e J (Will Smith), cacciatori di alieni una, due e tre volte. È in fondo l'ambizione di tutti i reboot quella di rubare la scena ai predecessori, resettare la memoria dello spettatore e mostrare i tesori inediti di questo e quell'altro mondo, quello cosmico e high-tech degli 'uomini in nero'.
Ventidue anni dopo il debutto di Men in Black, che impressionava gli appassionati di SF e pop culture, J e K vanno in pensione. A compensare il lutto è una nascita, quella di un duo di assi tuonante, contemporaneo, sexy e sufficientemente cool per girare pagina. Nuova recluta lei, mattatore dilettante lui, Tessa Thompson e Chris Hemsworth, già coppia semi-divina in Thor: Ragnarok, abbandonano martello e gladio per completo nero, orologio Hamilton e occhiali Ray-Ban.
Passando da una mitologia all'altra (dalla Marvel al MIB), i nostri si liberano dell'alter ego in spandex e 'rivestono' un genere diventato (quasi) obsoleto: il buddy movie che dominò gli anni Ottanta e Novanta. Fondato su due eroi spassosi dal carattere divergente che fanno di tutto per impressionare l'altro, il genere ha offerto il suo concept al primo Men in Black e una nuova opportunità al quarto capitolo della saga. Capitolo che rende obsoleto il titolo e una serie di film attribuiti agli uomini dalla nascita, reclutando una fanciulla al fianco dell'eroe con le spalle larghe. Chris Hemsworth riprende il ruolo dell'agente intrepido ed egocentrico che fu di Will Smith e Tessa Thompson incarna la stagista in prova che eccelle in tutto e apporta all'avventura il punto di vista femminile.
A dispetto del titolo e con l'indulgenza caustica di Emma Thompson, Men in Black si femminilizza ma poi regola la questione in due battute, aggiunge qualche effetto speciale alla causa #metoo e garantisce alle ragazze il diritto di imbracciare grandi fucili e di spararle grosse al cattivo di turno. E il Cattivo ha di nuovo il volto di Liam Neeson, che come il maggiordomo della celebre sentenza si sta guadagnando sullo schermo il titolo di colpevole (Widows - Eredità criminale). Alla testa della divisione britannica dei MIB, l'attore interpreta il grande agente T, sparaflashando i vigilanti giustizieri accumulati negli anni per indossare i panni degli (anti)eroi con l'aria contrariata e il desiderio di vendetta (Taken, L'uomo sul treno, Un uomo tranquillo).
Dopo Ocean's 8 e Ghostbusters, Men in Black: International si aggiunge ai blockbuster che scelgono una donna come eroina per richiamare un pubblico femminile e rivelarsi poi copie conformi agli originali. Resta da vedere se le spettatrici si accontenteranno di un riciclaggio di vecchie formule e di azioni culto declinate al femminile.
Se possiamo essere soddisfatte di vedere finalmente più donne eroine, la volontà non fa la qualità e nemmeno la rivoluzione di film come Wonder Woman (quello di Patty Jenkins). MIB: International resta tuttavia un divertissement ludico e à la page quanto basta per riscuotere l'approvazione del pubblico e riflettere le ultime tendenze, come la 'Chris Hemsworth gif' che ritarda il piacere della visione dell'Agente H.
Tra bestiario e arsenale, che conta anche un fucile a stella compressa, F. Gary Gray regola con scaltrezza l'attività terrestre sulla Terra, spostando i suoi agenti da New York a Londra, da Parigi a un'isola vulcanica al largo di Napoli. A mancare è il film nero e paranoico sporcato di pulp che faceva la ricchezza del film originale. Ad ogni modo godetevi lo spettacolo e i pantaloni rosa di Chris Hemsworth. Per tutti gli altri, quelli che vogliono dimenticare, basta al solito un colpo di flash.
