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Charles Dickens, che scriveva per il cinema prima che lo inventassero

Dickens- L'uomo che inventò il Natale è un film importante che ha dato una scossa allo schermo e alla carta.
di Pino Farinotti

Dan Stevens (Daniel Jonathan Stevens) (35 anni) 10 ottobre 1982, Croydon (Gran Bretagna) - Bilancia. Interpreta Charles Dickens nel film di Bharat Nalluri Dickens - L'uomo che inventò il Natale. Al cinema da giovedì 21 dicembre 2017.
mercoledì 3 gennaio 2018 - Focus

Dickens - L'uomo che inventò il Natale (guarda la video recensione) ha dato una scossa allo schermo e alla carta, com'è legittimo che fosse. È un titolo importante, tratto da un racconto apparentemente semplice ma in realtà complesso, collettore di molti significati, nel sentimento, nel sociale, nella favola, nelle citazioni. Narra della conversione del vecchio, misantropo Scrooge, visitato nella notte dagli spiriti del Natale, quello del passato, del presente e del futuro, messo in allarme dal fantasma dell'amico Morley: eccola una citazione cospicua, "Amleto".
L'opera connette il racconto gotico, la lotta contro la povertà, lo sfruttamento minorile, l'alfabetismo. Il regista Bharat Nalluri ha trovato mediazioni divertenti, ha trovato "cinema", ma non ha abbandonato la letteratura, che è sempre dominante. E dunque che il "Dickens" si sia attestato fra i primi dieci incassi di fine anno, a fronte di film, anzi... prodotti come Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi (guarda la video recensione), Wonder, Poveri ma ricchissimi, a kolossal come Assassinio sull'Orient Express (guarda la video recensione) e The Greatest Showman, significa che la letteratura sa imporsi. Gran bel segnale. Come sempre accade all'uscita di un titolo che ha fatto la storia, si innesca il meccanismo... retrospettivo, con riproposta di romanzi, di biografie e di derivazioni che riguardano il grande scrittore inglese.

Dickens (1812-1870) è notorio, merita tutte le attenzioni, è stato un inventore, di storie e di stile. La sua ricerca è una sorta di vangelo laico.
Pino Farinotti

I britannici dell'epoca vittoriana, autori come Stevenson, Kipling, Maugham, Conrad, Forster, erano cantori di esperienze e sentimenti reperiti nei loro viaggi infiniti. In quel tempo la fantasia di tutti, senza il supporto del cinema, viaggiava sui loro romanzi e i loro racconti. Quasi tutti ammisero che da Charles Dickens avevano imparato molto.
In "Canto di Natale" Dickens ritoccava il registro dell'alter ego. Lo scrittore, spesso, poneva se stesso come modello e lo dichiarava. Oliver (Twist), David (Kopperfield), Nicola (Nickleby), fra gli altri: le loro vicende erano il riflesso della vicenda di Charles. Disse di essere dotato di una grande memoria che definiremmo fotografica. Partiva dalle immagini che si prefigurava e poi narrava. È un'affermazione da cinema. Dunque non è improprio dire che Dickens scriveva per il cinema, senza saperlo. Un merito in più. Il cinema ha davvero sposato Dickens. Se consulti un dizionario di autori letterari che hanno dato opere al cinema, la macchia dei suoi titoli occupa gran parte della pagina.


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Una scena di Dickens - L'uomo che inventò il Natale.
Una scena di Dickens - L'uomo che inventò il Natale.
Una scena di Dickens - L'uomo che inventò il Natale.

Nacque da famiglia agiata, divenne povero, finì in prigione col padre, lavorò in una fabbrica di scarpe, dovette arrabattarsi, si innamorò, corrisposto e non. Poi, i momenti decisivi: l'assunzione in un quotidiano che gli diede un minimo di sicurezza economica, il passaggio a una testata più importante, il Morning Chronicle, le prime pubblicazioni. Non mancò una mossa canonica del successo: sposò Catherine Hogarth, figlia del proprietario del giornale. Da lì è tutta una conquista. E poi i viaggi e tutti i temi assunti: il sociale, i ricchi e i poveri, l'amore, i buoni e i cattivi, la meta raggiunta ma sempre a fronte di lotta e dolore. La giustizia che alla fine si afferma. Un'"educazione sentimentale", importante e garante.

Dickens è uno degli autori più letti dell'era moderna.
Pino Farinotti

Tornando al "cinema". Ebbe un picco di vendite nel 1939, l'anno di Via col vento. Il libro prediletto da Margaret Mitchell, l'autrice del romanzo, era "David Copperfield". Nel film c'è un episodio in cui Melania, protagonista con Rossella, ha in mano il libro. Comincia a leggere: "La mia nascita. Per cominciare la mia vita dall'inizio devo registrare che sono nato..." La lettura viene interrotta dall'irrompere di un capitano nordista, un nemico. La donna riprende la lettura: "Capitolo sesto. Il mio compleanno fu memorabile, non mi dilungo su ciò che successe a scuola finché non si giunse al mio compleanno in marzo. Se si eccettua che Stilford era sempre più bello, non ricordo altro". Le parole di Dickens, in una situazione così sospesa e opprimente diventano fisiche, diventano attori, diventano protagoniste. Anche Paul Newman in L'agente speciale Mackintosh, in prigione, legge un passaggio del "Circolo Pickwick" e si interrompe solo quando spengono la luce. In attesa del prossimo "Dickens" al cinema.


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