Captive State

Film 2019 | Fantascienza, Thriller +13 109 min.

Titolo originaleCaptive State
Anno2019
GenereFantascienza, Thriller
ProduzioneUSA
Durata109 minuti
Regia diRupert Wyatt
AttoriJohn Goodman, Ashton Sanders, Jonathan Majors, Vera Farmiga, Kevin Dunn, James Ransone Alan Ruck, Kevin J. O'Connor, Machine Gun Kelly, Madeline Brewer, Ben Daniels, D.B. Sweeney, KiKi Layne.
Uscitagiovedì 28 marzo 2019
TagDa vedere 2019
DistribuzioneAdler Entertainment
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,35 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Rupert Wyatt. Un film Da vedere 2019 con John Goodman, Ashton Sanders, Jonathan Majors, Vera Farmiga, Kevin Dunn, James Ransone. Cast completo Titolo originale: Captive State. Genere Fantascienza, Thriller - USA, 2019, durata 109 minuti. Uscita cinema giovedì 28 marzo 2019 distribuito da Adler Entertainment. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,35 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una storia ambientata nel futuro per riflettere sullo stato di polizia, le minacce alle libertà civili e sul ruolo del dissenso all'interno di una società autoritaria. In Italia al Box Office Captive State ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 232 mila euro e 162 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,35/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,05
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Un film duro, ragionato, complesso. Un perfetto esempio di cinema di fantascienza realistico e ambizioso.
Recensione di Andrea Fornasiero
venerdì 22 marzo 2019
Recensione di Andrea Fornasiero
venerdì 22 marzo 2019

Una famiglia cerca di fuggire dalla Chicago occupata dagli alieni ma non ha fortuna e sopravvivono solo i due giovani fratelli Rafe e Gabriel. Nove anni dopo, nel 2025, Rafe è scomparso, dato per morto si è in realtà unito alla resistenza, mentre Gabriel lavora a chip di cellulari da cui vengono estratti dati per gli archivi degli occupanti alieni. Trova il modo di farci su anche qualche soldo sul mercato nero e insieme a un amico prepara una barca per la fuga dalla città, ma i suoi piani sono stravolti dal ritorno di Rafe e dalle azioni terroristiche della resistenza. Sulle quali indaga anche il detective William Mulligan, che vuole proteggere il quartiere di Pilsen dalla rappresaglia aliena.

Gli Stati Uniti non sono mai stati occupati, così inventano attraverso la fantascienza i propri scenari di occupazione e Rupert Wyatt lo fa guardando ai modelli alti di Gillo Pontecorvo e Jean-Pierre Melville, con solo una punta in più di ottimismo.

Sorretto da una straordinaria colonna sonora di musica elettronica, incalzante e originale, firmata da Rob Simonsen con sonorità che a tratti si avvicinano ai Pan Sonic, Captive State racconta gli Stati Uniti invasi senza scorciatoie, dove la Resistenza si deve muovere in totale clandestinità, con astuzia e grandi sacrifici, che investono anche i rapporti umani più basilari. Il che dà luogo a un film duro e complesso, dove i personaggi non ci sono presentati in modo canonico e anzi si moltiplicano con il procedere del film, spesso senza che nemmeno se ne conosca il nome ma si veda solo il volto segnato, impaurito eppure determinato.

Tra i ribelli troviamo attori per lo più televisivi come James Ransome e Ben Daniels, oltre a Jonathan Majors (Hostiles) nei panni di Rafe. Hanno invece un ruolo più ambiguo la misteriosa prostituta interpretata da Vera Farmiga e il detective che ha il volto del sempre ottimo John Goodman, qui collaborazionista ma pure molto protettivo nei confronti di Gabriel, che è l'ex ragazzino di Moonlight Ashton Sanders. Infine a capo delle forze di polizia della città c'è un caratterista di razza come Kevin Dunn (Veep).

Scritto insieme alla moglie Erica Beeney dal regista Rupert Wyatt, già fattosi notare per una sci-fi intelligente e a budget relativamente limitato con L'alba del pianeta delle scimmie, Captive Strate riprende dichiaratamente La battaglia di Algeri e L'armata degli eroi, tanto che il nome di Melville è anche sulla porta d'ingresso di uno stabile al centro della vicenda. Si ritrovano di quei film la durezza della situazione e le spietate scelte che questa impone ai personaggi, decisi a rischiare la propria vita pur di sferrare un attacco contro gli alieni nella speranza di un risultato soprattutto simbolico, ossia dimostrare che la resistenza è possibile. Il silenzio, la cautela e l'efficienza dell'organizzazione paramilitare caratterizzano Captive State così come i suoi modelli e il film dà il meglio di sé in una lunga parte centrale, in cui viene compiuto un attentato.

