Aurora

Film 1927 | Muto 97 min.

Regia di Friedrich Wilhelm Murnau. Un film Da vedere 1927 con George O'Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston, Bodil Rosing, J. Farrell MacDonald. Cast completo Titolo originale: Sunrise. Genere Muto - USA, 1927, durata 97 minuti. - MYmonetro 3,83 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Tratto dal romanzo Una gita a Tilsit di Hermann Sudermann. Un altro capolavoro di Murnau, il primo girato negli Stati Uniti e vincitore di due... Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, In Italia al Box Office Aurora ha incassato 167 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,83/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,00
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un classico di Murnau del 1927 restaurato..

Sedotto da un'affascinante donna venuta dalla città, il giovane contadino Ansass tenta di uccidere la moglie Indre, simulando un incidente, per poter fuggire con l'altra. Tuttavia, durante una gita in barca, l'uomo, pur avendone l'occasione, non trova il coraggio di eliminare la moglie, finendo anzi con il rinsaldare il suo legame matrimoniale. A sera però, mentre ritornano in barca verso la loro fattoria, un temporale fa cadere Indre in acqua. Dopo aver chiesto aiuto, le ricerche portano solo al recupero dei resti dell'imbarcazione: è allora che Ansass decide di ritrovare e uccidere la donna di città, che lo aveva istigato all'omicidio, ma proprio mentre sta per strangolarla, l'uomo apprende che la moglie è stata salvata da un vecchio pescatore. Con il sopraggiungere dell'aurora, sul lago finalmente ritornerà la quiete.
Tratto da un racconto di Hermann Sudermann, mutato nel finale, il primo dei 4 film americani del regista tedesco Murnau, che riscosse all'epoca un modesto riscontro di pubblico, costituisce uno dei vertici del suo cinema: Aurora è un'opera che sembra a tratti più tedesca che americana (a riprova della grande autonomia che, insieme a mezzi ingenti, la produzione concesse all'autore), potendo contare su un geniale impiego della luce (con la vittoria dell'Oscar per la migliore fotografia), del ritmo, dell'atmosfera quasi espressionistica, della profondità di campo, della mobilità della cinepresa. Nel 1939 in Germania ne venne realizzato un remake, Verso l'amore, di Veit Harlan.

Stefano Lo Verme

L'Uomo, proprietario di una fattoria dove vive con la giovane Moglie, viene sedotto da un'affascinante Donna di Città, che lo persuade ad uccidere la Moglie annegandola nel lago e simulando un incidente. Ma proprio nel momento in cui sta per compiere il suo gesto omicida, l'Uomo si pente e riscopre l'amore per la Moglie; così, i due coniugi trascorrono una giornata insieme nella grande città.
Prima produzione americana del regista Friedrich Wilhelm Murnau, indiscusso maestro dell'espressionismo tedesco, Aurora rappresenta uno dei massimi capolavori nella storia del cinema muto. Sceneggiato da Carl Mayer sulla base di un racconto di Hermann Sudermann, il film di Murnau (prodotto dal magnate di Hollywood William Fox) è un classico che rimane ancora oggi ineguagliato per la sua straordinaria forza espressiva, per l'acuto lirismo della storia raccontata e per la sua sorprendente capacità di asservire la macchina da presa alle necessità del linguaggio cinematografico, con l'uso dei sottotitoli ridotto al minimo e lo splendido commento musicale di Hugo Riesenfeld ad accompagnare le immagini.
La pellicola di Murnau può quasi essere assimilata ad una sinfonia in tre tempi, in cui ad una prima ed una terza parte dai toni tragici fa da contrappunto un'ampia sezione centrale - quella ambientata nella città - in cui il pathos è stemperato dal registro da commedia e da parentesi di assoluta comicità (come la caccia al maialino). La struttura narrativa del film (sottotitolato Canzone di due esseri umani) è incentrata sulla dicotomia fra i due opposti poli femminili fra i quali si trova scisso il protagonista (George O'Brien): la Moglie (Janet Gaynor), dolce, amorevole e mansueta, autentica personificazione della serenità familiare e dell'ideale di vita piccolo-borghese; e la Donna di Città (Margaret Livingston), affascinante, sofisticata e pericolosamente tentatrice (magistrale il piano sequenza che descrive l'incontro fra l'Uomo e la sua amante nella palude, in una scena percorsa da un sotterraneo erotismo).
L'intermezzo fra la parte iniziale e finale, costituito dall'avventurosa gita in città dei due protagonisti, corriponde ad un tuffo nel caotico e frastornante mondo moderno, che contribuirà al recuperato idillio fra l'Uomo e la Moglie e alla riaffermazione dei valori domestici. In compenso, il prologo e l'epilogo sono attraversati da una fortissima vis drammatica, che raggiunge il suo apice con la furiosa burrasca scoppiata durante il ritorno a casa, inevitabile preludio all'happy ending con il ricongiungimento dei due coniugi alle prime luci dell'alba. Oltre al raffinatissimo bianco e nero di Charles Rosher e Karl Struss, l'altro grande punto di forza del film è nel carattere innovativo della regia di Murnau, che sperimenta in maniera rivoluzionaria le possibilità di movimento della cinepresa e la profondità di campo. Alla prima edizione degli Academy Award, Aurora si aggiudicò tre premi Oscar: miglior attrice (la ventunenne Janet Gaynor), miglior fotografia ed un riconoscimento speciale per la produzione artistica. Rifatto nel 1939 in Germania con Verso l'amore.

