| Titolo originale | The Last of the Mohicans |
| Anno | 1992 |
| Genere | Western |
| Produzione | USA |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Michael Mann |
| Attori | Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Eric Schweig, Jodhi May, Steven Waddington Maurice Roëves, Wes Studi, Dylan Baker, Patrice Chéreau, Edward Blatchford, Terry Kinney, Tracey Ellis, Justin M. Rice, Dennis Banks, Pete Postlethwaite, Colm Meaney. |
| Tag | Da vedere 1992 |
| MYmonetro | 3,85 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 24 febbraio 2016
Ennesima proposta del romanzo di Fenimore Cooper. America, Stati dell'est a metà del diciottesimo secolo. Ha vinto un premio ai Premi Oscar, Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office L'ultimo dei mohicani ha incassato 96 .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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La Guerra dei sette anni è sbarcata oltre oceano. È il 1757. Le colonie americane sono terreno fertile per sangue e morti. Inglesi e francesi si contendono le terre, mentre le tribù autoctone decidono da quale parte schierarsi e a chi giurare una presunta fedeltà. Tra loro anche Nathan, nato inglese e adottato dai Mohicani, corre tra foreste e fiumi in cerca di una pacifica convivenza tra coloni e invasori. Gli equilibri verranno presto spezzati dalla crescente tensione tra le forze europee e dai labili patti che legano gli indigeni ai due schieramenti.
Tratto dal romanzo omonimo di J.F. Cooper e remake de I re dei pellerossa (1936), L'ultimo dei Mohicani è un kolossal in grande stile, epico racconto in cui l'interesse per la narrazione cede il passo all'azione. Micheal Mann procede di corsa, parte in medias res e avanza senza soste in un continuo susseguirsi di fughe e assedi. Tanto affanno e poche parentesi per il pensiero in un film dove lo spazio per l'animo dei personaggi è minimo e le azioni parlano per loro.
Questo registro espressivo pragmatico e poco dedito all'approfondimento psicologico dei caratteri è però funzionale a quel mondo selvaggio, dominato dalle armi, in cui la diplomazia si scopre arte faticosa e sterile, mentre la violenza divide facilmente il mondo in morti e vivi, vincitori e vinti. Con l'amore a fungere da unico antidoto. L'interesse principale ricade sullo scontro tra culture in cui solo l'habitat si distingue per purezza. I colonizzatori sono ingordi e non c'è più ingenuità nel popolo ospitante perché la contaminazione è già parte del Nuovo Mondo. Eppure la divisione è ancora netta, con gli invasori dediti al rispetto dei propri doveri e gli indigeni impegnati nella salvaguardia dei propri diritti.
L'opera di Mann si apprezza e si distingue soprattutto per l'affresco estetico di una Natura che funge da silenziosa testimone, sulle note di una travolgente colonna sonora capace di far respirare a pieni polmoni lo spettatore e di evocare in lui il recupero di una pace per lo spirito. Il carisma spigoloso di Daniel Day Lewis fornisce corpo e vigore ad uno dei tanti cuori impavidi del cinema epico-storico. Un eroe più coraggioso di un film che parla di sensi di appartenenza (alla terra, ai certi valori innati e alla persona amata) senza andare oltre gli argini del genere a cui appartiene.
Ennesima proposta del romanzo di Fenimore Cooper. America, Stati dell'est a metà del diciottesimo secolo. Nel quadro della guerra fra inglesi e francesi un guerriero mohicano, ultimo della tribù, combatte coi suoi figli al fianco degli inglesi. Il grande nemico non è il comandante francese, ma il feroce guerriero urone Magua. Violenza, amore, alti sentimenti, senso della fine di una civiltà. Scene di battaglia davvero splendide, corse fra foreste e fiumi. Grandi dichiarazioni di principio e di saggezza indiana. Il regista Mann ha cercato tutte le suggestioni possibili. Grandi movimenti di macchina, natura buia e paurosa, susseguirsi continuo di scene madri. Per chi non è giovanissimo e ha buona memoria cinematografica non sarà difficile evocare un classico degli anni Quaranta, Gli invincibili, di DeMille, con Gary Cooper, un'opera che Mann ha sicuramente studiato nei minimi particolari. Il giudizio vuole premiare il ritorno (sempre coraggioso) al western.
"L'ultimo dei Mohicani" si ispira al film "Il re dei pellirosse" che si rifà al libro " L'ultimo dei Mohicani" del 1826 di James Fenimore Cooper. Siamo nel 1757 e francesi e inglesi si contendono delle terre in Nord America, durante la Guerra dei sette anni. Vi sono indigeni che si schierano con gli inglesi e altri con i francesi.