Una donna sospetta dell'esistenza degli uomini in nero e ne vuole fare a parte, a tal punto da seguire le loro tracce fino a trovarne una base. È una cosa mai successa prima e convince l'agente O, a capo della branca statunitense, ad accettare la sua candidatura e a farne l'agente M. La manderà però in missione presso la branca del Regno Unito, guidata dall'agente T, che le assegna come partner l'aitante agente H. I due affronteranno varie missioni in giro per il mondo, fermando minacce aliene e tentando di scoprire chi sia la talpa all'interno dell'organizzazione.
Il nuovo film, Men in Black: International, sarà portatore di idee progressiste. Del resto l'inizio del primo capitolo già trattava dell'immigrazione. Credo ci sia la possibilità, nel mezzo di tutto questo escapismo, di dire qualcosa e di fare un film che abbia un cuore e uno spirito satirico e che rispecchi il nostro mondo. E penso sia possibile riuscirci senza diventare predicatori.
Tessa Thompson
Affidato a F. Gary Gray, reduce dall'ultimo Fast & Furious e dal suo enorme successo, Men in Black: International è un po' uno spin-off e un po' una ripartenza per la serie, che è uscita malamente spompata dai viaggi del tempo del terzo episodio. Se la coppia formata dall'esuberante Will Smith e dall'impassibile Tommy Lee Jones ha fatto il suo corso ecco che a sostituirla arriva una coppia uomo-donna, con uno scazzato Chris Hemsworth e una motivatissima Tessa Thompson a cercare una nuova tensione e nuove energie. Torna dal film precedente Emma Thompson con i capelli color platino nei panni dell'agente O, che ha questa volta un parigrado nel suo corrispettivo britannico, l'agente T interpretato da Liam Neeson. Nel ruolo di due alieni troviamo poi Rebecca Ferguson, che dovrebbe aver recitato anche in motion capture nei panni di Riza, e il comico Kumail Nanjiani, che ha invece dato la voce a Pawny. Inoltre partecipano al film con personaggi ancora imprecisati l'attore inglese Rafe Spall e i ballerini francesi Les Twins. Le riprese sono iniziate a Londra lo scorso luglio per poi spostarsi in Marocco, in Italia e a New York, concludendosi a ottobre.
Le due star, che hanno recitato fianco a fianco già nel 2017 in Thor: Ragnarok e potrebbero tornare in un quarto capitolo della saga della divinità Marvel sempre diretto da Taika Waititi, sono state per prime a essere sorprese di ritrovarsi così presto fianco a fianco. Ovviamente non si tratta di un caso e anzi è proprio l'alchimia mostrata sullo schermo di un film tanto folle, fantastico e comico come quello deve avere convinto i produttori che fossero una scelta perfetta per Men in Black: International. Non manca ovviamente un tocco di ironia anche sul ruolo che ha reso celebre Hemsworth, visto che già nel trailer c'è una scena in cui impugna un martello e crede di essere in vantaggio ma poi lo lancia senza successo. Il palestratissimo attore australiano ha raccontato a proposito delle differenze nelle scene d'azione tra i due ruoli: «Gli stunt di Thor sono terribilmente complicati e ogni colpo del martello sembra avere l'effetto di una bomba atomica. Tutto è magnificato a un livello assolutamente inumano. In Men in Black invece stiamo più coi piedi per terra. Ci sono stati spesso momenti sul set in cui suggerivo "Potrei fare una piroetta o un qualche tipo di salto da questo palazzo a quell'altro" e mi rispondevano "Nah, gli esseri umani non fanno quel tipo di cose". Insomma mi hanno dovuto occasionalmente contenere». Il che non significa che mancheranno scene d'azione spettacolari, semplicemente saranno più giocate sugli incredibili gadget e le sensazionali armi a disposizione degli agenti, anziché sulle loro capacità fisiche da uomini allenati ma non superumani. Un eventuale successo del film ovviamente rinvigorirebbe tutto il franchise e non sarebbe da escludere in futuro un ritorno di Will Smith e Tommy Lee Jones, magari come guest star o coprotagonisti. Inoltre se questo film è dedicato alla sezione inglese niente impedisce che ci si sposti in futuro verso branche ancora più esotiche dell'organizzazione. L'universo dei "Men in Black", nato a fumetti nel 1990, ha un potenziale di espansione davvero sterminato, che si spinge anche oltre il pianeta Terra.