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Sottotitolo: "Canzone di due esseri umani". Sedotto da una vamp di città, un campagnolo, marito e padre, medita di sbarazzarsi della moglie, annegandola durante una gita in barca, ma ci ripensa. Arrivati in città, i due si riconciliano, trasformando il loro breve soggiorno in un secondo e allegro viaggio di nozze. Nel tragitto di ritorno li coglie una burrasca e la donna rischia di annegare, ma è salvata da un vecchio pescatore. L'Uomo e la Moglie - così sono chiamati, con la Donna di Città, nei titoli - riaffermano la loro unione amorosa mentre s'alza la luce dell'alba. 1° dei 4 lungometraggi americani di Murnau, prodotto da William Fox, è ancora assai "tedesco": non per nulla la sceneggiatura è di Carl Mayer, dalla novella Die Reise nach Tilsit di Hermann Sudermann e la scenografia di Rochus Gliese. (Titolo tedesco: Sonnenaufgang - Lied von zwei Menschen ). Nella 1ª edizione degli Academy Awards (1927-28) ebbe 3 Oscar: miglior film artistico (premio subito abolito), migliore attrice: J. Gaynor (anche per Settimo cielo e La piccola santa ); fotografia: Charles Rosher e Karl Struss che non nascondono reminiscenze di luce espressionista. È diviso in 3 parti: la 1ª cupa, quasi da noir e la 3ª drammatica, angosciosa sino al più tradizionale happy end che esalta il moralismo sentimentale di fondo, fino a quel momento controllato dallo stile. Nella parte centrale in città, la più ampia, si sviluppano, grazie ai ricchi mezzi messi a disposizione, il geniale impiego della mobilità della cinepresa, della luce, della profondità di campo, ma anche la direzione degli attori (e dei loro corpi), il ricorso alle gag comiche, la tipizzazione delle figure di contorno: il tono è euforicamente hollywoodiano. "La sensibilità del regista stringe in un solo nodo il momento reale e il momento simbolico." (F. Savio). Rifatto nel 1939 a Berlino da Veit Harlan con Verso l'amore . Ridistribuito in una copia restaurata dalla BIM nell'estate 2004 con una colonna musicale di Hugo Riesenfeld.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 7 giugno 2010
il cinefilo

TRAMA:Una donna proveniente da una città seduce un contadino e cerca di istigarlo a uccidere la moglie...lui non riuscirà a ucciderla e,facendosi perdonare,rafforzeranno il loro rapporto coniugale in giro per la città...RECENSIONE: AURORA di Friedrich Wilhelm Murnau è.probabilmente,il prototipo di un film perfettamente riuscito a tutti i livelli e specialmente sul piano [...] Vai alla recensione »

mercoledì 9 marzo 2016
Danko188

Un contadino (George O’Brien) tradisce sua moglie (Janet Gaynor) con una donna della città (Margaret Livingston). Quest’ultima tenterà di persuaderlo a compiere un omicidio: sbarazzarsi della consorte annegandola nel lago, vendere la fattoria e poi seguirla in città. L’uomo, diviso tra l’affetto della famiglia e la terra e la passione impura per l’ammiccant [...] Vai alla recensione »

lunedì 6 aprile 2015
dario

L'impianto è interamente teatrale, vi domina l'espressionismo tedesco. E' lodevole il tentativo di accentuare e armonizzare le interpretazioni, inevitabilmente tutte di volto. La storia è stata ripetuta varie volte nella letteratura e nella cinematografia americana. Qui mancano l'una e l'altra così come manca il linguaggio cinematografico.

