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Gondry e Waltz parlano di The Green Hornet

Un talento francese ed uno austriaco al servizio di un progetto tutto americano.
di Gabriele Niola

In foto l'attore Christoph Waltz interpreta Chudnofsky, boss della malavita di origini russe.
Christoph Waltz (63 anni) 4 ottobre 1956, Vienna (Austria) - Bilancia. Interpreta Chudnofsky nel film di Michel Gondry The Green Hornet.

lunedì 17 gennaio 2011 - Incontri


Gli europei d'America
Il primo è il mago del cinema dagli effetti speciali allo stesso tempo poveri e ricchi, analogici e digitali, il secondo è il talento emergente più clamoroso degli ultimi anni, il nuovo "cattivo d'America". Michel Gondry e Christoph Waltz, rispettivamente regista e attore di Green Hornet, sono una coppia di quelle che qualche anno fa sarebbe sembrata improbabile e che, visti così, sono l'emblema di cosa sia ed è sempre stata Hollywood: un talento francese ed uno austriaco al servizio di un progetto commerciale tutto americano.
"Forse questo film mi farà diventare famoso" è la battuta che apre il confronto con Gondry, mentre per Waltz, più fermo e deciso sulle sue posizioni, tutte le domande vertono sulla sua carriera statunitense che sembra da subito incanalata verso il ruolo fisso del cattivo carismatico, un'evidenza che è difficile far ammettere all'attore: "Io non giudico mai i miei personaggi, non mi interessa se siano buoni o meno".
Per Waltz Gondry ha previsto il ruolo di Chudnofsky, boss della malavita di origini russe in preda ad una crisi di mezza età che lo porterà a reinventarsi supervillain (con il nome di Bloodnofsky); per Gondry Waltz ha dato vita ad un'interpretazione delle sue, contemporaneamente terrificante ed esilarante. Il regista sostiene che gran parte del merito vada all'attore, che ha contribuito a scrivere parte del personaggio. L'attore sostiene di aver solo seguito gli eventi senza mai prendere parte a quel processo di strutturazione del personaggio che implica un giudizio morale.

Christoph Waltz e la sua prigione dorata
Più spietato di Hitler in persona, più astuto di Goebbels e più divertente di Adenoid Hynekl, Hans Landa, il cacciatore di ebrei di Bastardi senza gloria, è stato il ruolo che ha fatto conoscere al mondo il mostruoso talento di Christoph Waltz, attore austriaco scoperto da Tarantino e dal suo staff e diventato in un attimo il nuovo punto di riferimento del cattivo cinematografico. Non dev'essere stato facile per la Sony Pictures assicurarsi la sua partecipazione in Green Hornet, sempre nel ruolo di un cattivo spietato e divertente, ma ancora più difficile sarà per lui liberarsi di questa maschera.
Nella vita Waltz ha il medesimo carisma di Landa: si presenta ben vestito, in ordine sebbene casual, è affabile e spiritoso quanto basta, un perfetto gentiluomo europeo. Impossibile quindi non chiedergli subito se la sua carriera americana non sia incanalata nella direzione dei villain d'eccezione, ma lui è talmente pronto nel rispondere da lasciar intravedere come non sia la prima volta che gli viene chiesto: "Non giudico mai i miei personaggi, non emetto una sentenza su di loro ma li seguo e mi attengo al materiale, che sia tragico o comico, moralistico o meno. Non è il mio lavoro mettere il personaggio in un contesto, io compio passo passo tutte le sue azioni, come del resto si fa nella vita vera. Una cosa alla volta. Poi è Michel che mette tutto insieme e lo rende commedia o tragedia". Abile disquisizione [nell'intervista successiva Gondry smentirà parzialmente queste affermazioni rivelando come Waltz abbia contribuito a scrivere il personaggio ndr] ma non ha risposto alla domanda: "No, sul serio, non ho ragionato nei termini di bontà o cattiveria ma solo in termini di crisi di mezza età".
È quindi quello il tratto più distintivo di Chudnofksy? "Io in realtà non so niente di fumetti e non conoscevo il personaggio. Non ho nemmeno provato a colmare questa mia ignoranza, ma l'ho mantenuta per farne una virtù. È stato Michel a dirmi che si tratta di una persona in crisi di mezz'età, un personaggio bigger than life". Ma come fa ad interpretare un personaggio senza chiedersi se quello che fa è da ruolo buono o da ruolo cattivo? "Non guardo l'effetto che fanno i personaggi e per evitare di dare un giudizio faccio un vero sforzo. Se io li giudicassi salterei alla fine del processo mentre quando inizio ad interpretare qualcuno mi trovo all'inizio del processo. Se già ho un'opinione in materia come posso iniziare un percorso di scoperta graduale?".
Quindi a suo parere non si sta ripetendo? "No assolutamente no! Ripetermi sarebbe una prigione e se tu vedi una cosa sola nel mio lavoro il prigioniero sei tu". Va bene, possiamo dire però che se non altro è incanalato verso una serie di ruoli da caratterista, ne vorrebbe uscire? "Il punto è che anche gli altri attori negli studios americani sono stereotipi e interpretano quasi sempre lo stesso carattere. Io sono all'inizio della mia carriera hollywoodiana, ci vorrà tempo per scardinare quella filosofia e ci sto lavorando passo passo".

