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Ultimo aggiornamento giovedì 4 aprile 2019
Il soggiorno di Wilde con il compagno Douglas nel 1807, il viaggio che fece scandalo nella società del tempo. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, In Italia al Box Office The Happy Prince - L'Ultimo Ritratto di Oscar Wilde ha incassato 425 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Dopo il periodo di successi letterari e teatrali Oscar Wilde è caduto in disgrazia. Processato per la sua esplicita omosessualità e condannato a due anni di lavori forzati è uscito dal carcere minato nella salute e nell'animo. Esiliatosi a Parigi, dopo un tentativo di ricostruire il rapporto con la moglie, torna ad unirsi al giovane Lord Douglas e precipita sempre più nel disastro totale. Gli restano solo le sue fiabe con le quali si conquista l'affetto di due ragazzi di strada.
Rupert Everett accarezzava da tempo il progetto di portare sullo schermo gli ultimi giorni di vita del suo autore preferito, Oscar Wilde. Ci è finalmente riuscito grazie a una coproduzione internazionale che ha visto in gioco numerosi soggetti che gli hanno consentito di dirigere e interpretare nel ruolo del protagonista il film.
Si sente in ogni inquadratura l'amore che Everett prova per questo grande autore colto ed accompagnato sulla strada dell'autodissoluzione costruita bicchiere su bicchiere di assenzio nella ricerca di un piacere che, di giorno in giorno, perde qualsiasi valenza estetica per tradursi in un disperato tentativo di confrontarsi con la morte in arrivo. Quella morte che aveva descritto magistralmente sotto aspetti diversi, da "Salomè" a "Il gigante egoista" e il cui arrivo ora centellina raccontando a due ragazzi di strada la fiaba della statua del principe felice che progressivamente si spoglia di ciò che ha e che viene abbattuta assieme alla morte della rondine che ha portato l’oro e le pietre preziose che lo rivestivano a chi ne aveva bisogno. Dio però chiede ad un angelo di portargli le due cose più preziose della città: il cuore di piombo del principe e la rondine stessa.
Everett utilizza la metafora per mettere in scena il suo Wilde. Un uomo ormai fiaccato nel corpo così come la statua del principe diviene priva di ornamenti. Oscar ha ormai perduto il suo appeal, quello che riempiva i teatri e faceva inneggiare all’autore. Ora canta, se richiesto, in locali di pessimo ordine e le sue tasche sono perennemente vuote. La malattia che lo porterà alla fine progredisce di giorno in giorno mentre passa dalla Francia all'Italia per poi fare ritorno in terra francese dove verrà sepolto con una scritta sulla lapide tratta dal libero di Giobbe: "Nulla osavano aggiungere alle mie parole, e su di loro stillava goccia a goccia il mio discorso". Solo di recente la Gran Bretagna ha fatto ammenda per la condanna inflitta allo scrittore. Questo film, senza fare sconti a nessuno (Wilde compreso) ci spinge a riflettere.
R.Everett, autore, attore e regista di questo piccolo ed inestrimabile gioiello dedicato ad uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, l'Esteta per eccellenza, il viveur ad ogni costo, dagli abiti eleganti e l'eloquio forbito ossia Mr.Oscar Wilde, da il meglio di sè descrivendo minuziosamente e senza filtri di sorta , gli ultimi giorni di un Poeta ,assai provato nello Spirito [...] Vai alla recensione »
Fare politica con il corpo, sul corpo, nonostante il corpo, e produrre la propria identità sessuale e di genere in relazione alla società, alla cultura e allo spazio in cui ci muoviamo. La politica e l'identità di genere sono temi su cui il cinema riflette da tempo, prendendo spesso in prestito, come nel recente caso di The Happy Prince (al cinema dal 12 aprile) l'esempio di grandi figure storiche. Qui il "campione" che lotta contro il resto del mondo è Oscar Wilde, trasformato dal regista-attore Rupert Everett in una figura cristologica che alla fuga sceglie consapevolmente il sacrificio della condanna per omosessualità, nell'Inghilterra di fine Ottocento.
Ma la chiave dei grandi personaggi storici non è l'unica con la quale il cinema ha imparato a declinare il complicato rapporto tra sessualità e società.
Storia degli ultimi anni di vita di Oscar Wilde, uscito di prigione dopo aver scontato il carcere per omosessualità, The Happy Prince di Rupert Everett è un film fortemente politico nel porre l'accento sul sacrificio compiuto dall'artista inglese, primo ad accendere la miccia dell'esplosiva battaglia per i diritti degli omosessuali. "La sua è stata la prima storia di omosessualità davvero pubblicizzata. Dopo di lui il mondo intero ha iniziato a parlarne: all'epoca era ancora tabù - ha detto Everett in un'intervista - Wilde ha segnato l'inizio del movimento di liberazione omosessuale e Lgbt. L'omosessualità è diventata un tema dopo la sua morte. Le libertà per cui abbiamo tanto combattuto sono iniziate con i suoi sacrifici".
Quando scrisse Il Principe felice, Oscar Wilde non era ancora stato colpito dallo scandalo di una condanna per indecenza che avrebbe distrutto la sua carriera e la sua vita familiare. Eppure quel folgorante racconto è come un presagio dell'imminente destino di sofferenza del grande irlandese, passato nel giro di niente da applaudito beniamino della folle a esecrato oggetto di disprezzo.