Sebbene siamo pur sempre a Hollywood, le conseguenze di questo gesto ci sono mostrate in tutta la loro violenza, con gli alieni che scatenano i terribili Cacciatori e con i ribelli in fuga, pronti a suicidarsi con capsule velenose piuttosto che farsi catturare e rischiare - sotto tortura - di tradire i propri compagni. Wyatt non avrà larghissimi mezzi, ma sa girare dannatamente bene e ci sono immagini potenti mentre la rappresaglia è prossima a scatenarsi, così come sono spaventosi gli extraterrestri soprattutto quando sono poco visibili, in un gioco di ombre e di trucco digitale e prostetico (curato da Greg Nicotero) che fa di loro creature davvero aliene. Il film del resto flirta anche con il body horror, in particolare per le "cimici" che sono innestate negli umani in modo da poterli sempre controllare.

Captive State è un esempio di cinema di fantascienza realistico e ambizioso, perché non ricorre al fantastico come sostituto della realtà e anzi lo cala quando più possibile in una vera metropoli, tra personaggi che non hanno abilità sovrumane e neppure eccezionali, a parte la loro determinazione. In un'America che teme le misure reazionarie si facciano sempre più restrittive, vuole ricordare che non basta il benessere degli indicatori economici quando mancano libertà e giustizia.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 2 aprile 2019
carloalberto

 La cattiva coscienza a volte genera incubi nei quali si invertono i ruoli facendo immedesimare il boia nella vittima, così accade che Hollywood produca Captive State ambientato in un America occupata da scimmieschi ET, e qui il regista Rupert Wyatt  non a caso è lo stesso del “L'alba del pianeta delle scimmie”,  ricoperti di aculei, chissà perché, [...] Vai alla recensione »

lunedì 1 aprile 2019
Taty23

In un futuro non troppo lontano gli alieni hanno attaccato la Terra. Per evitare lo sterminio di massa i governi decidono di patteggiare con la razza extraterrestre per un’occupazione controllata. Sono passati dieci anni dall’invasione e una parte della popolazione si è arresa alle rigide regole create dagli oppressori che ormai vengono chiamati Legislatori.

domenica 31 marzo 2019
Inesperto

I bei 20 minuti finali riprendono per i capelli un film eccessivamente lento e slegato fin dal suo inizio. Per quanto l'idea sulla quale si basa sia allegoricamente molto interessante, l'intreccio appare un po' frammentato e difficoltoso da seguire con attenzione. L'oscurità permea sempre il susseguirsi delle vicende, ma alcune volte sfocia in un vero e proprio buio dal quale [...] Vai alla recensione »

martedì 2 aprile 2019
Luigi Casanova

Lo ricorderò come uno dei film peggiori visti negli ultimo 10 anni

domenica 31 marzo 2019
Dom

Noioso,poca trama e nessuna logica.Per un ora non succede nulla. Assolutamente da non vedere.Il peggior film in assoluto che abbia mai visto.

giovedì 28 marzo 2019
Flora Tolfo

Noioso, insensato, sconclusionato gli alieni non si vedono mai. Tanti personaggi di nessun interesse, pellicola scura, colonna sonora fastidiosa accompagnata da forti rumori, gli alieni spinosi quasi ridicoli. Non vedevo l'ora che finite, impossibilitata a uscire prima non mi è rimasto che guardare il cellulare. Da evitare assolutamente, sala vuota....

mercoledì 10 aprile 2019
amarolucano

tutto sommato le idee c'erano ma il film è riuscito male: mai coinvolgente, sceneggiato in modo superficiale e interpretato ancora peggio. Un film inutile, che non ti lascia nulla.

venerdì 5 aprile 2019
Claudiomarso

La trama è di quelle che non stupisce .. società oppressa e nucleo rivoluzionario .. allora mi sono chiesto cosa sia piaciuto alla critica "di professione" .. forse il linguaggio cinematografico così.. frenetico ..ma, per citare i miei sconosciuti vicini di poltrona in sala .. non ci si capisce nulla! Sequenze da mal di mare .. Ritmo concitato accompagnato da una bella ma ansiogena colonna sonora elettronic [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
mercoledì 27 marzo 2019
Emanuele Sacchi

