Anno | 1998 |
Genere | Commedia, |
Produzione | Italia |
Durata | 126 minuti |
Regia di | Ettore Scola |
Attori | Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Eros Pagni Daniela Poggi, Antonio Catania, Adalberto Maria Merli, Francesca D’Aloja, Francesco Siciliano, Nello Mascia, Riccardo Garrone, Venantino Venantini, Gordana Miletic, Adriana Innocenti, Corrado Olmi, Stefano Antonucci, Eleonora Danco, Giorgio Tirabassi, Rolando Ravello, Marie Gillain, Andrea Cambi, Giorgio Colangeli, Nadia Carlomagno, Giuseppe Gandini, Carlo Molfese, Walter Lupo. |
Uscita | venerdì 27 novembre 1998 |
Distribuzione | Medusa |
Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
MYmonetro | 3,06 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 28 giugno 2020
Una sera come tante in un ristorante romano. Ha vinto 2 Nastri d'Argento,
CONSIGLIATO SÌ
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Roma. Ristorante di Flora. Una sera come tante altre. La proprietaria è presa da tentazioni extraconiugali mentre lo chef Duilio ce l'ha col mondo e mette insieme cucina e politica... Pian piano il locale si riempie di clienti fissi, come il Maestro Pezzullo, che mangia riso in bianco e osserva gli altri, o del tutto nuovi come un giovane insicuro che finirà con il cenare con un autodefinitosi mago. Intanto Flora attende una telefonata che potrebbe cambiare il corso della sua vita.
Ettore Scola, dopo la non entusiastica accoglienza del suo Romanzo di un giovane povero, fa ritorno alla modalità narrativa che in precedenza gli aveva dato maggiori soddisfazioni.
Quella cioè della storia di più personaggi distribuita nel tempo (La famiglia) o concentrata in un'unità di tempo e di azione (La terrazza). È a questa seconda modalità che torna a fare riferimento in una sceneggiatura scritta a più mani con i due Scarpelli e la figlia Silvia. Sceglie non a caso uno degli spazi e dei momenti che meglio consentono di allargare lo sguardo su un'umanità varia: un ristorante e una cena. Scola non ha alcuna intenzione di portare sullo schermo dei 'tipi' o delle caratterizzazioni. Le sue sono persone, ognuna delle quali ha il proprio modo di affrontare gioie e dolori dell'esistenza. Il film nasce mentre in Italia primo ministro è Prodi ed esce nelle sale un mese dopo l'insediamento di Massimo D'Alema alla Presidenza del Consiglio. Ciò va detto perché Scola era stato ministro-ombra del PDS e ora guardava alla nuova situazione con speranza ma anche con "la paura di restare delusi". È con questa duplicità di sentimenti che si accosta ai suoi personaggi dimostrando più affinità con alcuni ed essendo invece più distante, non foss'altro che per ragioni anagrafiche, da altri. Su tutti svettano il Maestro Pezzullo di Vittorio Gassman e la Flora di Fanny Ardant , entrambi reduci da La famiglia, assieme a un Giancarlo Giannini nei panni di un fascinoso professore.
Al ristorante romano si riunisce per la cena tutto un mondo. Il padre che invita i figli che non vede da tempo e ci litiga continuamente, la famiglia giapponese che fa fotografie, il regista che istruisce l'attore con un fiume di luoghi comuni, il giovane complessato che si fa plagiare da uno pseudomago, il docente perseguitato dalla passione di un'allieva che fa disamorare mostrandosi razzista, la mamma che non accetta la vocazione religiosa della figlia, la siciliana che fa collezione di amanti (lo stereotipo peggiore di tutti, proprio inutile), il gruppo di donne che lavorano, la tavolata degli adolescenti che parlano come degli ufo. Le fila vengono tirate dal professor Gassman, che passa di tavolo in tavolo, e dalla proprietaria Ardant, attenta e bravissima, perfetta, che rinuncia a un amore misterioso e impossibile per il suo locale e per quel che le rimane della famiglia. C'è poi il cuoco, chiacchierone, polemico, misantropo, bilioso, il personaggio migliore interpretato da Eros Pagni, l'attore migliore. Il solito Scola. Film un po' maltrattato ma che ha una sua ragione.