E' il quarto film della serie Men in Black iniziata nel 1997, tecnicamente è definito uno spin off in cui si tratta non più delle avventure degli agenti J (Will Smith) e K (Tommy Lee Jones), ma degli agenti M (Tessa Thompson attrice che viene dalla TV e ha un modesto curriculum cinematografico) e H (Chris Hemsworth, attore che ha partecipato nell'ultimo decennio a numerosi film: [...] Vai alla recensione »
Dicasi "Uomini in Nero" i presunti incaricati del governo americano delegati a nascondere le prove dell'esistenza di vita aliena sulla Terra, nonché a costringere al silenzio eventuali testimoni della stessa. Trasferendo sul piano di un'eventuale realtà possibile uno degli assunti principali della teoria complottista sugli UFO, Ed Solomon scrisse e Barry Sonnenfeld diresse il primo Men in Black, dal 1997 ad oggi il lungometraggio fantascientifico di maggior successo al botteghino americano. Al di là del fattore meramente commerciale, l'ottima accoglienza tributata alla pellicola da pubblico e critica era dovuta al fatto che in chiave di commedia, a tratti più trivialmente farsesca a tratti più genuinamente irriverente, il film affondava il colpo su questioni sociali difficilmente indifferenti all'opinione pubblica americana, da sempre alimentata a pane e cognizione storica.
Cassandra inconsapevole (e forse neanche troppo) di futuri imminenti, Men In Black enucleava gangli tematici effettivamente contingenti, ma destinati a diventare negli anni a venire ancor più centrali nel dibattito politico tra liberali e repubblicani, con il passaggio da Bill Clinton a George W. Bush prima e da Obama a Trump poi.
L'immigrazione dal confine messicano era presentata come un'invasione aliena, che gli agenti in nero erano pronti a celare o sopprimere piuttosto che ad equilibrare o a integrare; in più il celebre "neuralizzatore sparaflashante" finiva per essere lo strumento ideologico di chi dall'alto seggio del potere puntava all'annientamento della libertà del singolo, attraverso la rimozione di una memoria tanto individuale dell'individuo specifico quanto collettiva di un intero popolo. Successivamente l'ossessione per i sequel a tutti i costi portò a due dimenticabilissimi seguiti, rispettivamente nel 2002 e nel 2013, che mettevano da parte gli intenti del buon esordio in nome del puro riempitivo da action-movie in salsa comedy; a distanza di sei anni dall'ultima produzione, arriva adesso il quarto capitolo della saga: Men in Black - International (guarda la video recensione). E il passaggio di mano al regista F. Gary Gray, già reduce dal successo dell'ennesimo capitolo di Fast&Furious, se non aggiunge nulla di nuovo, sembra quantomeno riportare il soggetto sui binari migliori, ricompattando i cardini originari e oleandoli in maniera contemporanea, aggiornando ai nostri tempi tematiche antiche eppure sempre attuali, dalla semantica stessa di confine fino al senso di accoglienza del presunto diverso, dalla proposta d'inclusione alla rivendicazione fiera del women's empowerment.
Il primo "Men in Black" uscì nel remoto 1997 ed era esilarante. Tratto dal fumetto di Lowell Cunningham e Sandy Carruthers, partiva da uno spunto semplice quanto geniale. La Terra è piena di alieni di ogni forma e provenienza, non sempre ben intenzionati né in regola con le leggi sull'immigrazione, mimetizzati fra gli umani fino a quando non vengono smascherati e neutralizzati dai Mib: il bianco impassibile [...] Vai alla recensione »