Nel magico mondo del web, bello soprattutto in quanto vario, capita anche di leggere che "Captive State sia il film dell'anno sino a qui". Considerato che siamo a marzo, suona come un concetto quantomeno effimero, oltre che frutto di un'evidente tendenza all'esagerazione e al clamore acchiappa-click. Ma nasconde una possibile aura da cultizzazione che accompagna come un amico invisibile il film di Rupert Wyatt. Un regista (e qui anche co-sceneggiatore, insieme alla moglie Erica Beeney) già avvezzo al processo di trasformazione silenziosa in cult, dopo il successo di L'alba del pianeta delle scimmie, che resta - ad oggi - uno degli esempi più riusciti di reboot, specie considerato il precedente tentativo e semi-fallimentare tentativo di Tim Burton.

Come per le vicende di Cesare e delle altre scimmie antropomorfe, anche in Captive State la fanno da padrone estetica e narrazione da B movie, sbilanciamento tra approfondimento dei personaggi e gestione del pathos, necessità resa virtù su tutto quel che comporta il ricorso agli effetti speciali.

Difficile rimanere terrorizzati da alieni accuratamente illuminati il meno possibile, ma il budget fa quel che può: se i 22 milioni di dollari di Captive State possono sembrare una cifra da produzione medio-grande, infatti, bisogna paragonarla a quel che oggi - dopo la disney-marvelizzazione dell'universo cinematografico - è il budget tipico di un blockbuster di fantascienza. Sotto i 100 milioni di dollari, in genere, non ha luogo d'essere alcuna simulazione filmica di invasione planetaria.

Eppure, nonostante indubbi limiti di montaggio e fluidità, benché la stessa produzione si sia dimostrata scettica fino all'ultimo - uscita posticipata, proiezioni stampa annullate, embargo prolungato - Captive State si presta terribilmente all'ideale chiacchiera post visione, da "bar del cinema", a quella antica abitudine che include interpretazioni più o meno strampalate e letture più o meno politiche. Materia ideale per fare del film di Wyatt un sub-cult destinato a crescere.

Perché Captive State non fa niente per nascondere, o meglio, fa di tutto per evidenziare, la propria filiazione dal cinema di lotta di John Carpenter o Brian Yuzna. L'allegoria usata come strumento più antico del mondo per raccontare quel che non va nel nostro presente, nascondendolo in situazioni archetipiche o di fantasia. Perché gli alieni, i Legislatori, si vedono poco e spaventano ancor meno, al di là di un cacofonico scricchiolio? Perché il vero villain, l'obiettivo della paranoia da invasione sta altrove, come stava altrove quando orde di radioascoltatori impazzirono di fronte alla voce di Orson Welles che recitava "La guerra dei mondi". Ieri era la guerra fredda, oggi è un potere più occulto e nascosto.

Frasi
Sai anche tu che quei giorni sono finiti
Una frase di William Mulligan (John Goodman)
dal film Captive State - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 4 aprile 2019
Anna Chiara Bertoli
Cult Week

Non si può certo incolpare per mancanza di ambizione il thriller di fantascienza Captive State di Rupert Wyatt, regista nel 2011 di L'alba del pianeta delle scimmie. Il film, incentrato su un'invasione aliena, è carico di idee a tal punto da non sapere più cosa farne. Visivamente oscuro, privo di chiarezza narrativa e di caratterizzazioni ben definite, è un'esperienza visiva profondamente frustrante [...] Vai alla recensione »

domenica 31 marzo 2019
Fabio Ferzetti
L'Espresso

È un film di fantascienza ma gli alieni quasi non si vedono. È ambientato in un vicino futuro ma tutto ricorda dannatamente il nostro presente. È una storia di occupazione e di resistenza ma per capire cosa succede davvero bisogna arrivare alla fine. Sballottati da un film zeppo d'azione e di sottotrame che non ci stordisce a colpi di immagini ricattatorie e grandiose, ma ci costringe a collegare indizi [...] Vai alla recensione »

domenica 31 marzo 2019
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Anno 2016, la Terra è invasa da creature aliene. Nascoste nel sottosuolo, enormi "blatte" si impadroniscono di ogni risorsa naturale e mettono fine allo Stato di diritto. La politica stessa viene proibita, cancellata. Sono loro, ormai, i Legislatori del nostro mondo, e cosi impongono che li si chiami. Dopo nove anni, nel 2025, a Chicago un gruppo di terroristi cerca di tener viva la resistenza.

