A torto o a ragione

Film 2002 | Storico 100 min.

Titolo originaleTaking Sides
Anno2002
GenereStorico
Durata100 minuti
Regia diIstván Szabó
AttoriHarvey Keitel, Stellan Skarsgård, Moritz Bleibtreu, Ulrich Tukur .
MYmonetro 3,00 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di István Szabó. Un film con Harvey Keitel, Stellan Skarsgård, Moritz Bleibtreu, Ulrich Tukur. Titolo originale: Taking Sides. Genere Storico 2002, durata 100 minuti. - MYmonetro 3,00 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il rapporto tra l'arte della guerra e l'Arte in un film su Wilhelm Furtwangler e i suoi rapporti con il nazismo ma anche sul pragmatismo americano che non sempre genera perle di saggezza.

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
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La Germania e la denazificazione. Politica e arte a confronto..
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Dopo il crollo del Terzo Reich, l'ingresso delle truppe alleate in Berlino dà avvio, oltre che alla spartizione della città, al processo di denazificazione. Chiunque abbia collaborato coi nazisti deve essere epurato. Cio' avviene in tutti i settori, nessuno escluso. Un alto graduato americano, interpretato da Harvey Keitel, ha l'incarico di occuparsi di Wilhelm Furtwangler, il famoso direttore d'orchestra. Il Maestro è principalmente accusato di aver diretto un concerto in occasione del compleanno di Hitler. Lo scontro tra l'accusatore e l'accusato occupa ampia parte del film. Ma non si tratta né di un film biografico, né, ancor meno, di una di quelle opere che mutuano dal cinema processuale le loro figure retoriche. Grazie alla recitazione dei protagonisti il confronto tra due uomini si tramuta in uno scontro tra culture. Su un tema facilmente manipolabile come è quello dell'acquiescenza alla dittatura, Szabó innesta una riflessione sulla chiusura mentale del militare statunitense. Anche nel compiere un'azione utile e necessaria dimostra i limiti di una cultura con radici troppo recenti per potersi addentrare in territori 'alti'. Quando poi la giovane assistente dice all'americano: "Sono stata interrogata dalla Gestapo e i metodi erano come i suoi" la memoria non può non andare alla prigione di Guantanamo. Coraggiosa la Berlinale a programmarlo.

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Daniela Azzola

Alla voce Furtwängler Wilhelm l'enciclopedia Garzanti recita: «(1886-1954) direttore d'orchestra tedesco, tra i massimi interpreti del repertorio romantico, specie di Wagner». In questa breve definizione è contenuto il nucleo del film A torto o a ragione di István Szabó. Si valuta il suo arco di vita (in cui il regime nazista è totalmente incluso) e si nota l'elevata competenza a proposito dell'autore-simbolo della rinascita tedesca. Sono questi gli elementi fondanti di un'inchiesta che prende il via immediatamente dopo il crollo della Germania. Il processo di denazificazione condotto dall'esercito americano è inarrestabile e punta in alto. Furtwängler, nominato prima consigliere di stato per la Prussia da Göring e in seguito vicepresidente della camera della cultura del Reich da Goebbels, non può essere considerato esente da rapporti quantomeno dubbi con il regime hiltleriano. D'altro canto la sua posizione privilegiata gli ha consentito di inserire nel proprio organico orchestrale musicisti ebrei altrimenti destinati a una morte certa nei campi di concentramento. La realtà ha, come quasi sempre, due facce e il compito di individuare quale delle due prevalga spetta a un comandante americano, Steve Arnold. Costui ha una visione manichea del mondo: esistono solo il bene e il male e l'arte non può essere separata dalla politica. Gli interrogatori che conduce assomigliano, sono i suoi stessi collaboratori tedeschi ad affermarlo, a quelli condotti dalle SS. è facile comprendere come un confronto tra l'estetica germanica e il pragmatismo americano non possa che essere affidato (in un film che si svolge per gran parte tra le quattro mura della sede degli interrogatori) a due attori capaci di reggerne il peso. Stellan Skarsgärd e Harvey Keitel conducono un duello verbale implacabile grazie a una regia che non parteggia per nessuno dei due ma, al contempo, non rinuncia a mettere in luce le carenze di due modi profondamente diversi di leggere la realtà. Ne nasce così un film statico e dinamico al contempo in cui a muoversi, per una volta, più che i corpi sono proprio le idee.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