Michel Gondry il creativo
In quello che verrà ricordato come "il periodo del cinema dei supereroi", la notizia dell'ennesimo film su un vigilante mascherato non è granchè, che lo diriga Gondry, regista anticonformista e sempre fedele a progetti personali fuori dagli schemi invece è qualcosa. E il risultato è quanto di più lontano si possa immaginare da un film di supereroi. La prima domanda viene quindi spontanea: di chi è stata l'assurda idea di fare un film simile? "In realtà è tutta un'idea di Seth [Rogen ndr], che del film è produttore oltre che sceneggiatore e attore principale. Lui mi ha chiamato e poi mi ha lasciato molto libero di fare quello che volevo. Dunque direi che il risultato finale unisce idee e volontà mie di Seth e di Cristoph, che si è in parte scritto il personaggio". Waltz ha detto che lui non giudicava e non metteva mano sul personaggio limitandosi a seguirne il percorso delineato da altri... "Quando Christoph dice di non voler giudicare il personaggio ha ragione, nel mio primo film avevo un attore che parlava del suo personaggio come di un cretino, lo descriveva come un cattivo e la sua performance era molto piatta e limitata".
Gondry è noto per i suoi trucchi elaborati e complessi che sullo schermo sono contemporaneamente visibili e invisibili, si capisce che c'è un artificio ma la fattura è indecifrabile. Per uno che è abituato a fare cose difficili qual è stata la cosa più complicata nel girare un film d'azione? "Fare azione è difficilissimo. Da una parte deve essere sempre innovativa, dinamica e spettacolare, dall'altra nel miscuglio di questa grande macchina devi assicurarti che l'umanità e l'umorismo del personaggio si mantengano lungo tutto il racconto. La sfida più grande quindi è senz'altro stata mantenere intatti questi caratteri apparentemente divergenti".
Quindi com'è stato il lavoro con gli attori? Diverso rispetto a quello fatto nei film precedenti? "No. Credo che nella relazione tra attore e regista il primo sia contemporaneamente davanti alla camera e all'interno del mondo che stiamo creando, quello in cui vogliamo credere. Il suo lavoro è di insistere sui dettagli per rendere questo mondo quanto più vero possibile. Al contrario il regista sta al di là dal perimetro, guarda il film da fuori e quindi può dare indicazioni, ricordare delle cose agli interpreti o chiedere di sottolinearne altre. Uno lavora sul quadro generale mentre un altro lavora dentro quel quadro".
Una parte non semplice dev'essere stata quella relativa agli effetti speciali, abbastanza concreti da risultare plausibili in un mondo realistico ma pur sempre fuori dal normale: "Si è vero e per farlo non ho usato molta computer grafica, quasi tutto accade davvero. È molto importante fare gli stunt sul serio perchè solo così sono credibili. Usando il computer le cose sono credibili per poco tempo, poi diventano obsolete". Qualcosa che non è nuovo nel suo cinema... "Alla fine ho fatto il mio stesso lavoro di sempre solo con più soldi e capacità. Uso gli effetti digitali in maniera creativa già da 15-20 anni. Essere creativi è l'unica cosa che importa".
E al 3D come si è dedicato? "Ho girato più che altro in 2D e solo una parte in 3D. Quello su cui abbiamo lavorato davvero molto è stata la transizione alla terza dimensione. È che io preferisco girare in pellicola per le texture, mentre in questo film ho usato il digitale e di conseguenza anche il 3D nella maniera più creativa possibile. Effetti come lo split screen o i ricordi in flahback sono stati oggetto della nuova dimensione per darne una visione diversa dal solito".
E Bruce Lee? Nel film non ve n'è traccia se non per un disegno... "Avevamo così tanto rispetto di Bruce Lee da non volerlo davvero imitare, sappiamo bene la sua importanza e il suo retaggio e proprio per questo abbiamo evitato qualsiasi confronto".

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