venerdì 29 marzo 2019
Alessandra De Luca
Avvenire

In una Chicago del futuro Wyatt fa riflettere sul valore della libertà Chicago 2025. Da ormai dieci anni la città è stata occupata da forze extraterrestri che hanno azzerato le libertà civili. Due fratelli, separati per molto tempo dopo l'invasione aliena, si riuniscono quando il maggiore dei due si mette alla guida di un gruppo di rivoluzionari decisi a mettere fuori uso il sistema di tracciamento [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 marzo 2019
Maurizio Cabona
Il Messaggero

L'idea-base di Captive State (Stato prigioniero) è quella della vecchia serie tv Visitors: immaginare gli Usa occupati da extraterrestri. Tanto gli scadenti telefilm di trent'anni fa erano a colori sgargianti, quanto il film americano dell'inglese Rupert Wyatt è a colori sbiaditi. Ma dichiara modelli alti: il romanzo di Philip K. Dick, La svastica sul sole (da cui viene il filmtv di Amazon, The Man [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 marzo 2019
Andrea Giovalè
La Rivista del Cinematografo

Rupert Wyatt, regista de L'alba del pianeta delle scimmie, conosce bene i propri strumenti. Il suo Captive State unisce finalmente il genere distopico, fruttuoso quanto abusato, all'ambizione fantascientifica che merita. Ne nasce un thriller claustrofobico, dove l'antagonista non è tanto l'alieno invasore del tuo pianeta, bensì l'alieno invasore del tuo corpo: un'intrusione ben più allergica nel campo [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 marzo 2019
Marco Cacioppo
Cineforum

Da un punto di vista narrativo, Captive State potrebbe funzionare benissimo come prosecuzione in negativo dell'ottimismo di Arrival. Alla fine di quel film gli alieni, così come erano arrivati, se ne andavano dal nostro pianeta a bordo dei loro dischi volanti senza colpo ferire, ma lasciando con un palmo di naso la razza umana, incapace di decifrare le finalità di quel primo contatto.

giovedì 28 marzo 2019
Pietro Masciullo
Sentieri Selvaggi

Nella sempre più strutturata galassia della fantascienza distopica - e a vari livelli post-apocalittica - del cinema contemporaneo Captive State merita già un posto di assoluto rilievo. Scritto dallo stesso Rupert Wyatt (che ricordiamo soprattutto per i notevoli The Escapist e L'alba del pianeta delle scimmie) in collaborazione con la moglie Erica Beeney (La battaglia di Shaker Heights), questo è probabilme [...] Vai alla recensione »

martedì 26 marzo 2019
Pier Maria Bocchi
Film TV

Dunque, vediamo. A Chicago sono giunti gli alieni. Hanno prima spazzato via una quantità considerevole di popolazione, poi hanno schiavizzato il resto. O quasi, insomma: sono diventati i nuovi legislatori, creando uno stato di terrore. Naturalmente la resistenza è agguerrita, con un gruppo di ribelli (non tanto numeroso, a dir il vero) che si dà un gran daffare.

NEWS
VIDEO RECENSIONE
lunedì 1 aprile 2019
A cura della redazione

Due giovani fratelli, Rafe e Gabriel, sopravvivono alla Chicago occupata dagli alieni. Nove anni dopo, nel 2025, Rafe si unisce alla resistenza, mentre Gabriel prepara una barca per fuggire dalla città.

TRAILER
lunedì 11 marzo 2019
 

Una storia distopica ambientata in una Chicago del futuro, dieci anni dopo l'inizio di un'occupazione aliena. Lionsgate, che distribuirà il film, parla di "una concreta ambientazione sci-fi per far luce su un moderno stato di polizia, sulle minacce alle [...]

TRAILER
venerdì 21 dicembre 2018
 

Una storia distopica ambientata in una Chicago del futuro, dieci anni dopo l'inizio di un'occupazione aliena. Lionsgate, che distribuirà il film, parla di "una concreta ambientazione sci-fi per far luce su un moderno stato di polizia, sulle minacce alle [...]

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venerdì 9 novembre 2018
 

Una storia distopica ambientata in una Chicago del futuro, dieci anni dopo l'inizio di un'occupazione aliena. Lionsgate, che distribuirà il film, parla di "una concreta ambientazione sci-fi per far luce su un moderno stato di polizia, sulle minacce alle [...]

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