Qualcuno ricorda il titolo del Concerto per flauto ed arpa di Mozart inserito nel film di Scola ?
Adesso, a sessantasette anni, Ettore Scola contempla il mondo e gli altri con uno sguardo malinconico falsamente indulgente, è attento alle persone più che alle idee o alle ideologie risultate nel tempo così deludenti: questo sguardo è l'essenza de "La cena", campionario d'italiani a tavola, antologia di vizi e virtù dei nuovi mostri nazionali analizzati durante una serata in trattoria.
C'è a Roma uno storico ristorante che si chiama Otello alla Concordia, luogo di incontri, di amicizie, di tirar tardi, di chiacchiere, molto frequentato dal mondo del cinema romano, ed evidente modello di Arturo al Portico, il ristorante - quattordici tavoli, molti habitués, una padrona molto carina, cordiale e signora (è Fanny Ardant, con un segreto turbamento amoroso) - che è il palcoscenico del [...] Vai alla recensione »
Gli italiani non sono poi tanto male. Prendiamone un po’ - belli e brutti, giovani e vecchi, ricchi e meno ricchi -, e mettiamoli davanti alla macchina da presa, seduti in trattoria. Poi, fra un piatto e l’altro, lasciamoli parlare. Forse ne verrà un film. Questo deve essersi detto Ettore Scola, e con lui gli sceneggiatori Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli e Silvia Scola.
Invito a cena, senza delitto. Non c'è azione e men che mai azione cruenta, non ci sono "punti esclamativi", come direbbe Ettore Scola, in questa sua suite "corale" e satirica, La cena, due ore a origliare tra i tavoli e la cucina di un ristorante romano medio (quelli dagli odori indelebili), cercando di afferrare tra le conversazioni serie, gioconde, commuoventi, "con cellulare" e facete di padri e [...] Vai alla recensione »
Ci sono due tipi di grandi registi, come nei vini. Quelli che arrivano in poco tempo alla maturità e poi cedono comprensibilmente (Rosi e Risi , e quelli che continuano a maturare e rafforzarsi con l'invecchiamento (Olmi). Scola ha già avuto il suo momento. Organizzato stilisticamente e drammaturgicamente come un aggiornamento della "Terrazza", di corale esuberanza, ma ambientato nelle due ore di cena [...] Vai alla recensione »
Indovina chi viene a cena, nel ristorante romano da “Arturo al Portico”: un locale non tanto grande (poco più di una decina di tavoli), ben frequentato, con uno chef (Eros Pagni) bravo e perennemente arrabbiato con tutto e tutti, mentre l’ancor bella proprietaria (Fanny Ardant), seduta alla cassa, si assicura che le cose, come sempre del resto, vadano per il meglio.
«Maestro, la sua pera... ed è subito sera». Potete immaginare la faccia di Gassman, nei panni del colto e pensionato maestro Pezzullo, quando il cameriere con ambizioni da poeta gli porge il frutto parafrasando Quasimodo. Vestito liso con panciotto, barba da saggio ed eloquio da vecchio signore (dice «gualdrappa»), l'aggraziato Pezzullo sembra incarnare lo «sguardo» di Scola su quel pezzo di Italia [...] Vai alla recensione »
Una delle tante piccole leggende sulla Cinecittà degli anni cinquanta vuole che i produttori suggerissero ai registi, per rimpolpare momenti vuoti di film più o meno d'ordinanza, «aggiungi una scena dove si mangia, che tanto alla gente piace sempre». Leggenda ragionevole e più che credibile, se consideriamo il gran campionario di pranzi, cene, pizze e scampagnate della commedia all'italiana, a cominciare; [...] Vai alla recensione »