domenica 1 febbraio 2015
il befe

grande murnau

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Mariuccia Ciotta
Il Manifesto

Le Giornate del cinema muto di Pordenone (passate a Sacile) hanno fatto scuola. Il silent film è diventato un oggetto del desiderio e del botteghino come dimostra il successo in sala del «più bel film della storia del cinema» (François Truffaut), Aurora (Sunrise, Usa 1927) di Friedrich W. Murnau distribuito in questi giornidalla Bim. La copia restaurata del film è stata presentata alle XVII Giornate [...] Vai alla recensione »

Irene Bignardi
La Repubblica

Un capolavoro ritrovato. Non che fosse perduto o che non lo si potesse vedere, in questi anni, nelle cineteche. Non che gli amanti del cinema classico l’avessero mai dimenticato. Ma perduto era per il grande pubblico delle sale. E invece, come è già successo negli scorsi anni con Il terzo uomo, con Jules et Jim, con Il grande dittatore, anche Aurora di Friedrich Wilhelm Murnau prende la strada dei [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Un fatto già eccezionale quello di riproporre nelle sale i capolavori del passato, a maggior ragione un film muto. F. W. Murnau era una celebrità in Germania, con Nosferatu e L'ultima risata, quando un'offerta del tycoon holliwoodiano William Fox gli fece prendere la stessa strada che altri mitteleuropei, da Stroheim a Lubitch a Wilder, avevano già o avrebbero preso.

Bruno Fornara
Film TV

Ritorna sul grande schermo Sunrise-Aurora, il capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau, in un’edizione restaurata dal British Film Institute, dall’academy Award Archive, dalla 20th Century Fox e distribuita dalla Bim, che ci ha già regalato la visione in sala di altri gloriosi e adorati film come Il terzo uomo di Carol Reed, l’Othello di Welles, Jules et Jim di Truffaut e Il grande dittatore di Chaplin. Quan [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Era il 23 settembre 1927, al Times Square Theatre di New York. William Fox presentò in anteprima mondiale il nuovo film di Friedrich Wilhelm Murnau Aurora, il primo da lui realizzato negli Stati Uniti, dopo essersi affermato in Germania uno dei più grandi, se non il più grande regista tedesco, autore del mitico Nosferatu il vampiro, dello straordinario Ultima risata, del grottesco Tartufo, del poetico [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Torna accompagnato dalle musiche originali di Hugo Riesenfeld uno dei massimi cinecapolavori di tutti i tempi: Aurora (1927), primo film girato a Hollywood dal grande F. W. Murnau, il regista di Nosferatu e de L’ultima risata . Il restauro è curato dal British Film Institute e dall’Academy Award Archive. La casa che da venerdì lo riporta in sala per farlo uscire in autunno su Dvd è la stessa che ha [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Vero spettacolo, vere emozioni, vero, grande cinema. Non è affatto un polveroso reperto dei passato il magico Aurora, diretto nei remoto 1927 da Friedrich Wilhelm Murnau, di nuovo in sala in copia restaurata, con l’accompagnamento di un coinvolgente e complesso commento musicale. Bastano pochi fotogrammi per superare l’abisso temporale e culturale. E accettiamo subito l’interpretazione così caricata [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

«I film hanno un avvenire che supera i nostri sogni?», sì domanda Friedrich Wilhelm Murnau, nel 1928, sul «McCall’s Magazine». Nel 1927 ha girato il suo primo film hollywoodiano. Tratto da un racconto di Hermann Sudermann e scritto da Carl Mayer, si intitola Sunrise: A Song of Two Humans (95’). Con il titolo Aurora, oggi la si rivede in copia restaurata, quella «canzone di due esseri umani» che, nel [...] Vai alla recensione »

winner
miglior fotografia
Premio Oscar
1929
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