A Berlino verso la fine del 1945, su incarico del Comitato americano per la denazificazione, il maggiore Steve Arnold interroga il famoso direttore d'orchestra Wilhelm Furtwängler, caro a Hitler e agli alti gerarchi nazisti, per inchiodarlo alle sue responsabilità. Al duello che dura alcuni mesi assistono un tenente, ebreo tedesco emigrato negli USA, e, come stenografa, la figlia di un ufficiale tedesco, giustiziato come complice nell'attentato a Hitler del luglio 1944. Scritto da Ronald Harwood, adattando una sua pièce, e diretto dall'ungherese I. Szabó, che già s'era cimentato ( Mephisto ) su un tema analogo, è un film-dibattito, imperniato sul dovere d'interrogarsi. Mette a confronto cultura e politica, responsabilità dell'artista e dittatura, grandezza intellettuale e meschinità privata, torre d'avorio e compromessi di carriera, il non sapere e la comodità del non voler sapere o il non volere ricordare di aver saputo. Domande aperte cui si dà più di una risposta. Il senso del film è nella scena finale quando il protagonista scende le scale dopo l'ultimo interrogatorio. Cinema di parola, dunque di attori, entrambi ottimi. Ma appoggiato, pur con pochi mezzi a disposizione, a una convincente ricostruzione d'epoca con scenografo (Ken Adam), fotografia (Lajos Koltai) e costumista da 110 e lode. Musiche di Beethoven, Schubert, Bruckner. Altro titolo originale: Der Fall Furtwängler .

Tutte le recensioni de ilMorandini
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A TORTO O A RAGIONE disponibile in DVD o BluRay

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 28 dicembre 2013
THEOPHILUS

A TORTO O A RAGIONE     1945: i vincitori processano i vinti, come dev’essere. Un maggiore dell’esercito americano, Steve Arnold (Harvey Keitel) viene inviato a Berlino con lo scopo di rinvenire le prove del coinvolgimento di Wilhelm Furtwängler (Stellan Skarsgård) con il regime nazista. Non è possibile portare alla sbarra tutti coloro che furono implicati [...] Vai alla recensione »

Frasi
"Che bisogno c'era qui, in questo paese, di salvare ebrei, se nessuno lo sapeva?!"
Il maggiore Steve Arnold (Harvey Keitel)
dal film A torto o a ragione - a cura di Salvatore Scaglia
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

forse anche per questi, la risposta sta nelle parole del colonnello Dymshitz (Oleg Tabakov). All’inizio si diffida del potere, spiega, poi se ne intravedono i vantaggi, in seguito ci si lascia sedurre dagli onori, alla fine ci si ritrova "a dirigere il più grande museo del mondo". Così suona il lapsus del sovietico Dymshitz, che con ogni evidenza parla di sé e dello stalinismo.

Enrico Magrelli
Film TV

Cultura e politica. Responsabilità dell’artista e dittatura. Restare nella propria patria o fuggire. Servire la musica, non perdere alcuni privilegi o opporsi al regime. Beethoven e Bruckner o Betty Grable e Bob Hope. Spartiti e polizze assicurative. Mercato dei talenti e ragion di Stato. Nel duello tra il grande direttore d’orchestra Wilhelm Furtwangler (Skarsgàrd) e il maggiore Steve Arnold (Keitel) [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Fuori cadono le bombe, ma nulla sembra turbare il direttore d’orchestra: poco prima della fine della Seconda guerra mondiale, Wilhelm Furtwangler dirige, nella prima sequenza di A torto o a ragione di István Szabó, l’ennesimo concerto davanti a una folla di gerarchi nazisti. Lui non fa politica, lui non vuole occuparsi di queste piccolezze terrene: lui è il Genio, l’interprete sublime della più straordinari [...] Vai alla recensione »

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